Ode all’anti- banalità.

Non scrivere banalità riguardo ad una persona scomparsa, quando la banalità diviene parte del linguaggio comune di un intero paese, diventa molto complicato. Specialmente se lo scomparso è Mario Monicelli, indiscusso maestro del cinema italiano, che la banalità l’ha sempre ripudiata, evitata, ultimamente quasi odiata. Potremmo scrivere riguardo la grande persona che fu, o parlare del vuoto lasciato nel cinema e nella cultura, ma se Monicelli ci vedesse probabilmente non avrebbe scrupoli a mandarci a quel paese.  Perché lui è sempre stato così. Materialista, irrequieto, nauseato dalla banalità ma anche dai sentimentalismi troppo facili. “Muoiono solo gli stronzi”, questo voleva ci fosse scritto sulla sua tomba. Questo sillogismo (tutti muoiono, quindi tutti sono stronzi) è l’emblema del pensiero di Monicelli, un po’ pessimista e un po’ speranzoso (anche se odiava questa parola, “inventata dai potenti” diceva), un po’ appassionato e un po’ distaccato. Non ha avuto la forza di affrontare il suo male, dice qualcuno. Altri si sfidano a cercare le motivazioni che hanno spinto un uomo tutto sommato sobrio ad un gesto così eclatante. Per l’ennesima volta, Monicelli ha volato sopra tutto questo: ci ha presi tutti in giro, non ha permesso che lo compatissimo mentre il suo male avanzava. Era stanco, distrutto, come un cavaliere che ha finito le sue dolorose battaglie e che vuole andarsene contento verso la pace. Monicelli ha gridato, dall’alto dei suoi 95 anni, tutto il suo dolore verso la vita e il mondo, scegliendo di fuggire nel proverbiale al di là in cui peraltro non ha mai creduto. “In questo paese ci vorrebbe una rivoluzione”, diceva Mario Monicelli qualche mese fa, intervistato per il Rai per una notte di Michele Santoro.  Ci piace ricordarlo in questa immagine: un quasi centenario ancora capace di incazzarsi verso i soprusi di questo paese. Come De Andrè, Monicelli fu cantore dei perdenti, dei pazzi, dei reietti. Gli unici che lui considerava liberi.

Buon viaggio Mario. Comunista, ateo, maestro. E uomo libero, fino alla fine.

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