San Andreas

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Regia di Brad Peyton

con Dwayne Johnson (Ray Gaines), Carla Gugino (Emma Gaines), Alexandra Daddario (Blake Gaines), Paul Giamatti (Dr. Lawrence Haynes), Ioan Gruffudd (Daniel Riddick), Hugo Johnstone-Burt (Ben Taylor), Art Parkinson (Oliver “Ollie” Taylor), Archie Panjabi (Serena Johnson), Will Yun Lee (Dr. Kim Park), Kylie Minogue (Susan Riddick).

PAESE: USA 2015
GENERE: Catastrofico
DURATA: 114′

La precaria faglia di San Andreas si muove e genera terremoti tremendi. Mentre il professor Haynes cerca in tutti i modi di prevenire eventuali nuove scosse, il roccioso vigile del fuoco ed elicotterista Ray Gaines tenta di raggiungere moglie e figlia disperse…

Scritto su un post-it da Carlton Cuse, sceneggiatore TV, un improponibile catastrofico che poggia tutto sulle (larghe all’inverosimile) spalle dell’ex wrestler Johnson, un tempo noto come The Rock, impegnato a salvare (per poi ricongiungere) l’allegra famigliola. Lo fa con grande dispendio di soldi pubblici, usando un elicottero per scopi personali e sbattendosene altamente del proprio dovere. Ma, God bless you/God bless USA, alla fine tutti a contemplare, finalmente riuniti, una ferita ma sventolante bandiera a stelle e strisce su ciò che resta del Golden Gate. E davanti alla quale, invece che constatare la scarsa lungimiranza umana (se costruisci su una faglia, non lamentarti se ogni tanto la terra trema), il protagonista afferma – molto americanamente – che ricostruiranno tutto. Bravi, così tra centocinquant’anni sarete di nuovo spazzati via. Film in cui non si scorge una sola trovata originale (non una! INCREDIBILE), senza un minimo di ironia, talmente prevedibile che anche la suspense va a farsi benedire. Regia indecisa che non riesce a star dietro ai mirabolanti effetti speciali e preferisce indugiare sulle grazie sempre più in vista del reparto femminile. Su Johnson attore drammatico (addirittura piange!), caliamo un velo di pietà. Sul volto di Giamatti si legge spesso l’espressione “me vergogno ma tengo famiglia”. Da perdere con ostinazione.

Voto

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Velocità Massima

Regia di Daniele Vicarilocandina

con Valerio Mastandrea (Stefano), Cristiano Morroni (Claudio), Alessia Barela (Giovanna), Ivano De Matteo (Fischio), Emanuela Barilozzi (Jessica), Massimiliano Dau (Gianluca), Massimiliano Varrese (Fabio), Ennio Girolami (papà di Stefano), Sara Franchetti (mamma di Stefano), Antonio Obino (il direttore della banca), Tullio Sorrentino (papà di Claudio), Luca Paniconi (Elio).

PAESE: Italia 2002
GENERE: Drammatico
DURATA: 111′

Periferia romana. Il giovane Claudio comincia a lavorare con Stefano, di giorno meccanico e di notte pilota di corse clandestine all’EUR. Insieme sistemano una vecchia auto che potrebbe fargli guadagnare un bel po’ di soldi, ma l’amicizia scricchiola quando il primo si innamora di Giovanna, ex fiamma mai dimenticata del secondo…

Primo film di fiction del documentarista Vicari, anche sceneggiatore con Maura Nuccetelli e Laura Paolucci. Non è, come qualcuno ha erroneamente sostenuto, un prodotto d’imitazione americana (ma cosa si è bevuto chi ha citato Fast & Furious?), quanto un tentativo, decisamente riuscito, di fondere cinema di genere e spaccato sociale. Prima ancora di essere un buon film sul fascino della corsa, infatti, è un racconto sul disagio delle periferie italiche e su una flotta di generazioni allo sbando passive e trasparenti che continuano a non aver la minima idea di dove andare. Stefano corre perché deve scappare e deve arrivare primo. Ma scappare da cosa? Arrivare primo rispetto a chi? Non mancano stereotipi su donne e motori (Mereghetti), ma il film funziona, e grazie allo stile non convenzionale di Vicari ci si ritrova appagati anche visivamente. Bravissimi gli attori, soprattutto il giovane Morroni, che nella mimica e nella spontaneità ricorda gli attori presi dalla strada del primo cinema di Pasolini. Eccellente fotografia di Gherardo Gossi e ottime musiche di Massimo Zamboni, che canta anche il brano Da solo, scritto per Nada. Finale semplicemente perfetto. Assolutamente da vedere.

Voto

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Agente 007 – Si vive solo due volte

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Regia di Lewis Gilbert

con Sean Connery (James Bond), Akiko Wakabayashi (Aki), Mie Hama (Kissy Suzuki), Donald Pleasence (Ernst Stavo Blofeld), Teru Shimada (Mr. Osato), Tetsuro Tamba (Tiger Tanaka), Bernard Lee (M), Lois Maxwell (Miss Moneypenny), Desmond Llewelyn (Q), Karin Dor (Helga Brandt), Charles Gray (Dikko Henderson).

PAESE: GB, USA 1967
GENERE: Spionaggio
DURATA: 117′

Capsule spaziali americane e sovietiche vengono “catturare” da una gigantesca, misteriosa astronave. 007 scopre che si tratta dell’ennesimo piano della SPECTRE, stavolta nascosta in un vulcano in Giappone…

Quinto Bond, dall’omonimo romanzo (1964) di Fleming adattato dallo scrittore Roald Dahl. Se non uno dei peggiori è uno dei più datati e sfiatati, con un Connery inguardabile col taglio alla orientale e alcune trovate a dir poco risibili (su tutte il tremendo elicotterino con cui Bond tiene testa a cinque elicotteri da guerra). Nonostante i parecchi effetti speciali, Gilbert non è né HamiltonYoung, e anche l’azione finisce per essere sottotono. Si salvano l’ambientazione giapponese, l’ottimo lavoro dello scenografo Ken Adam (strepitoso il covo della SPECTRE, costruito dentro un vulcano), l’orecchiabile You Only Live Twice cantata da Nancy Sinatra (ma i titoli su cui s’ode non sono così eccezionali) e la performance di Pleasence nel ruolo di un grande cattivo (che però appare troppo tardi e resta in scena troppo poco). Dopo questo film Connery passerà il testimone per un turno a George Lazenby per poi tornare in Una cascata di diamanti.

Voto

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Capodanno a New York

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Regia di Garry Marshall

con Halle Berry (Aimee), Jessica Biel (Tess), Jon Bon Jovi (Jensen), Abigail Breslin (Hailey), Ludacris (Brandan), Robert De Niro (Stan), Josh Duhamel (Sam), Zac Efron (Paul), Hector Elizondo (Kominsky), Katherine Heigl (Laura), Ashton Kutcher (Randy), Seth Meyers (Griffin), Lea Michele (Elise), Sarah Jessica Parker (Kim), Michelle Pfeiffer (Ingrid), Til Schweiger (James), Hilary Swank (Claire Morgan), Sofia Vergara (Ava), James Belushi (il custode), Cary Elwes (Doc), Carla Gugino (Dottoressa Morrisett), Alyssa Milano (Mindy).

PAESE: USA 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 118′

Storie si intrecciano a New York l’ultimo dell’anno: c’è chi non è interessato a festeggiare e chi invece ha aspettato per tutto l’anno il magico momento.

Scritta da Katherine Fugate e diretta dal regista di Pretty Woman, una commedia corale che racconta le storie di una trentina di disparati personaggi che si ritrovano a NY City l’ultimo dell’anno. La sceneggiatura vince la sfida più difficile (gestire un trafficatissimo cast) e perde quella sulla carta più facile (avere almeno una idea originale): banalità e dialoghi ad alto tasso zuccherino traghettano i molteplici divi verso un finale lieto in cui siamo tutti più buoni e in cui anche l’idea di partenza – puntare all’affresco dei vizi e delle virtù dell’americano medio – si perde per strada. La parte più divertente del film sono le scene sbagliate dopo i titoli di coda, ed è tutto detto: il numero di battute riuscite è inversamente proporzionale a quello delle star coinvolte nell’operazione. Che comunque, ha avuto un più che discreto successo. Anche la città di New York, in passato grande protagonista del cinema USA, è filmata come in uno spot o in una cartolina promozionale. A livello di attori, pollice in su per De Niro (ovvio), la Berry, la Pfeiffer e la Swank e pollice in giù per Kutcher, Bon Jovi (terribile) e un irriconoscibile Cary Elwes. Marshall voleva fare una commedia vecchio stile, ed è onorevole che rinunci a volgarità e cinismo, ma qui manca proprio il film. Comunque, non una visione spiacevole: tipico film da vacanze di Natale. Complimenti ai titolisti italiani che gli hanno dato il nome di un cinepanettone.

Voto

 

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Bar Sport

Regia di Massimo Martelli48433

con Claudio Bisio (Eros, il tecnico), Giuseppe Battiston (Onassis), Antonio Catania (Muzzi), Bob Messini (Cocosecco), Angela Finocchiaro (vecchietta), Lunetta Savino (vecchietta), Antonio Cornacchione (Bovinelli, l’elettricista), Teo Teocoli (Renzo, il playboy), Claudio Amendola (avventore), Aura Rolenzetti (Clara), Stefano Bicocchi (Buzzi, il geometra), Federico Poggipollini (l’autista dell’autobus).

PAESE: Italia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 93’

A metà anni ’70, in un modesto baretto della periferia bolognese, si incontrano e si scontrano diversi esempi di umanità. A contemplare le loro azioni, spesso (tragi)comiche, la mitica Luisona, pasta millenaria che nessuno ha mai il coraggio di addentare…

Tratta dall’omonimo libro (1976) di Stefano Benni, è una rara commedia italiana non televisiva e molto cinematografica, nonostante la presenza di attori e sceneggiatori abituati a lavorare in TV. Portare Benni al cinema era una sfida complicata per diversi motivi: personaggi caricaturali al limite del grottesco, umorismo surreale o nonsense, struttura aneddotica. Martelli ci riesce nei seguenti modi: andando e venendo con disinvoltura dal realismo al fantastico e viceversa; rifiutando di costruire una trama (nel libro non c’era) ma raccontando piuttosto una serie di situazioni; rievocando un’epoca e un luogo precisi, reali, con uno spirito fiabesco e a tratti onirico. Si ride, e molto. Ritratto dell’Italia da bar, coi suoi miti, i suoi riti, le sue leggende, i suoi “tipi” sempre uguali eppur sempre così diversi, ma anche affresco nostalgico (non lagnoso) di un’epoca che non c’è più, in cui c’erano i boeri al posto delle slot e la gente del bar andava a comporre una famiglia. Attori tutti bravi, alcuni (Bisio in testa) bravissimi. Cameo di Federico Poggipollini, chitarrista di Ligabue.Voto

 

 

 

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La sedia della felicità

Regia di Carlo Mazzacuratilocandina

con Valerio Mastrandrea (Dino), Isabella Ragonese (Bruna), Giuseppe Battiston (Padre Weiner), Raul Cremona (Mago Kasimir), Natalino Balasso (Volpato), Katia Ricciarelli (Norma Pecche), Milena Vukotic (Armida Barbisan), Antonio Albanese (figli di Dante Becchin), Marco Marzocca (il fioraio), Giusy Zenere (Katia Vicentini), Lucia Mascino (Elisa), Cosimo Messeri (Alex Pavelka).

PAESE: Italia 2013
GENERE: Commedia
DURATA: 94’

Nobildonna decaduta, in punto di morte, confessa ad una giovane estetista sommersa di debiti di aver nascosto un tesoro dentro una sedia del suo salotto. Ma le sedie, confiscate dal tribunale, sono state rivendute a privati. Urge rintracciarli. La aiuta lo svampito tatuatore del negozio di fronte, mentre un prete, che conosce la verità, gli mette i bastoni tra le ruote…

Ultimo film di Mazzacurati, mancato prematuramente il 22 gennaio 2014. Un’allegra commediola tanto futile quanto divertente, tratta dal romanzo russo Le dodici sedie che già aveva ispirato due film, uno con Gassman e Sharon Tate (Uno su 13, del 1969) e uno di Mel Brooks (Il mistero delle dodici sedie, 1970). La sceneggiatura è scritta su un fazzoletto e la coerenza narrativa non esiste, ma è un dato di fatto che il film sia parecchio divertente, e che la galleria di personaggi sia azzeccata. Parata di grandi attori (Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Roberto Citran, Albanese, Marzocca) in piccoli(ssimi), impagabili ruoli di contorno. Tra Mastandrea e la Ragonese vince il primo. Scritto dal regista con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, si avvale dell’ottimo fotografia di Luca Bigazzi e di un affascinante contributo scenografico (e “oggettistico”) curato da Giancarlo Basili.

Voto

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Joy

(Joy)Joy

Regia di David O. Russell

con Jennifer Lawrence (Joy Mangano), Robert De Niro (Rudy Mangano), Bradley Cooper (Neil Walker), Edgar Ramirez (Tony Miranne), Diane Ladd (Mimi), Virginia Madsen (Terry), Isabella Rossellini (Trudy), Elisabeth Rohm (Peggy Mangano).

PAESE: USA 2015
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 124′

Frustrata da una famiglia mostruosa e da un lavoro infelice, l’ex bambina prodigio Joy Mangano è sull’orlo di un esaurimento nervoso: l’ex marito continua a vivere nella sua cantina, il padre torna a casa dopo la rottura con l’ennesima fidanzata, la madre vive in un letto dal quale non fa altro che guardare vecchie soap. In un ultimo slancio di dignità s’inventa un mocio autostrizzante che darà alla sua vita una direzione nuova.

Scritto dal regista, il film racconta la storia – assolutamente vera – dell’inventrice del cosiddetto Miracle Mop. A una prima parte godibile in cui tutto – dialoghi, performance degli attori, persino la regia – è molto, molto divertente, se ne contrappone una seconda decisamente convenzionale, soprattutto quando trasforma la storia di Joy nell’ennesimo elogio alla solidità del sogno americano. E che dire dell’imbarazzante sottofinale con Joy tramutata in giustiziera di se stessa, con tanto di camminata western e neve finta purificatrice? A Russell vanno comunque riconosciuti diversi meriti: la grande abilità nel dirigere gli attori; il coraggio di raccontare le mostruosità della “tradizionale famigliola americana” senza sprofondare nella farsa; la scelta di uno stile comico e a tratti grottesco ma quasi mai demenziale, nemmeno quando porta in scena la follia. Grande interpretazione della Lawrence, su cui si regge buona parte del film. Bei personaggi (l’ex marito, la nonna) si alternano ad altri meno riusciti o bidimensionali nel loro macchiettismo (l’AD di Cooper, la Trudy della Rossellini). Non trascendentale ma non è un brutto film.

Voto

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