Un colpo all’italiana

(The Italian Job)

Regia di Peter Collinson

con Michael Caine (Charlie Croker), Noel Coward (Mr. Bridger), Benny Hill (Professor Bridger), Raf Vallone (Altabani), Rossano Brazzi (Roger Beckerman), Tony Beckley (“Camp” Freddie), Margaret Blye (Lorna), Irene Handl (Miss Peach).

PAESE: GB 1969
GENERE: Azione
DURATA: 95’

Sponsorizzato da un gentiluomo che orchestra i propri affari dal carcere, il ladro Charlie Croker mette insieme una squadra per rubare quattro milioni di dollari da un portavalori della FIAT a Torino. Dopo aver creato, manomettendo i computer, uno dei più grandi ingorghi stradali che la storia ricordi, il bottino viene caricato su tre Mini Cooper dirette verso le montagne…

Scritto da Troy Kennedy-Martin, un big caper movie (film sul colpo grosso) come non se ne fanno più, divertente, godibile e tutto sommato verosimile (che non significa realistico). Film anomalo per la particolare attenzione dedicata agli oggetti di design, agli abiti, ai mezzi di trasporto (dalle mitiche Mini Cooper che riprendono i colori della bandiera inglese al torpedone con doppio asse sterzante anteriore) e alle architetture del capoluogo torinese. La seconda parte, più che agli attori, appartiene ai piloti e agli stunt-men, ma il film rapisce ancora oggi grazie ad un’ottima verve, alle battute sbarazzine, al ritmo sostenuto e ad una regia elegante e molto abile a coordinare le scene d’azione. Tra le scene celebri: i titoli di testa su una Ferrari con Rossano Brazzi, la beffarda sequenza finale “in bilico” e, ovviamente, la mirabolante fuga torinese delle tre mini con suggestive tappe sul tetto del Palavela e del Lingotto, ai Murazzi e nelle chiuse del Po. Musiche di Quincy Jones. Rifatto nel 2003 con l’azione spostata a Los Angeles. Da vedere.

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Thor: Ragnarok

(Thor: Ragnarok)

Regia di Taika Waititi

con Chris Hemsworth (Thor), Tom Hiddleston (Loki), Cate Blanchett (Hela), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Jeff Goldblum (Gran Maestro), Idris Elba (Heimdall), Tessa Thompson (Valchiria), Karl Urban (Skurge), Anthony Hopkins (Odino).

PAESE: USA 2017
GENERE: Fantastico
DURATA: 130’

Poco prima di morire Odino rivela ai rappacificati (forse) Thor e Loki l’esistenza di una sorella malvagia, intenzionata a farsi regina di Asgard soggiogandone il popolo. Spediti su un pianeta fatto di spazzatura governato da un ambiguo Gran Maestro, i due asgardiani ritrovano Hulk e cercando di tornare a casa per fermare il genocidio della perfida sorella…

Terzo capitolo dedicato al Dio del Tuono, scritto da Eric Pearson, Craig Kyle e Christopher Yost e diretto dal neozelandese Waititi. Più che ai precedenti Thor (2011) e Thor – The Dark World (2013) assomiglia a I Guardiani della Galassia, se non altro per la massiccia dose di humor – che non teme qua e là di sbracare in una divertita autoparodia – per la miriade di trovate narrative (memorabile la parentesi sul pianeta comandato da un inedito, impagabile Goldblum), per la colonna sonora d’impianto rock (da antologia la battaglia finale sulle note di Immigrant Song dei Led Zeppelin). Ma anche per la disinvoltura con cui passa dal registro comico alle riflessioni serie (molto bella quella del sottofinale, affidata ad un redivivo Odino) senza mai rinunciare al ritmo. Mitici i camei di Matt Damon, Luke Hemsworth (fratello maggiore di Chris) e Sam Neill che, in una rappresentazione teatrale su Asgard, interpretano rispettivamente Loki, Thor e Odino. La Blanchett ci regala uno straordinario villain, ma il film è pieno di personaggissimi che non si scordano. Davvero un piccolo gioiello.

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Rocco Schiavone – stagione 1

Regia di Michele Soavi

con Marco Giallini (Rocco Schiavone), Claudia Vismara (Caterina Rispoli), Ernesto D’Argenio (Italo Pierron), Isabella Ragonese (Marina), Francesca Cavallin (Nora), Massimo Olcese (questore Costa), Filippo Dini (procuratore Baldi), Massimo Reale (Fumagalli), Francesco Acquaroli (Sebastiano), Marina Cappellini (Anna), Massimiliano Caprara (Deruta), Christian Ginepro (D’Intino).

PAESE: Italia 2016
GENERE: Giallo
DURATA: 6 episodi da 100’

Inviso ai superiori, che gli rimproverano lo scarso autocontrollo e il comportamento non proprio canonico, il cinico e disilluso vicequestore Rocco Schiavone viene trasferito da Roma ad Aosta. Nonostante l’apparente tranquillità della provincia alpina, il vicequestore avrà comunque le sue belle gatte da pelare…

Prodotta dalla Rai e ispirata ai romanzi di Antonio Manzini, anche sceneggiatore (con Maurizio Careddu) degli episodi, è una delle miniserie poliziesche più riuscite degli ultimi anni. Manzini non ha mai nascosto di essersi ispirato, nella stesura dei romanzi di Schiavone, al suo maestro Andrea Camilleri, e infatti molte caratteristiche delle sue storie richiamano il mondo di Montalbano: un indagatore lontano dalle convenzioni, poco propenso a stare nei ranghi, che spesso agisce seguendo un proprio codice etico piuttosto che seguendo il codice penale; la volontà di riflettere, utilizzando il pretesto del giallo, su una società in crisi (economica e di valori); la forte vena ironica, sviluppata soprattutto nei rapporti tra il protagonista e i suoi collaboratori (Deruta e D’Intino non sono forse “figli” del mitico Catarella?). La differenza sta nell’ambientazione: se Montalbano vive e indaga nei “suoi” luoghi, muovendosi sicuro in un mondo che conosce molto bene, il romanaccio (ma forse sarebbe più corretto “er borgataro”) Schiavone si ritrova pesce fuor d’acqua nella tranquilla, sobria, gelida Valle d’Aosta. Un espediente azzeccato che assicura spunti, riflessioni, e parecchie risate. Non solo: raramente si può dubitare delle azioni di Montalbano, che anche quando agisce sul filo della legalità non può che risultare simpatico; sulle azioni di Schiavone, invece, ci si interroga spesso. Cosa che lo rende un personaggio, oltre che tragico, anche molto molto realistico. La scelta di affidare tutti gli episodi ad un solo regista – il ritrovato Soavi – garantisce un’omogeneità stilistica che le serie TV italiane (e non solo) spesso si sognano. Una volta tanto, grazie a Dio, siamo più dalle parti del cinema che della televisione (anche la scelta delle musiche lo conferma). Quindi possiamo dirlo con serenità (e con una punta di orgoglio): Rocco Schiavone non è una fiction, è in tutto e per tutto una serie TV. Che, una volta tanto, non ha nulla da invidiare alla concorrenza, sia essa italica (Sky) o internazionale (Netflix, Fox, le serie USA). Grandissimo Giallini, che come il buon vino invecchiando migliora. Sulle polemiche di alcuni “onorevoli” – tra i quali ovviamente non poteva mancare Gasparri – inerenti al fatto che Schiavone sia anti educativo perchè si fa le canne, caliamo un velo pietoso. Da non perdere.

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Justice League

(Justice League)

Regia di Zach Snyder

con Ben Affleck (Bruce Wayne/Batman), Henry Cavill (Clark Kent/Superman), Gal Gadot (Diana Prince/Wonder Woman), Ezra Miller (Barry Allen/Flash), Jason Momoa (Arthur Curry/Aquaman), Ray Fisher (Victor Stone/Cyborg), Ciaran Hinds (Steppenwolf), Amy Adams (Lois Lane), Jeremy Irons (Alfred Pennyworth), J. K. Simmons (commissario James Gordon), Diane Lane (Martha Kent), Connie Nielsen (Regina Hyppolita), Joe Morton (Silas Stone).

Il perfido demone Steppenwolf vuole conquistare il mondo utilizzando le tre Scatole Madri, armi potentissime e capaci di sprigionare un’energia devastante. Batman e Wonder Woman corrono ai ripari cercando di mettere insieme una squadra che lo affronti, ma nonostante l’aiuto di Flash, Aquaman e Cyborg sembrano destinati a soccombere. Se non fosse che a Bruce Wayne viene la pazza idea di provare a resuscitare il buon Superman…

Quinto film del franchise DC, nato in risposta all’immenso successo della concorrente Marvel (proprietà Disney). Ennesimo fallimento, ennesima (sonora) sconfitta: il film che doveva riunire i grandi supereroi DC non è paragonabile al meno riuscito dei prodotti Marvel. Qualche difetto: nessun aggancio con la società odierna né con l’attualità, sceneggiatura sbrindellata e spesso priva di logica, personaggi profondi come una bacinella e una serie di parentesi comiche che non fanno ridere e vorrebbero – non ci si spiega davvero come – ispirarsi alla verve dei prodotti con protagonisti Iron Man, Thor e compagni. Chris Terrio e Joss Whedon (quest’ultimo responsabile tra le altre cose del primo Avengers) ce la mettono tutta per scrivere una sceneggiatura puerile e per inventarsi un cattivo di rara banalità, mentre Snyder – ancora lui?! – continua ad autoerotizzarsi col suo stile fracassone, compiaciuto e sempre più simile a quello di una pubblicità di profumi. Spiace davvero, soprattutto perché supereroi come Batman, in mano a gente talentuosa come Burton e Nolan, avevano dimostrato di avere ancora molto da dire. Affleck imbarazzante, Cavill ammirevole per come sferza il senso del ridicolo (da apoteosi del trash il suo “ritorno” alla vita), Adams sempre più fuori parte (ma è in buona compagnia: Simmons, Irons, Lane). Le uniche cose che si salvano sono la Gadot, credibile quanto grintosa Wonder Woman, e la scena durante i titoli di coda. Anche un bambino di dieci anni, a questo giro, rischia di sbadigliare.

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La ragazza nella nebbia

Regia di Donato Carrisi

con Toni Servillo (ispettore Vogel), Alessio Boni (Loris Martini), Jean Reno (dottor Flores), Ekaterina Buscemi (Anna Lou), Galatea Ranzi (Stella Honer), Greta Scacchi (Beatrice Leman), Lorenzo Richelmy (agente Borghi), Antonio Gerardi (avvocato Giorgio Levi), Lucrezia Guidone (Clea), Daniela Piazza (Maria Kastner).

PAESE: Italia 2017
GENERE: Giallo
DURATA: 127’

Ad Avechot, sonnacchiosa cittadina sperduta tra le Alpi, sparisce una sedicenne tutta casa e chiesa. Ad indagare arriva l’esperto ispettore Vogel, noto per un deprecabile metodo d’indagine che prevede di sbattere il mostro in prima pagina (colpevole o meno). Sorpresa finale.

Esordio registico dello scrittore Donato Carrisi, che adatta il suo romanzo omonimo del 2015. Nonostante qualche passo un po’ macchinoso, lo stile è interessante: ottimo senso dell’inquadratura e del racconto, sagace descrizione d’ambiente, notevole approfondimento dei personaggi. Il fascino del film deriva in parte dalle atmosfere, in bilico tra Twin Peaks e il giallo nordico (ottima fotografia di Federico Masiero), in parte dalla scelta di un protagonista arrogante e poco simpatico che, abituato ad orchestrare le vite altrui, trova qualcuno che le orchestra meglio di lui. I due colpi di scena finali sono forse poco credibili (soprattutto per quanto riguarda il movente del villain), ma anche particolarmente efficaci. Chi critica la recitazione di Servillo, incredibilmente sopra le righe e artificiosa, non si accorge che è funzionale al suo personaggio, uno abituato a recitare una parte per raggiungere i propri scopi. Comprimari con le facce giuste. Notevole l’accompagnamento musicale del maestro Vito Lo Re.

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Deadpool 2

(Deadpool 2)

Regia di David Leitch

con Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool), Josh Brolin (Cable), Morena Baccarin (Vanessa Carlysle), Julian Dennison (Russell Collins/Firefist), Zazie Beetz (Domino), T.J. Miller (Weasel), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Jack Kesy (Black Tom Cassidy).

PAESE: USA 2018
GENERE: Grottesco
DURATA: 119’

Diventato sicario a pagamento – ma uccide solo i cattivi, o almeno è quello che sostiene lui – Deadpool, alias Wade Wilson, sta per avere un figlio con l’adorata Vanessa. Un’inaspettata tragedia lo porta tuttavia a riavvicinarsi agli X-Men e ad un ragazzino mutante e cicciotello che controlla il fuoco. Intanto, dal futuro arriva il misterioso Cable in cerca di vendetta…

Secondo capitolo della saga fortemente voluta dallo stesso Reynolds, non a caso anche produttore e co-sceneggiatore con Rhett Reese e Paul Wernick. Deadpool è un supereroe particolare perché a) parla in maniera volgarissima b) non lesina sulla violenza, anche esagerata c) sa di essere un fumetto (nei fumetti) e il personaggio di un film (nei film), cosa che gli permette di rompere la quarta parete (dialoga spesso col pubblico, fa battute su sé stesso e su altri film, anche provenienti dai franchise concorrenti come la DC). Le trovate meta-narrative sono meno geniali che nel primo e la sceneggiatura ha alcuni passi un po’ meccanici (e il fatto che il protagonista lo affermi più volte fa ridere ma non la migliora), eppure il divertimento è assicurato e, come ci si aspetta, assai politicamente scorretto e fuori dai canoni. Il fuoco delle gag è ininterrotto, e anche se non tutte funzionano (soprattutto quelle verbali, ma è pur vero che alcune erano difficilmente traducibili dall’inglese) si esce dalla sala decisamente sazi. Almeno due sequenze impagabili: il lancio in paracadute e le tre mini-scene durante i titoli di coda. Dopo essere stato il cattivissimo Thanos in Avengers: Infinity War, Brolin ci regala un altro villain riuscito. Divertente, fulmineo cameo di Brad Pitt.

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Avengers: Infinity War

(Avengers: Infinity War)

Regia di Anthony e Joe Russo

con Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Josh Brolin (Thanos), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff), Benedict Cumberbatch (Dr. Strange), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff), Don Cheadle (Rhodey), Chadwick Boseman (T’Challa), Paul Bettany (Visione), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Chris Pratt (Quill), Zoe Saldana (Gamora), Dave Bautista (Drax), Pom Klementieff (Mantis), Karen Gillan (Nebula), Peter Dinklage (Eitri),  William Hurt (Ross), Sebastian Stan (Bucky Barnes), Anthony Mackie (Falcon), Danai Gurira (Okoye), Benicio Del Toro (Collezionista), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Benedict Wong (Wong), Idris Elba (Heimdall), Tom Hiddleston (Loki).

PAESE: USA 2018
GENERE: Fantascienza
DURATA: 149’

Il cattivissimo Thanos sta cercando le sei gemme dell’infinito per poter assumere il controllo dell’universo. Manda così i suoi galoppini sulla Terra per prendere la gemma in possesso di Strange, ma quest’ultimo, insieme a Iron Man e Spider-Man, da loro del filo da torcere e si intrufola su una delle loro navi. I Guardiani della Galassia intercettano il ferito Thor, bisognoso di una nuova arma dopo aver perso il suo martello, mentre sulla Terra Captain America, la Vedova Nera, Bruce e altri cercano di proteggere Visione, che porta in fronte un’altra gemma mancante…

Operazione senza precedenti, voluta e costruita di film in film dai Marvel Studios (proprietà Disney), in cui praticamente TUTTI i personaggi (e gli attori) visti nelle pellicole precedenti si ritrovano nello stesso universo uniti contro un potentissimo nemico comune. L’operazione era rischiosa, se non altro perchè si rischiava a) di girare un’ennesima parata di star fine a sè stessa, b) ammucchiare personaggi a caso senza una vera logica narrativa. Il risultato invece è assolutamente positivo. Merito della sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely, capace di orchestrare con precisione – e con una certa credibilità – l’infinità di personaggi, trame, sottotrame, situazioni. Ma anche di non rinunciare mai a ritmo e ironia, le due caratteristiche imprescindibili del franchise. E’ infatti il film della saga più divertente, ritmato e, allo stesso tempo,il  più funereo e senza speranza. Ma, non temete, arriverà la seconda parte a rimettere a posto – speriamo – le cose. Hitchcock diceva sempre che se azzecchi il cattivo avrai azzeccato il film, ed ecco un altro punto a favore della pellicola: Thanos è un villain riuscito perchè non privo di una certa, contorta umanità e di una sorta di malato codice d’onore. Un plauso alla regia dei fratelli Russo e alle musiche, più azzeccate che mai, del mitico Alan Silvestri. Non perdete – c’è da dirlo? – la consueta scena dopo i titoli di coda. Film di puro intrattenimento? Sicuramente, ma capace di puntare all’epica come pochi e di coinvolgere come non mai. Assolutamente da vedere.

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