Agente 007 – Si vive solo due volte

(You Only Live Twice)you_only_live_twice_ver3_xlg

Regia di Lewis Gilbert

con Sean Connery (James Bond), Akiko Wakabayashi (Aki), Mie Hama (Kissy Suzuki), Donald Pleasence (Ernst Stavo Blofeld), Teru Shimada (Mr. Osato), Tetsuro Tamba (Tiger Tanaka), Bernard Lee (M), Lois Maxwell (Miss Moneypenny), Desmond Llewelyn (Q), Karin Dor (Helga Brandt), Charles Gray (Dikko Henderson).

PAESE: GB, USA 1967
GENERE: Spionaggio
DURATA: 117′

Capsule spaziali americane e sovietiche vengono “catturare” da una gigantesca, misteriosa astronave. 007 scopre che si tratta dell’ennesimo piano della SPECTRE, stavolta nascosta in un vulcano in Giappone…

Quinto Bond, dall’omonimo romanzo (1964) di Fleming adattato dallo scrittore Roald Dahl. Se non uno dei peggiori è uno dei più datati e sfiatati, con un Connery inguardabile col taglio alla orientale e alcune trovate a dir poco risibili (su tutte il tremendo elicotterino con cui Bond tiene testa a cinque elicotteri da guerra). Nonostante i parecchi effetti speciali, Gilbert non è né HamiltonYoung, e anche l’azione finisce per essere sottotono. Si salvano l’ambientazione giapponese, l’ottimo lavoro dello scenografo Ken Adam (strepitoso il covo della SPECTRE, costruito dentro un vulcano), l’orecchiabile You Only Live Twice cantata da Nancy Sinatra (ma i titoli su cui s’ode non sono così eccezionali) e la performance di Pleasence nel ruolo di un grande cattivo (che però appare troppo tardi e resta in scena troppo poco). Dopo questo film Connery passerà il testimone per un turno a George Lazenby per poi tornare in Una cascata di diamanti.

Voto

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Capodanno a New York

(New York’s Eve)capodanno-a-new-york-teaser-poster-usa

Regia di Garry Marshall

con Halle Berry (Aimee), Jessica Biel (Tess), Jon Bon Jovi (Jensen), Abigail Breslin (Hailey), Ludacris (Brandan), Robert De Niro (Stan), Josh Duhamel (Sam), Zac Efron (Paul), Hector Elizondo (Kominsky), Katherine Heigl (Laura), Ashton Kutcher (Randy), Seth Meyers (Griffin), Lea Michele (Elise), Sarah Jessica Parker (Kim), Michelle Pfeiffer (Ingrid), Til Schweiger (James), Hilary Swank (Claire Morgan), Sofia Vergara (Ava), James Belushi (il custode), Cary Elwes (Doc), Carla Gugino (Dottoressa Morrisett), Alyssa Milano (Mindy).

PAESE: USA 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 118′

Storie si intrecciano a New York l’ultimo dell’anno: c’è chi non è interessato a festeggiare e chi invece ha aspettato per tutto l’anno il magico momento.

Scritta da Katherine Fugate e diretta dal regista di Pretty Woman, una commedia corale che racconta le storie di una trentina di disparati personaggi che si ritrovano a NY City l’ultimo dell’anno. La sceneggiatura vince la sfida più difficile (gestire un trafficatissimo cast) e perde quella sulla carta più facile (avere almeno una idea originale): banalità e dialoghi ad alto tasso zuccherino traghettano i molteplici divi verso un finale lieto in cui siamo tutti più buoni e in cui anche l’idea di partenza – puntare all’affresco dei vizi e delle virtù dell’americano medio – si perde per strada. La parte più divertente del film sono le scene sbagliate dopo i titoli di coda, ed è tutto detto: il numero di battute riuscite è inversamente proporzionale a quello delle star coinvolte nell’operazione. Che comunque, ha avuto un più che discreto successo. Anche la città di New York, in passato grande protagonista del cinema USA, è filmata come in uno spot o in una cartolina promozionale. A livello di attori, pollice in su per De Niro (ovvio), la Berry, la Pfeiffer e la Swank e pollice in giù per Kutcher, Bon Jovi (terribile) e un irriconoscibile Cary Elwes. Marshall voleva fare una commedia vecchio stile, ed è onorevole che rinunci a volgarità e cinismo, ma qui manca proprio il film. Comunque, non una visione spiacevole: tipico film da vacanze di Natale. Complimenti ai titolisti italiani che gli hanno dato il nome di un cinepanettone.

Voto

 

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Bar Sport

Regia di Massimo Martelli48433

con Claudio Bisio (Eros, il tecnico), Giuseppe Battiston (Onassis), Antonio Catania (Muzzi), Bob Messini (Cocosecco), Angela Finocchiaro (vecchietta), Lunetta Savino (vecchietta), Antonio Cornacchione (Bovinelli, l’elettricista), Teo Teocoli (Renzo, il playboy), Claudio Amendola (avventore), Aura Rolenzetti (Clara), Stefano Bicocchi (Buzzi, il geometra), Federico Poggipollini (l’autista dell’autobus).

PAESE: Italia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 93’

A metà anni ’70, in un modesto baretto della periferia bolognese, si incontrano e si scontrano diversi esempi di umanità. A contemplare le loro azioni, spesso (tragi)comiche, la mitica Luisona, pasta millenaria che nessuno ha mai il coraggio di addentare…

Tratta dall’omonimo libro (1976) di Stefano Benni, è una rara commedia italiana non televisiva e molto cinematografica, nonostante la presenza di attori e sceneggiatori abituati a lavorare in TV. Portare Benni al cinema era una sfida complicata per diversi motivi: personaggi caricaturali al limite del grottesco, umorismo surreale o nonsense, struttura aneddotica. Martelli ci riesce nei seguenti modi: andando e venendo con disinvoltura dal realismo al fantastico e viceversa; rifiutando di costruire una trama (nel libro non c’era) ma raccontando piuttosto una serie di situazioni; rievocando un’epoca e un luogo precisi, reali, con uno spirito fiabesco e a tratti onirico. Si ride, e molto. Ritratto dell’Italia da bar, coi suoi miti, i suoi riti, le sue leggende, i suoi “tipi” sempre uguali eppur sempre così diversi, ma anche affresco nostalgico (non lagnoso) di un’epoca che non c’è più, in cui c’erano i boeri al posto delle slot e la gente del bar andava a comporre una famiglia. Attori tutti bravi, alcuni (Bisio in testa) bravissimi. Cameo di Federico Poggipollini, chitarrista di Ligabue.Voto

 

 

 

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La sedia della felicità

Regia di Carlo Mazzacuratilocandina

con Valerio Mastrandrea (Dino), Isabella Ragonese (Bruna), Giuseppe Battiston (Padre Weiner), Raul Cremona (Mago Kasimir), Natalino Balasso (Volpato), Katia Ricciarelli (Norma Pecche), Milena Vukotic (Armida Barbisan), Antonio Albanese (figli di Dante Becchin), Marco Marzocca (il fioraio), Giusy Zenere (Katia Vicentini), Lucia Mascino (Elisa), Cosimo Messeri (Alex Pavelka).

PAESE: Italia 2013
GENERE: Commedia
DURATA: 94’

Nobildonna decaduta, in punto di morte, confessa ad una giovane estetista sommersa di debiti di aver nascosto un tesoro dentro una sedia del suo salotto. Ma le sedie, confiscate dal tribunale, sono state rivendute a privati. Urge rintracciarli. La aiuta lo svampito tatuatore del negozio di fronte, mentre un prete, che conosce la verità, gli mette i bastoni tra le ruote…

Ultimo film di Mazzacurati, mancato prematuramente il 22 gennaio 2014. Un’allegra commediola tanto futile quanto divertente, tratta dal romanzo russo Le dodici sedie che già aveva ispirato due film, uno con Gassman e Sharon Tate (Uno su 13, del 1969) e uno di Mel Brooks (Il mistero delle dodici sedie, 1970). La sceneggiatura è scritta su un fazzoletto e la coerenza narrativa non esiste, ma è un dato di fatto che il film sia parecchio divertente, e che la galleria di personaggi sia azzeccata. Parata di grandi attori (Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Roberto Citran, Albanese, Marzocca) in piccoli(ssimi), impagabili ruoli di contorno. Tra Mastandrea e la Ragonese vince il primo. Scritto dal regista con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, si avvale dell’ottimo fotografia di Luca Bigazzi e di un affascinante contributo scenografico (e “oggettistico”) curato da Giancarlo Basili.

Voto

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Joy

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Regia di David O. Russell

con Jennifer Lawrence (Joy Mangano), Robert De Niro (Rudy Mangano), Bradley Cooper (Neil Walker), Edgar Ramirez (Tony Miranne), Diane Ladd (Mimi), Virginia Madsen (Terry), Isabella Rossellini (Trudy), Elisabeth Rohm (Peggy Mangano).

PAESE: USA 2015
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 124′

Frustrata da una famiglia mostruosa e da un lavoro infelice, l’ex bambina prodigio Joy Mangano è sull’orlo di un esaurimento nervoso: l’ex marito continua a vivere nella sua cantina, il padre torna a casa dopo la rottura con l’ennesima fidanzata, la madre vive in un letto dal quale non fa altro che guardare vecchie soap. In un ultimo slancio di dignità s’inventa un mocio autostrizzante che darà alla sua vita una direzione nuova.

Scritto dal regista, il film racconta la storia – assolutamente vera – dell’inventrice del cosiddetto Miracle Mop. A una prima parte godibile in cui tutto – dialoghi, performance degli attori, persino la regia – è molto, molto divertente, se ne contrappone una seconda decisamente convenzionale, soprattutto quando trasforma la storia di Joy nell’ennesimo elogio alla solidità del sogno americano. E che dire dell’imbarazzante sottofinale con Joy tramutata in giustiziera di se stessa, con tanto di camminata western e neve finta purificatrice? A Russell vanno comunque riconosciuti diversi meriti: la grande abilità nel dirigere gli attori; il coraggio di raccontare le mostruosità della “tradizionale famigliola americana” senza sprofondare nella farsa; la scelta di uno stile comico e a tratti grottesco ma quasi mai demenziale, nemmeno quando porta in scena la follia. Grande interpretazione della Lawrence, su cui si regge buona parte del film. Bei personaggi (l’ex marito, la nonna) si alternano ad altri meno riusciti o bidimensionali nel loro macchiettismo (l’AD di Cooper, la Trudy della Rossellini). Non trascendentale ma non è un brutto film.

Voto

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Scuola di mostri

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Regia di Fred Dekker

con André Gower (Sean Crenshaw), Robby Kiger (Patrick), Stephen Macht (Del Crenshaw), Duncan Regehr (Dracula), Tom Noonan (il mostro di Frankenstein), Leonardo Cimino (il tedesco), Jon Gries (Lupo Mannaro), Brent Chalem (Rotolo), Ryan Lambert (Rudy), Ashley Bank (Phoebe Crenshaw), Mary Ellen Trainor (Emily Crenshaw), Stan Shaw (detective Sapir).

PAESE: USA 1993
GENERE: Fantastico
DURATA: 80’

In una cittadina di provincia arrivano, con l’intento di distruggere un prezioso amuleto, cinque temibili mostri: il conte Dracula, il mostro della laguna, il mostro di Frankenstein, la mummia e un lupo mannaro. Toccherà a un gruppo di appassionati ragazzini fermarli.

Scritto dal regista, già responsabile dello spassoso Dimensione Terrore, è un sottovalutato, misconosciuto, delizioso divertissement per grandi e piccini che, in forma di omaggio spassionato, mescola i b-movie di una volta (i “cattivi” sono i celeberrimi mostri Universal) con la formula magica del cinema targato Spielberg-Lucas-Zemeckis (paura + azione + divertimento) e con l’horror citazionistico (prontamente citato) degli anni ’80, quello dei Carpenter e dei Craven. Risultato superiore alla media: non c’è il gusto del racconto dei Goonies o dei prodotti analoghi firmati da Joe Dante, ma il film, anche grazie ad un’accorta sceneggiatura di Shane Black,  è intelligentemente cinefilo, argutamente meta cinematografico, molto molto ironico. La regia di Dekker si plasma abilmente su quella del cinema che ripropone (c’è addirittura la mitica dissolvenza a tendina), e finisce per farsi perdonare una parte finale loffia e stereotipata. Gli effetti speciali artigianali di Richard Edlund e il design retrò dei mostri (opera del grande Stan Winston) fanno il resto. Titolo italiano inspiegabile. Prodotto dai registi Peter Hyams e Rob Cohen. Film che parla di cinema pensato per chi ama la sala buia. Da riscoprire.

Voto

 

 

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Hap and Leonard – Stagione 1

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Regia di registi vari

con James Purefoy (Hap Collins), Michael Kenneth Williams (Leonard Pine), Jimmi Simpson (Soldier), Christina Hendricks (Trudy Fawst), Bill Sage (Howard), Neil Sandilands (Paco), Pollyanna McIntosh (Angel), Jeff W. Pope (Chub).

PAESE: USA 2016
GENERE: Thriller
DURATA: 6 episodi da 45′

Hap Collins e Leonard Pine sono una coppia di amici molto speciali: il primo è un bianco etero ed ex sessantottino, il secondo un nero gay, repubblicano e veterano del Vietnam. Insieme lavorano nei campi di cotone per quattro soldi. Quando l’ex moglie di Hap arriva a proporgli un’impresa tutto sommato semplice – recuperare dal letto di un fiume il bottino di una rapina – si convincono di poter dare una svolta alle loro vite, ma non hanno fatto i conti con due criminali psicopatici che stanno attraversando il Texas proprio in quel periodo…

Scritta e sviluppata da Nick Damici e Jim Mickle, già responsabili dell’ottimo adattamento di Cold in July, è una miniserie antologica tratta dal fortunato romanzo di Joe R. Lansdale Una stagione selvaggia ((1990), il primo con protagonista la strana coppia Hap & Leonard. Le fascinose e conturbanti atmosfere di Lansdale sono ricostruite con sorprendente fedeltà, e raramente l’anima nera del Texas era stata raccontata così bene in una serie TV. Anche se va detto che, al di là della serialità, questa prima stagione è praticamente un “film lungo”, che infatti si prende tutto il tempo necessario per dipingere la storia e il contesto in cui essa avviene. Una serie di contributi ineccepibili – il cast, semplicemente perfetto (ma quanto è bravo Purefoy?), la regia minimale ed evocativa, la scelta delle musiche, la fotografia granulosa – ne fanno un piccolo gioiello, che fortunatamente è stato confermato per una seconda stagione. Come nei romanzi di Lansdale, si sprofonda negli abissi del male senza mai rinunciare ad un cinico, nerissimo, irresistibile umorismo. Scrittura classica, ma che grinta! Da vedere.

Voto

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