Fuori controllo

(Edge of Darkness)

Regia di Martin Campbell

con Mel Gibson (Thomas Craven), Ray Winstone (Darius Jedburgh), Danny Huston (Jack Bennett), Bojana Novakovich (Emma Craven), Shawn Roberts (Burnham), David Aaron Baker (Millroy), Jay O. Sanders (Whitehouse), Denis O’Hare (Moore), Damian Young (Senatore Pine).

PAESE: USA, Gran Bretagna 2010
GENERE: Thriller
DURATA: 108’

Il detective della omicidi Thomas Craven si vede uccidere davanti agli occhi l’amata figlia Emma. I colleghi presumono che il bersaglio fosse lui, ma sbagliano. Indagando privatamente Craven ricostruisce la doppia vita della giovane e scopre l’esistenza di un intricato complotto governativo…

Scritto da Andrew Bovell e William Monahan prendendo ispirazione dall’omonima serie televisiva BBC (1985) ideata da Troy Kennedy-Martin, è un sagace thriller spionistico che parte come uno dei tanti film su una vendetta privata e finisce come un apologo sulla corruzione imperante e indebellabile. Funziona? Si, e il merito è soprattutto della regia classica ma sempre impeccabile del neozelandese Campbell, della rocciosa e dolente interpretazione di un Gibson tenuto a briglia corta, del geniale personaggio di Winstone. Convince? Non fino in fondo, e la colpa è di una trama che procede troppo spesso in maniera meccanica, di alcuni innesti davvero stucchevoli (i flashback, le voci fuori campo della bambina, il finale “verso la luce”), di certe pennellate reazionarie (si pensi a come tratta gli attivisti pro ambiente, o a ciò che dice sullo stress post-traumatico dei soldati) di cui si poteva francamente fare a meno. Notevole la fotografia in scala di grigi di Phil Meheux, ampollose le musiche di Howard Shore. Il finale da tragedia elisabettiana ne fa un film di raro pessimismo.

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Ma papà ti manda sola?

(What’s Up, Doc?)

Regia di Peter Bogdanovich

con Barbra Streisand (Judy Maxwell), Ryan O’Neal (Howard Bannister), Madeline Kahn (Eunice Burns), Kenneth Mars (High Simon), Austin Pendleton (Frederick Larrabee), Michael Murphy (signor Smith), Philip Roth (signor Jones), Sorrell Brooke (Harry), Liam Dunn (giudice Maxwell).

PAESE: USA 1972
GENERE: Comico
DURATA: 94′

Arrivato a San Francisco per ottenere un’importante borsa di studio, un mite e un po’ stordito musicologo si fa trascinare da una svitata bellina in una serie di esplosive avventure che gli cambieranno la vita.

Scritto da Bogdanovich con Robert Benton, un omaggio nostalgico ma non lacrimoso alla screwball comedy (commedia sofisticata) degli anni trenta e quaranta, soprattutto il mitico Susanna! di Howard Hawks. O’Neal è il maschio sommesso e compassato, la Streisand è la tenera ragazza svitata che si getta con la sua prorompenza nel mondo rigido e ingessato da lui incarnato. Le gag si susseguono senza sosta in un esplosivo, riuscito mix di comicità slapstick ed epiche, esilaranti battute. Memorabile la citazione/irrisione di Love Story (la Streisand ne riprende la celebre frase “amare significa non dover mai dire mi dispiace”, e O’Neil – protagonista anche di quel film – risponde “è la cosa più cretina che abbia mai sentito”) e memorabile il sottofinale in tribunale in cui si ritrovano tutti i personaggi. Il titolo originale riprende la battuta che usa Bugs Bunny per presentarsi agli altri personaggi (e che utilizza anche Judy ogni volta che incontra Howard). Una curiosità: ben tre attori (Kahn, Mars, Dunn) torneranno insieme appena due anni dopo per Frankenstein Junior di Mel Brooks. Prezioso contributo fotografico del grande Laszlo Kovacs. Film delizioso.

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Quasi nemici – L’importante è avere ragione

(Le Brio)

Regia di Yvan Attal

con Daniel Auteuil (Pierre Mazard), Camélia Jiordana (Neila Salah), Yasin Houicha (Mounir), Nozha Khoudara (la madre), Nicolas Vaude (Grégoire Viviani), Jean-Baptiste Lafarge (Benjamin), Zhora Benali (la nonna).

PAESE: Francia 2018
GENERE: Commedia
DURATA: 95′

Dopo averla umiliata, durante una lezione, con battute di sapore razzista, il cinico professore universitario Pierre Mazard è costretto dall’ateneo a preparare per l’annuale gara di retorica la giovane franco-marocchina Neila, che vive nelle banlieu con la madre. Tra i due nascerà qualcosa di simile ad un’amicizia…

Scritta da Victor Saint Macary, Yael Langmann, Noé Debré, una brillante commedia francese con bei dialoghi, personaggi credibili e parecchi spunti interessanti. Più che sul razzismo, è un film sull’importanza della parola e della dialettica in un periodo di analfabeti digitalizzati e tuttologi da social network. È anche tramite la parola – e lo studio – che si può tentare di cambiare la propria condizione sociale. Prevedibile nell’andamento ma apprezzabile per come evita lo zucchero e le banalità didascaliche di un certo cinema francese. La scelta del formato panoramico, una volta tanto, non è casuale: l’ampiezza del fotogramma è sfruttata da Attal per raccontare l’iniziale lontananza e poi l’avvicinamento, anche “fisico”, dei due protagonisti. Bravissimi i due interpreti, il rodato Auteuil e la giovane Jiordana, naturalissima, già vista in Due sotto il burqa. Titolo italiano penoso che scimmiotta il celeberrimo Quasi amici.

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Cha Cha Cha

Regia di Marco Risi

con Luca Argentero (Corso), Eva Herzigova (Michelle), Claudio Amendola (Torre), Pietro Ragusa (Muschio), Bebo Storti (Massa), Marco Leonardi (il fotografo), Pippo Delbono (avvocato Argento), Jan Tarnovskiy (Tommaso).

PAESE: Italia 2013
GENERE: Noir
DURATA: 90′

Quando il figlio adolescente della sua ex muore in un misterioso incidente, l’ex poliziotto ora detective privato Corso si mette ad indagare negli ambienti della Roma bene. Troverà parecchio marciume.

Quindicesimo film di Risi, figlio del celebre Dino, scritto dal regista con Andrea Purgatori e Jim Carrington. Un noir metropolitano ambientato in una capitale fosca e maledetta che sembra aver smarrito il senso delle cose. Non mancano stereotipi e stracchi clichè narrativi, ma il film funziona per l’ottima ambientazione (grande fotografia di Marco Onorato, scomparso poco prima dell’uscita del film e al quale esso è dedicato), per la sapiente costruzione drammaturgica, per la ricercata regia di Risi (memorabile lo scontro notturno con nudo frontale del protagonista). Male invece per quanto riguarda i dialoghi, che scimmiottano quelli dei prodotti americani coevi fino a sfiorare il ridicolo, e molto male per quanto riguarda la direzione degli attori: Argentero ce la mette tutta ma quello dell’investigatore duro e puro alla Bogart proprio non è il suo ruolo, mentre gli altri – imbarazzante Amendola – paiono sempre recitare col copione in mano. A salvarsi (sorpresa!) è soltanto la Herzigova. Tentativo comunque meritevole di fare un film italiano di genere (da anni ormai sforniamo soltanto drammi e commedie). Camei di Shel Shapiro e Nino Frassica.

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Clown

(Clown)

Regia di Jon Watts

con Andy Powers (Kent McCoy), Laura Allen (Meg McCoy), Peter Stormare (Herbert Karlsson), Elizabeth Whitmere (Denise), Christian Distefano (Jack McCoy), Chuck Shamata (Walt), Robert Reynolds (Martin Karlsson).

PAESE: USA, Canada 2014
GENERE: Horror
DURATA: 102′

Quando il clown ingaggiato per il compleanno del figlio non si presenta al party, il padre di famiglia Kent McCoy, agente immobiliare di successo, decide di indossare un vecchio costume trovato nella cantina della sua nuova casa e animare lui la festa. Il giorno dopo non riesce più a toglierselo. Scoprirà che il costume è in realtà la pelle di un antico demone islandese che, piano piano, prenderà possesso del suo corpo…

Scritto dal regista con Eli Roth e Christopher Ford e prodotto da una serie di piccole case indipendenti, è un horror a basso costo diventato, nel giro di poco tempo, un piccolo cult. L’idea di partenza non è male, ma è evidente che non ha il carburante necessario per tenere alta la tensione per un’ora e mezza: la seconda parte, incline al fantastico, diventa convenzionale. Meglio la prima, un vero e proprio incubo quotidiano che ricorda Kafka e non manca di una certa ironia. I brividi, comunque, non mancano. Ottima fotografia di Matthew Santo, che lavora sui comprimari per creare effetti allucinatori, e ottima prova del semisconosciuto Powers. A causa di vicissitudini produttive fu terminato nel 2014 ma uscì soltanto due anni dopo. Godibile.

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Jeepers Creepers – Il canto del diavolo 2

(Jeepers Creepers 2)

Regia di Victor Salva

con Ray Wise (Jack Taggart Sr.), Nicki Aycox (Minxie), Gariwaki Mutambirwa (Deaunde “Double D” Davis), Luke Edwards (Jack Taggart Jr.), Jonathan Breck (Creeper), Eric Nenninger (Scotty), Drew Tyler Bell (Johnny Young), Josh Hammond (Jake), Marieh Delfino (Rhonda), Justin Long (Darry Jenner).

PAESE: USA 2003
GENERE: Horror
DURATA: 104′

Dopo le vicende del primo film, il perfido Creeper prepara il colpo grosso prima del letargo: questa volta prende di mira un autobus di aitanti, giovani cestisti. Ma non ha fatto i conti con l’agricoltore Jack Taggart, che gli dà la caccia per vendicare il rapimento del figlio più piccolo…

Secondo capitolo del franchise, ancora ideato, scritto e diretto dal messicano Salva. I primi 50′ sono riusciti e angosciosi, poi il meccanismo mostra la corda: il mostro diventa un mostro decisamente più convenzionale, meno umanoide (nonostante ne venga enfatizzata la componente omosessuale) e più animalesco; gli assalti ai ragazzi si fanno ripetitivi, finendo con l’annoiare (e azzerare la paura); l’ironia che contraddistingueva il primo si fa troppo spesso farsa, finendo per sfociare nel ridicolo involontario. Salva si mostra ancora molto abile ad utilizzare lo spazio del fotogramma e Wise tratteggia un rozzo bad-ass che non si scorda, ma il risultato è inferiore alle premesse. Finale comunque geniale. Nel 2017 è uscito un inaspettato terzo capitolo, inedito in Italia.

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Jeepers Creepers – Il canto del diavolo

(Jeepers Creepers)

Regia di Victor Salva

con Gina Philips (Patricia “Trish” Jenner), Justin Long (Darius “Derry” Jenner), Jonathan Breck (Creeper), Patricia Belcher (Jezelle Gay Hartman, la sensitiva), Brandon Smith (Sergente Davis Tubbs), Eileen Brennan (La signora dei gatti).

PAESE: USA 2001
GENERE: Horror
DURATA: 90′

Di ritorno in auto dalle vacanze di primavera, i fratelli Jenner vengono perseguitati da un misterioso omicida che nasconde molti corpi nei sotterranei di una vecchia chiesa abbandonata. Scopriranno che si tratta di un demone che si risveglia dal letargo ogni ventitre anni per nutrirsi di esseri umani…

Prodotto dalla Zoetrope di Francis Ford Coppola, un horror on the road non privo di ironia, ben ambientato di notte nelle desolate campagne USA. L’incubo è palpabile perché la storia si svolge in tempo reale e la paura è spesso ottenuta sfruttando lo spazio del fotogramma piuttosto che banali colpi di scena. La prima parte (quella su strada) è davvero riuscita e terrorizzante, la seconda (quella alla stazione di polizia) scade nella farsa e finisce col perdere d’interesse. In controtendenza con gli stereotipi del teen horror a cavallo tra anni novanta e duemila, la protagonista femminile non è soltanto bellina ma ha pure uno spessore notevole, mentre il cattivo è tanto spaventoso quanto anomalo (un insetto gigante gay che guida un furgone e fischietta). Evidenti i debiti col thriller stradale del passato (avete presente Duel di Spielberg?), ma sono molte le trovate originali – ad esempio, la scena dei corpi nella cantina – che non si scordano. Due seguiti, entrambi voluti, ideati e diretti da Salva.

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