Distretto 13: le brigate della morte

(Assault on precint 13)

Regia di John Carpenter

con Austin Stoker (Bishop), Darwin Joston (Wilson), Laurie Zimmer (Leigh), Martin West (Lawson), Tony Burton (Welles), Charles Cyphers (Starker), Nancy Loomis (Julie), John J. Fox (Warden), Nancy Kies (Julie), Peter Bruni (gelataio).

PAESE: USA 1976
GENERE: Thriller
DURATA: 91′

L’ultimo dell’anno, nel distretto di polizia in via di chiusura di un sobborgo losangelino, banditi senza nome tengono in ostaggio un mix di poliziotti e criminali colpevoli di aver fatto entrare un uomo in stato di shock che cercava aiuto…

Secondo lungometraggio di Carpenter, anche sceneggiatore, montatore, autore del soggetto e autore delle – strepitose – musiche. Uno dei migliori. Con la scusa di fare un remake attualizzato di Un dollaro d’onore di Hawks (da cui in realtà riprende solo qualche trovata narrativa), il regista riflette sulla deriva violenta della Los Angeles anni ’70 (ma forse è la deriva di un’intera nazione) e apre la strada al sottogenere del western metropolitano. Lo fa con uno stile unico ed estremamente personale che farà scuola: mescolanza disinvolta di molti generi (noir, thriller, horror, sci-fi post apocalittica e, ovviamente, western), attimi di grande realismo (il crudissimo omicidio della bambina) alternati ad altri decisamente onirici, ritmo sostenuto senza mai andare sopra le righe, uso espressionista della luce, predilizione per inquadrature statiche che sanno di quiete PRIMA della tempesta, campi lunghi che sfruttano l’orizzontalità del formato panoramico per raccontare la solitudine di questi (anti)eroi. La città è deserta, desolata, fredda, come se il fervore umano non fosse mai esistito. I nostri hanno smesso di arrivare, il sogno americano è a tutti gli effetti diventano un incubo. Anche i temi sono già molto “carpenteriani”: quello dell’assedio, quello del nemico senza volto simile a uno zombi, quello della totale assenza di un’autorità o di istituzioni che funzionino, quello della solidarietà disinteressata che si crea tra personaggi appartenenti a diversi schieramenti che condividono tuttavia una forte fibra morale. Anacronistici come dei vecchi cowboy, gli eroi di Carpenter sono un qualcosa di cui il suo cinema etico non può fare a meno. Anche la violenza stilizzata e minimale diventerà una cifra stilistica imprescindibile del suo cinema. Attori misconosciuti che, tuttavia, entrano nella memoria con una battuta. Carpenter firma il montaggio con lo pseudonimo John T. Chance, il personaggio di Wayne nel film di Hawks. Girato, si dice, in appena venti giorni. Un remake, a etnie invertite, nel 2005. Imperdibile.

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6 risposte a Distretto 13: le brigate della morte

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  3. F.L. ha detto:

    Grazie! Bella recensione! Questo è un film che mi è sempre piaciuto e mi incuriosiva conoscere il parere di altri amanti del cinema. Seguirò con piacere anche il tuo blog! Buon lavoro :-))

  4. nehovistecose ha detto:

    Ti ringrazio, anche a te! 🙂

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