Frankenstein Junior

(Young Frankenstein)

Regia di Mel Brooks

con Gene Wilder (Victor von Frankenstein), Marty Feldman (Igor), Teri Garr (Inga), Peter Boyle (la creatura), Madeline Kahn (Elizabeth), Cloris Leachman (Frau Blucker), Kenneth Mars (Hans Wilhelm Friederick Kemp), Richard Haydn (Hell Falkstein), Liam Dunn (Hilltop), Gene Hackman (Eremita).

PAESE: Usa 1975
GENERE: Comico
DURATA: 106′

Alla morte del celebre nonno Victor, il giovane barone Von Frankenstein eredita l’antico maniero di famiglia. Poco convinto raggiunge il posto e, entrato in possesso delle carte del progenitore, ne segue le orme. Ma il risultato dei suoi esperimenti non sarà propriamente quello desiderato…

Quarto film di Brooks, da un’idea dello stesso Gene Wilder, considerato unanimemente il suo capolavoro, quello che resterà. È uno di quei rari film felici in cui tutto funziona come deve, una congiunzione astrale che il cinema di Brooks, pur (quasi) sempre cinema di buon livello, non conoscerà più. Nonostante sia un adattamento del romanzo (1817) di Mary Shelley e contenga molti riferimenti, soprattutto visivi, ai Frankenstein della Universal – soprattutto Frankenstein (1931) e La moglie di Frankenstein (1935) di James Whale e Il figlio di Frankenstein (1939) di Rowland W. Lee – il film non è una parodia né del romanzo né dei film da esso derivati. È piuttosto, come amava definirla lo stesso Wilder, una rilettura in chiave comica della storia originale. Della quale restano forti alcune riflessioni molto profonde, mai soffocate dalla vena comica del film: come quella sulla solitudine del mostro, quella sul bisogno di essere accettati nonostante la diversità, quella sulla società che necessita di un capro espiatorio per sfogare la propria frustrazione. La componente meta-cinematografica tipica del cinema di Brooks raggiunge una finezza stilistica ragguardevole: oltre che per le frequenti citazioni – oltre ai mostri della Universal, vi sono molti riferimenti all’espressionismo tedesco, al cinema di Mario Bava, al cinema muto (Brooks rispolvera la mitica dissolvenza “a tendina”) il film rompe spesso la quarta parete attraverso il personaggio di Aigor, che non esita a guardare in macchina e a rivolgersi direttamente allo spettatore. Regia inventiva, sceneggiatura perfetta, interpreti meravigliosi, fotografia (di Gerald Hirschfield, in bianco e nero) di rara eleganza espressiva. Rimane uno dei film più divertenti dell’intera storia del cinema. Che spesso, quasi senza accorgersene, raggiunge la poesia. Doppiaggio italiano all’altezza dell’originale, curato in maniera ineccepibile dal grande Oreste Lionello (che presta anche la voce a Wilder). Imperdibile.

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