Komodo vs. Cobra

(Komodo vs Cobra)

Regia di Jim Wynorski

con Michael Paré (Mike A. Stoddard), Michelle Borth (dottoressa Susan Richardson), Ryan McTavish (Jerry Ryan), Renee Talbert (Carrie), Jerri Manthey (Sandra), Ted Monte (Ted), Glori-Anne Gilbert (Darla), Rene Rivera (Dirk), Jay Richardson (dottor Richardson).

PAESE: USA 2005
GENERE: Fantascienza
DURATA: 94′

Un gruppo di ambientalisti si reca su un’isola sperduta e si ritrova nel bel mezzo di una battaglia tra un drago di Komodo e un Cobra, divenuti giganteschi a causa di esperimenti voluti dall’esercito.

Dopo il discreto successo di La maledizione di Komodo (2004), lo specialista in b-movie Wynorski firma un seguito che, per bruttezza e inutilità, supera il capostipite. Ad oggi rimane uno dei film più citati dai tanti cultori del trash, e i motivi sono lì da vedere: attori terrificanti, effetti speciali risibili, sceneggiatura senza senso, regia dilettantistica. Zero suspense, zero paura, zero assoluto. Un film di raro pressapochismo divenuto famoso per le munizioni infinite delle pistole, la povertà della computer grafica, la cagneria del cast e della crew. Il basso budget – 450 mila dollari – non può essere una scusa: c’è gente che con molto meno ha fatto molto meglio. Che altro dire? Nulla: si è imbarazzati a parlarne.

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Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan

(Magnum Force)

Regia di Ted Post

con Clint Eastwood (Harry Callaghan), Hal Holbrook (tenente Briggs), David Soul (John Davis), Felton Perry (Early Smith), Mitchell Ryan (Charlie McCoy), Robert Urich (Grimes), Kip Niven (Astrachan), Tim Matheson (Sweet), Tony Giorgio (Frank Palancio), Christine White (Carol McCoy), Richard Devon (Carmine Ricca).

PAESE: USA 1973
GENERE: Poliziesco
DURATA: 124′

Questa volta Callaghan deve vedersela con un misterioso assassino che, vestito da poliziotto (oppure È un poliziotto?), sta eliminando alcuni criminali sfuggiti alla giustizia…

Scritto da John Milius e Michael Cimino, è il seguito di Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo (1971) di Don Siegel. Già dalla prima sequenza – in cui Harry sventa da solo nientemeno che un dirottamento aereo – s’intuisce il cambiamento di rotta rispetto al capostipite: Callaghan diventa una sorta di supereroe invincibile che schiva i proiettili e risolve qualsiasi problema senza scomporsi, è sempre nel posto giusto al momento giusto e possiede un fascino irresistibile coi colleghi e con le donne che, sistematicamente, cadono ai suoi piedi. Manca quasi del tutto l’affresco sociale, e lo sguardo quantomeno critico di Siegel rispetto a temi come la giustizia e il potere è sostituito da un arrembante spirito reazionario, che nemmeno le scelte politicamente corrette (come il fatto che il partner di Callaghan sia un nero) possono riequlibrare. Pur lontano dall’essenzialità stilistica di Siegel, Post si conferma un buon regista d’azione. Belle musiche jazzeggianti di Lalo Schifrin. Seguito da Cielo di piompo, Ispettore Callaghan.

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Rocco Schiavone – stagione 3

Regia di Simone Spada

con Marco Giallini (Rocco Schiavone), Ernesto D’Argenio (Italo Pierron), Massimo Reale (Fumagalli), Francesco Acquaroli (Sebastiano), Lorenza Indovina (Michela Gambino), Alberto Lo Porto (Scipioni), Massimiliano Caprara (Deruta), Christian Ginepro (D’Intino),  Carlo Ponti (Gabriele), Anna Bellato (Cecilia Porta), Isabella Ragonese (Marina), Massimo Olcese (questore Costa), Claudia Vismara (Caterina Rispoli), Filippo Dini (procuratore Baldi), Valeria Solarino (Sandra Buccellato), Mirko Frezza (Furio), Tullio Sorrentino (Brizio).

PAESE: Italia 2019
GENERE: Giallo
DURATA: 4 episodi da 100’

Mentre Schiavone indaga su un omicidio legato all’ambiente del Casinò di Saint Vincent, Baiocchi vuole incontrare Baldi per raccontargli tutta la verità sul vice-questore. E mentre Caterina frequenta misteriosi personaggi degli affari interni, Rocco si sente con l’acqua alla gola e medita la fuga…

Terza stagione tratta dai romanzi di Antonio Manzini, quattro episodi prodotti dalla RAI e sceneggiati dallo scrittore con Maurizio Careddu. La qualità rimane molto alta, ma pesano l’assenza di Caterina, figura femminile importante che bilanciava con la sensibilità il cinismo di Schiavone, e alcune scelte quantomeno discutibili (come una certa misoginia di fondo: possibile che tutte le donne, meglio se giovani e belle, caschino regolarmente ai piedi del vice questore?). Come già accadeva nelle due precedenti stagioni gli episodi sono firmati dal medesimo regista, cosa che garantisce un’omogeneità stilistica rara per la televisione italiana. Non solo: la scelta di Simone Spada (che ha già diretto Giallini nel pregevole Domani è un altro giorno) si rivela azzeccata per dare alla serie uno spessore visivo notevole. Coraggiose le riflessioni sulla piaga del gioco d’azzardo (e sullo stato che lo sponsorizza). Da vedere.

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Il ritorno dei morti viventi

(The Return of the Living Dead)

Regia di Dan O’Bannon

con Clu Gulagher (Burt Wilson), James Karen (Frank), Don Calfa (Ernie Kaltenbrunner), Thom Mathews (Freddy), Beverly Randolph (Tina), John Philbin (Chuck), Jewel Shepard (Casey), Miguel A. Nunez Jr. (Spider), Mark Venturini (Suicidio), Brian Peck (Scuz), Linnea Quigley (Trash).

PAESE: USA 1985
GENERE: Horror
DURATA: 86′

Il giovane Freddy, appena assunto in un laboratorio scientifico, scopre a sua spese che La notte dei morti viventi (1968) di Romero era ispirato a fatti veri, e che alcuni non morti del ’68 sono stoccati nella cantina del laboratorio. A causa di un disguido i contenitori stagni si aprono e contagiano l’aria circostante, coinvolgendo un gruppo di punk che passano la notte nel limitrofo cimitero…

L’esordio registico di Dan O’Bannon, già sceneggiatore di Dark Star (1974) di Carpenter e Alien (1979) di Ridley Scott, è uno zombi movie anomalo e truculento, intinto in una sadica ironia che sfocia spesso nella commedia nera. È un film che trasuda fango, liquidi, umori nauseabondi. Al di là dei (dis)gusti, è innegabile che funzioni grazie ad una trama concisa ed essenziale, ritmo notevole, effetti speciali artigianali disgustosi al punto giusto. Da segnalare anche la colonna sonora, che mescola punk, rockabilly e glam rock creando effetti stranianti esilaranti, e il finale pessimista che rivela intenti da horror politico. Passato pressoché inosservato nelle sale, è diventato negli anni un piccolo cult. Primo film della Randolph, eroina del b-movie horror anni ottanta.

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È arrivato il Broncio

(Here Comes The Grump)

Regia di Andrés Couturier

PAESE: Gran Bretagna, Messico 2018
GENERE: Animazione
DURATA: 92’

Convinto di essere stato abbandonato dall’amata Mary, il mago Sorriso perde le staffe e si trasforma nel Broncio, un mago cattivo e arrogante che semina il panico nel regno di Groovynham. Il giovane Terry, spiantato gestore di un Luna Park decaduto, si ritrova proprio a Groovynham e viene coinvolto dalla principessa Alba in una serie di avventure che lo condurranno proprio al perfido stregone…

Basato su una serie TV animata degli anni settanta e “disegnato” dall’esperto Craig Kellman (Hotel Transilvania, Madagascar), è un film d’animazione messico-britannico che punta a un target piuttosto preciso, quello dei bambini piccoli. Non è nemmeno da paragonare ai prodotti coevi di Pixar e Dreamworks (di cui non possiede la profondità, la grazia, la perfezione formale, la genialità delle gag) ma rimane comunque un filmetto dignitoso che cerca di rileggere gli stereotipi delle fiabe classiche. Memorabile – e piuttosto politicamente scorretta – la sequenza dei palloncini. Le voci originali sono di Ian McShane (Broncio), Lily Collins (Principessa Alba) e Toby Kebell (Terry).

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Giovani diavoli

(Idle Hands)

Regia di Rodman Flender

con Devon Sawa (Anton Tobias), Seth Green (Mick), Jessica Alba (Molly), Elden Henson (Pnub), Vivica A. Fox (Debi LeCure), Jack Noseworthy (Randy), Katie Wright (Tania), Sean Whalen (McMacy), Nicholas Sadler (Ruck), Fred Willard (padre di Anton), Connie Ray (mamma di Anton).

PAESE: USA 1999
GENERE: Horror
DURATA: 85′

Il giovane Anton, strafattone e fancazzista, scopre di avere la mano destra posseduta da un demone omicida. Dopo aver ucciso genitori e amici, tenta di liberarsi del malefico arto che ora sta puntando la ragazza dei suoi sogni…

Scritto da Terri Hughes e Ron Milbauer, un horror grottesco e demenziale che rilegge con massiccia ironia (e una buona dose di premeditata imbecillità) gli stereotipi del genere. Se si regredisce all’adolescenza e si evita di fare gli schizzinosi – in tutti i sensi: il gore abbonda – alla fine ci si può pure divertire. Meno politicamente scorretto di quanto sembrerebbe (alla fine la redenzione esistenziale di Anton è immancabile), rimane un film ricco di trovate, trovatine e trovatacce abbastanza unico nel suo genere. Durante il massacro finale appaiono gli Offspring, intenti a suonare a una festa scolastica (sic) I wanna be sedated dei Ramones. Da vedere senza fare gli snob.

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Dark City

(Dark City)

Regia di Alex Proyas

con Rufus Sewell (John Murdoch), William Hurt (Ispettore Frank Bumstead), Kiefer Sutherland (Dottor Daniel Schreber), Jennifer Connelly (Emma Murdoch), Richard O’Brien (Mr. Hand), Bruce Spence (Mr. Wall), John Bluthal (Karl Harris), Colin Friels (Eddie Walenski), Melissa George (May), Ian Richardson (Mr. Book).

PAESE: USA 1998
GENERE: Fantascienza
DURATA: 100′

In una città dal design anni ’30 e in cui è sempre notte, un popolo alieno chiamato gli stranieri effettua esperimenti sui terresti mentre questi dormono. Risvegliatosi senza memoria in una vasca da bagno, John Murdoch scopre di essere immune al trattamento…

Scritto da Proyas (Il corvo) con Lem Dobbs e David S. Goyer, un film di fantascienza distopica decisamente anomalo, incline al noir e con un’atmosfera suggestiva che riprende l’iconografia del primo Batman di Tim Burton e di Blade Runnerentrambi a loro volta “figli” di Metropolis (1927) di Lang. Pieno di trovate visive e narrative, il film è allucinato e oscuro come pochi, e anticipa di qualche mese molte riflessioni del ben più noto Matrix su cosa sia l’identità e su come la percepiamo. La sceneggiatura – che deve qualcosa al romanzo Il tunnel sotto il mondo di Frederik Pohl – ha sicuramente qualche falla, ma il film riesce ad essere teso e appassionante, gli alieni sono parecchio inquietanti e lo stile cede raramente alle lusinghe hollywoodiane. Memorabile la fotografia di Dariusz Wolski, originale la regia del sottovalutato Proyas. Bel gruppo di personaggi tra i quali spiccano la cantante innamorata della Connelly, il poliziotto onesto di Hurt e lo psichiatra doppiogiochista di Sutherland. Un film da riscoprire.

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