Frank Gehry – Creatore di Sogni

locandina_gehry(Sketches of Frank Gehry)

Regia di Sydney Pollack

PAESE: USA 2005
GENERE: Documentario
DURATA: 83′

Frank Owen Gehry, classe 1929, è uno degli architetti più noti e rivoluzionari del ‘900. Ama progettare spazi in cui la luce è protagonista e le forme apparentemente grevi si plasmano con leggerezza in barba al peso dei materiali. In molti hanno cercato di convincerlo a raccontare la sua opera in un film, ma Gehry si è sempre rifiutato. Passata la boa dei 70, è lui stesso ad affidare il compito a Pollack, amico di vecchia data, regista che mai ha fatto un documentario e proprio per questo, almeno per Gehry, è perfetto per lo scopo. Ne è uscito un documentario anomalo, informale, in cui Pollack segue Gehry con una videocamera digitale e cerca di estrapolarne la genialità attraverso i silenzi, le mezze parole, i piccoli gesti. Non mancano riflessioni argute (il cinema, come l’architettura, non può vivere senza la luce) e spunti interessanti (come si può trasmettere la tridimensionalità dell’architettura attraverso la bidimensionalità del cinema?), ma il film è piuttosto scombinato, e la seconda parte sfiora la noia. Testimonianze non sempre interessanti (ad esempio quelle di Dennis Hopper e Bob Geldof) e lungaggini eccessive danno la sensazione di un film che finisce per girare a vuoto. Comunque imperdibile per gli appassionati di architettura. Ultimo film di Pollack, mancato nel 2008.

Voto

 

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Il ventre dell’architetto

(The Belly of an Architect)Belly-Of-An-Architect

Regia di Peter Greenaway

con Brian Dennehy (Storley Kracklite), Chloe Webb (Louisa Kracklite), Stefania Casini (Flavia Speckler), Lambert Wilson (Caspasian Speckler), Vanni Corbellini (Federico), Marino Masé (Trettorio), Sergio Fantoni (Io Speckler), Andrea Prodan (dottor Artuso Amansa), Francesco Carnelutti (Pastarri), Alfredo Varelli (Julio), Geoffrey Copleston (Caspetti).

PAESE: Italia, GB 1987
GENERE: Drammatico
DURATA: 118′

A Roma per allestire una mostra dedicata ai progetti di Etienne Boullèe, l’architetto americano Storley Kracklite scopre di avere il cancro. Incapace di affrontare la malattia, accetta sommessamente il tradimento della moglie (incinta) e si avvia verso un baratro di follia che lo porterà ad una tragica fine…

Terzo film di Greenaway, tra i cineasti europei più anomali e sperimentali. Sotto il vestito del melodramma tragico sulle incomprensioni umane, è una riflessione sul ruolo dell’architetto oggi e sull’arte in generale: come si può non soccombere dinnanzi alla perfezione del passato (la scelta di Roma non è casuale) in un presente in cui tutto è già visto e tremendamente squallido? La pancia è il leitmotif del film non soltanto perché specchio dell’eterno binomio vita/morte (quella della moglie incinta è vita, quella di Kracklite, malata, è morte), ma anche perché metafora del rapporto tra un brutto presente (la flaccida pancia del protagonista) e un grande passato (la pancia perfetta delle statue romane); e infatti il senso del film è tutto nelle sequenze in cui Kracklite sovrappone ossessivamente al proprio ventre le fotocopie di quello degli atleti romani. Certo, la seconda parte diventa fin troppo cerebrale e il flusso del racconto si incarta vistosamente, ma gli evidenti difetti del film sono riscattati dall’originale regia di Greenaway, capace di mostrare Roma come non si era mai vista: il suo stile plastico ed essenziale, ricco di rimandi artistici e pittorici (memorabile l’intro come l’ultima cena), fa di ogni singola inquadratura il simulacro di un quadro dipinto. Interessante come il suo occhio muti a favore dell’oggetto filmato: ogni inquadratura possiede un’architettura interna che si posa in maniera perfetta sull’architettura dei luoghi. Virtuosismi fini a se stessi? Forse, ma il messaggio c’è, e arriva proprio grazie alle immagini. Cinema non sempre all’altezza delle ambizioni che si propone, ma sempre fascinoso e bello da vedere. Possente e perfetta interpretazione di Dennehy, “truculento alla Welles” (Morandini). Tra i contributi tecnici sono da ricordare la fotografia di Sacha Vierny e le bellissime musiche di Wim Mertens.

Voto

 

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Apocalisse Z – Trilogia

apocalisse-z-manuel-loureiro(Apocalipsis Z, Los Dias Oscuros, La ira de los Justos)

Autore Manel Loureiro

Editore Teadue

PAESE Spagna 2008, 2010, 2011

GENERE Horror

PP 416, 348, 411

Prezzo 16,60 € (edizioni economiche)

Storia di ordinaria apocalisse zombi, questa volta ambientata in Spagna e con un protagonista avvocato. Dopo aver affrontato le più incredibili peripezie, vagherà alla ricerca di altri sopravvissuti. Ne troverà, ma non tutti saranno armati delle migliori intenzioni…

Partito come un gioco – l’avvocato Loureiro s’era inventato un blog in cui raccontava in tempo reale un’apocalisse zombi – il fenomeno Apocalisse Z è diventato un vero e proprio caso letterario che ha valicato i confini spagnoli e si è imposto in tutta Europa. A tal punto che, dopo appena due anni, è arrivato un primo seguito cui, l’anno seguente, ha fatto seguito il secondo. Et voilà, trilogia sfornata. Loureiro è uno dei tanti a cavalcare la moda del momento (consacrata da fumetti, serie TV, film sui morti viventi), e bisogna ammettere che trovare qualcosa di nuovo in questa saga è veramente difficile, ma la sua trilogia non è affatto male, superiore alla media, scritta in modo impeccabile e capace di sorpendere nonostante una materia prima trita e ritrita. Al primo capitolo, nonostante la bella scrittura, si rimprovera la scelta formale: scritto come fosse una raccolta di articoli del blog, dunque senza discorsi diretti, è a tratti noiosetto e vuoto di supsense perchè ogni capitolo è una cronistoria di qualcosa che al protagonista è GIA’ accaduta. Molto meglio il secondo, quello di transizione, pieno d’azione, ritmo, colore, capace di filare via veloce senza mai un momento di pausa; col terzo, invece, Loureiro ha fatto il botto: non mancano le lungaggini, ma la scelta di ambientarlo in una comunità gestita da un predicatore fondamentalista e l’inserimento di nuovi punti di vista ne fanno una tappa UNICA e imperdibile per i fan dei morti viventi. Una trilogia decisamente consigliata, che acquista valore man mano che si avvia verso l’inaspettata conclusione.

Apocalisse Z

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Apocalisse Z – I giorni oscuri

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Apocalisse Z – L’ira dei giusti

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Green Book

(Green Book)

Regia di Peter Farrelly

con Viggo Mortensen (Tony Lip Vallelonga), Mahershala Ali (Don Shirley), Linda Cardellini (Dolores Vallelonga), Mike Hatton (George), Dimiter D. Marinov (Oleg), Don Stark (Jules Podell), Sebastian Maniscalco (Johnny Venere), Brian Stephanek (Graham Kindell).

PAESE: USA 2018
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 130′

New York, 1962. Il buttafuori italo-americano Tony Lip, rozzo e razzista, accetta di fare da autista al pianista afroamericano Don Shirley, ingaggiato per una tourneé nel profondo sud degli States. Impareranno a conoscersi e a rispettarsi nonostante i pregiudizi che accompagnano entrambi.

Primo film solista di Farrelly, già maestro d’umorismo demenziale col fratello Bobby (loro i celeberrimi Tutti pazzi per Mary e Io, me e Irene), anche sceneggiatore con Brian Hayes Currie e Nick Vallelonga, nipote di Tony. Il film, tratto da una storia vera, si muove essenzialmente su due versanti, quello della commedia e quello della denuncia sociale: quello della commedia è strutturato alla perfezione, e il merito è dei due straordinari interpreti – un Mortensen ingrassato e sempre irresistibilmente sopra le righe e un Ali elegante e sofferto sempre sotto – e dei dialoghi eccezionali; quello della denuncia sociale è onorevole anche se un po’ scontato, così come un po’ scontata (o forse sarebbe più corretto dire prevedibile) è la trama, che dal primo minuto svela già dove andrà a parare. C’è però una grande trovata: il fatto che Shirley suoni per ricchi bianchi che lo idolatrano come pianista ma che non gli consentono di cenare con loro né di utilizzare le loro toilette, cosa significa? Il suo è coraggio di sfidare i pregiudizi per cambiare le cose da “dentro” o passiva accettazione del suo status, quello di fenomeno da baraccone nero che titilla il pubblico bianco? Un grande dialogo, verso il finale, risponde a questa questione. A livello comico, almeno due grandi trovate: quella delle lettere che Tony scrive alla moglie e quella della pistola.

Film didattico? Certo, ma anche onesto e necessario. Nazional-popolare? D’accordo, ma non è sempre un male. La vittoria agli Oscar come miglior film è più “politica” che “artistica” come ha sostenuto qualcuno? Se si guarda agli altri candidati – su tutti Roma di Cuaron – viene da dire: in parte forse si. Ma qualche volta val bene anche un Oscar politico che indichi la strada giusta a un mondo (quello occidentale, in mano ai Trump, agli Orban e ai Salvini) che sembra averla smarrita. Altri due Oscar: Ali (che l’aveva già vinto per Moonlight) e sceneggiatura originale. Lo avrebbe meritato anche Mortensen, battuto dalla gigantesca performance di Rami Malek in Bohemian Rhapsody. Tra i produttori figura anche l’attrice Octavia Spencer, da sempre attivamente impegnata sui diritti dei neri e delle donne. Il Negro Motorist Green-Book, che da il titolo al film ed è spesso consultato da Tony, è stata una guida annuale pubblicata dal newyorchese Victor Hugo Green che segnalava ai viaggiatori di colore in quali luoghi alloggiare per non incorrere in problemi legati alla discriminazione razziale. Capolavoro? Sicuramente no. Film DA VEDERE? Assolutamente si.

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È solo la fine del mondo

(Juste la fin du monde)

Regia di Xavier Dolan

con Gaspard Ulliel (Louis-Jean Knipper), Vincent Cassel (Antoine Knipper), Marion Cotillard (Catherine), Nathalie Baye (Martine), Léa Seydoux (Suzanne Knipper), Antoine Desrochers (Pierre Jolicoeur).

PAESE: Canada, Francia 2016
GENERE: Drammatico
DURATA: 97′

Drammaturgo di fama, Louis torna a casa dopo dodici anni di assenza per comunicare alla sua famiglia – la madre Martine, la giovane sorella Suzanne, l’iroso fratello maggiore Antoine e l’insicura cognata Catherine – di avere pochi mesi di vita. Mentre aspetta il momento giusto per dar loro la tragica notizia, riaffiorano dissapori sopiti da tempo…

Sesto film del canadese Dolan, che adatta per lo schermo l’omonima pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce. Un dramma da camera autobiografico e tutto ambientato in interni che racconta la difficoltà delle relazioni interpersonali nel microcosmo di una famiglia come tante. Louis è un morto che cammina tra i vivi, ma alla fine della storia sembra l’unico vivo in un mondo di morti: anche se alla fine sente di dover tornare per salutare i suoi cari, fuggire gli ha fatto bene. I suoi parenti sono ancora insicuri, nevrotici, e se si esclude la giovane sorella della Seydoux, incapaci di ascoltare gli altri perché troppo impegnati ad ascoltare sé stessi. Ancora una volta il tema dell’omosessualità è raccontato in maniera originale, non perno ma presenza silenziosa. Film d’attori (tutti bravissimi), di dialoghi (per nulla convenzionali) e di regia, che va avanti coi primi e primissimi piani riuscendo a raccontare, attraverso la vicinanza estrema, le psicologie dei personaggi. Sconsolato, privo di catarsi, ma non senza speranza: memorabile, nella sua semplicità simbolica, l’inquadratura finale con l’uccellino. Funzionale colonna sonora che mescola brani originali di Gabriel Yared con canzoni di Moby, Blink 182, Haiducii (quella di Dragostea Din Tei, celebre anche in Italia). Tre premi César: regia, montaggio (sempre curato da Dolan) e attore protagonista (Ulliel, meraviglioso). Da vedere.

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Notte prima degli esami – Oggi

Regia di Fausto Brizzi

con Nicolas Vaporidis (Luca Molinari), Carolina Crescentini (Azzurra), Giorgio Panariello (Paolo Molinari), Serena Autieri (Professoressa Paliani), Paola Onofri (Antonella Molinari), Eros Galbiati (Riccardo), Sarah Maestri (Alice), Andrea De Rosa (Massi), Chiara Mastalli (Simona), Armando Pizzuti (Santilli), Franco Interlenghi (nonno Luigi).

PAESE: Italia 2007
GENERE: Commedia
DURATA: 102’

Roma, 2006. Mentre la Nazionale Italiana di Calcio avanza verso la finale – poi vinta – di Berlino, lo studente Luca si innamora della strampalata Azzurra e trascura lo studio. A complicargli ulteriormente la vita, la relazione extra-coniugale del padre con un’avvenente professoressa…

L’idea di base – rifare Notte prima degli esami spostando l’azione dal 1989 al 2006 dei mondiali vinti dall’Italia – era carina, ma stavolta Brizzi, anche sceneggiatore con Massimiliano Bruno e Marco Martani, non ritrova l’alchimia del capostipite: più volgare e pruriginoso (la concentrazione di Brizzi sui culi e le tettine delle teenagers è quanto meno preoccupante), meno divertente (anche perché la scelta di dare più spazio al reparto degli adulti rispetto a quello dei giovani non paga), decisamente più stupidotto e ridanciano. E se la Crescentini non fa rimpiangere la Capotondi, pesano parecchio l’assenza di Faletti e la presenza di un Panariello insopportabile che vira il film verso la peggio commediaccia italica. Su Vaporidis non diciamo nulla perché non spariamo sulla Croce Rossa. Camei di Enzo Salvi (il poliziotto, già visto nel primo), Roberto Ciufoli (il commissario) e Riccardo Rossi (il presidente della commissione).

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Notte prima degli esami

Regia di Fausto Brizzi

con Nicolas Vaporidis (Luca Molinari), Giorgio Faletti (Professor Martinelli), Cristiana Capotondi (Claudia), Eros Galbiati (Riccardo), Sarah Maestri (Alice), Andrea De Rosa (Massi), Chiara Mastalli (Simona), Armando Pizzuti (Santilli), Elena Burika (Valentina).

PAESE: Italia 2006
GENERE: Commedia
DURATA: 95’

Roma, 1989. Poco prima di sostenere l’esame di maturità, lo studente Luca perde la testa per una giovane del classico. Sempre più in crisi, diventa amico di un odiato professore che si offre di dargli ripetizioni in vista dell’esame…

Scritta da Brizzi (esordiente alla regia) con Massimiliano Bruno e Marco Martani, una divertente commediola sentimentale ben ambientata al calar degli anni ottanta. Personaggi ben scritti, dialoghi sbarazzini, un Faletti da applausi e una canzone transgenerazionale – Notte prima degli esami di Venditti, ovviamente – che emoziona ancora sia i genitori che i figli. Non mancano gli stereotipi, ma basterebbe il finale (in cui le cose NON vanno come ci si aspettava) per apprezzarne l’originalità e, soprattutto, per ritenerlo un film superiore alla media delle commedie adolescenziali che si fanno oggi in Italia. Grandissimo successo di pubblico, tale da garantire un seguito/remake subito messo in cantiere e uscito l’anno dopo. Cameo di Enzo Salvi nei panni di un poliziotto.

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