Avatar

(Avatar)

Regia di James Cameron

con Sam Worthington (Jake Sully), Sigourney Weaver (Dr. Grace Augustine), Giovanni Ribisi (Selfridge), Michelle Rodriguez (Trudy), Zoe Saldana (Neytiri), Joel David Moore (Norm Spellman), Wes Studi (padre), Stephen Lang (colonnello Quaritch), Dileep Rao (Dr. Max Patel).

PAESE: USA 2009
GENERE: Fantascienza
DURATA: 166′

Il marine Sully, costretto alla sedia a rotelle, viene mandato sul pianeta Pandora ad aiutare un equipe di studiosi ad estrarre un minerale fondamentale per ridare energia ad una Terra morente. Essendo l’atmosfera letale per gli umani, essi si servono di Avatar (corpi in cui proiettano la loro mente e che non risentono dell’atmosfera nociva) ispirati alle fattezze del popolo Na’vi che popola Pandora. Mandato tra questi nativi per spiarli, Jake finisce per innamorarsi di una di loro.

Prima di questo Avatar, la lista dei film con maggiori incassi nel mondo era capeggiata da Titanic dello stesso Cameron. Qual è la formula del successo, dunque? Innanzitutto, il battage pubblicitario che i film di Cameron si portano dietro, più vasto e pianificato rispetto a qualunque Star Wars o Indiana Jones; poi, le grandi ricerche di Cameron svolte in direzione degli effetti speciali (la tecnologia interessa totalmente il pubblico del nuovo millennio); infine, ma non meno importante, la capacità del regista di raccontare storie universali  che tutti possono capire e che tutti riconoscono come stereotipi classici di qualunque storia mai stata raccontata. Avatar è un bel film, e questo non si discute: Cameron ha inventato un popolo, la sua religione, la sua lingua, ha creato un pianeta, la sua fauna e la sua flora. Non era un lavoro da poco e gliene va dato atto. Inoltre, Cameron è un grande narratore, sa dove far leva sulle emozioni e il suo talento visionario è fuori discussione. Ma è anche vero che, una volta finito il film, non si è del tutto sorpresi, o meglio ci si accorge che il punto debole di questo film, e per la prima volta anche il punto debole di Cameron, è nell’intreccio: il canovaccio è talmente abusato e poco originale (l’eroe si infiltra tra i nemici, si fraternizza con uno di essi, combatte al suo fianco, uccide il cattivo), da dare più volte l’impressione del Deja-vu. La storia è asservita agli effetti speciali, e non viceversa, come ad esempio succedeva in Matrix: questo è uno dei punti deboli  che fanno di Avatar un bel film e non un capolavoro. Non si può negare l’interessante dimensione politica che ricorda la situazione americana in medio oriente e il capitalismo, ma è pur vero che anche altri registi avevano fatto film fantascientifici con toste dosi di satira (La vendetta dei Sith, ma anche La terra dei morti viventi di Romero, passando per il cinema di Carpenter). “Può essere un film stupido e allo stesso tempo geniale?”, si domandava Morando Morandini riguardo a Metropolis (1927)? Noi  crediamo di sì, geniale negli effetti, banale nella storia. Forse Avatar è il Metropolis di questo secolo: e non è male, per Cameron, essere paragonato a Fritz Lang.

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