Batman – Il ritorno

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Regia di Tim Burton

con Danny DeVito (Pinguino), Michael Keaton (Bruce Wayne/ Batman), Michelle Pfeiffer (Selena / Catwoman), Christopher Walken (Max Shrek), Michael Gough (Alfred Pennyworth), Pat Hingle (commissario James Gordon), Michael Murphy (Il sindaco).

PAESE: USA 1992
GENERE: Fantastico
DURATA: 136′

A Gotham City, Batman deve vedersela questa volta con ben tre nemici: i mutanti Pinguino e Catwoman e il perfido industriale Shrek (letteralmente, orco), deciso a governare la città.

Tre anni dopo il primo capitolo Burton torna sul celeberrimo personaggio inventato da Bill Finger e Bob Kane nel 1939, e lo fa con un film che per temi e forme risulta più vicino al precedente Edward – mani di forbice che al capostipite del 1989. Si delineano infatti i temi che diverranno cifra stilistica di tutto il suo cinema: un’esplicita simpatia per i reietti, gli anormali i perdenti; il concetto di “normalità mostruosa” (il vero nemico è colui che la società ritiene “sano”); la ricerca di atmosfere fiabesche e surreali (memorabile l’introduzione che svela le origini del Pinguino) che ricalcano ansie e timori dell’infanzia. Se il primo film colpiva più che altro a livello figurativo, è in questo secondo episodio che le suggestioni visive e le riflessioni tematiche si mescolano in modo fascinoso creando un universo filmico del tutto personale. I personaggi con una doppia personalità sono addirittura tre, ma questa volta il nemico più pericoloso è umano (l’unico personaggio per cui Burton non mostra compassione è proprio il malvagio imprenditore Schrek); le scenografie gotiche ed espressioniste sono spinte ad una verticalità vertiginosa, così come i virtuosismi registici e le esasperazioni formali; il tono fiabesco e infantile del primo film prende il sopravvento sulle parti realistiche e si allontana sia dal fumetto che dagli stereotipi dei film sui supereroi. Troppa carne al fuoco? Forse, ma cucinata in modo perfetto: impossibile annoiarsi nonostante le due ore e passa di film. Merito di Burton, talento visionario che è riuscito a rileggere il supereroe senza stravolgerlo, a coniugare uno sguardo volutamente infantile ad una serie infinita di riflessioni decisamente adulte. Come raramente accade, si tratta di un seguito assolutamente superiore all’originale: non soltanto per il più nutrito numero di personaggi interessanti che si rubano continuamente la scena a vicenda, ma anche perché la materia narrativa che dà vita al film è talmente folta che avrebbe potuto alimentare il fuoco di tre o quattro episodi di una qualsiasi serie televisiva sul supereroe. Unico neo: qualche buco nella sceneggiatura di Daniel Waters, non sempre pronta a sostenere la complessità dei personaggi proposti (anche se i dialoghi sono irresistibili). Molti i passi che non si scordano: dal già citato prologo (che un racconto di Hans Christian Andersen rivisitato da Edgar Allan Poe) alla battaglia dei pinguini, dalla trasformazione di Selena – che diventa Catwoman – ai “trielli” tra i protagonisti. Musiche di Danny Elfman, fotografia di Stefan Czapsky.

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