Franklyn

(Franklyn)

Regia di Gerald McMorrow

con Eva Green (Emilia), Ryan Philippe (Jonathan Preest), Sam Riley (Milo), Bernard Hill (Peter Esser), Kika Markham (Naomi), Mark Wingett (Frank Grant), Richard Coyle (Dan), Susannah York (Margaret).

PAESE: Francia, Gran Bretagna 2008
GENERE: Fantastico
DURATA: 98′

Jonathan Preest è un giustiziere mascherato che si muove sfuggente nella “Città di mezzo”, metropoli medieval- futuristica in cui è reato non credere in un qualche Dio; Peter Esser è un padre disperato in cerca di un figlio malato di mente; Emilia è una ragazza stramba che adora filmare i suoi tentati suicidi per cercare approvazione dalla madre e dai docenti del college; Milo è un giovane in crisi dopo la partenza della moglie. Gli ultimi tre vivono in Inghilterra nei giorni nostri, ma tutti e quattro sono destinati ad incontrarsi.

Esordio del 38enne inglese McMorrow con un film ambiguo e molto interessante: ambiguo perché può essere letto sia come parabola sull’esistenza degli angeli e di un disegno divino, sia come atto d’accusa verso le religioni e le educazioni troppo “cattoliche”; molto interessante perché fonde con maestria le scenografie gotiche di Tim Burton, gli spunti sociologici e politici di V per vendetta e un ottimo gusto visivo che deve molto all’espressionismo tedesco. È, comunque, un film che parla di coincidenze, siano esse frutto del caos che governa l’universo o della mano di un essere superiore. La trama è forse un po’ ingarbugliata, ma senz’altro è originale e sa parlare di molte cose con intelligenza senza mai approfondirle troppo. McMorrow è abile nel muovere i fili del montaggio alternato, spiazzando e talvolta portando fuori strada anche lo spettatore più attento. È un film in cui si comincia a capire qualcosa dopo circa un’ora di visione, ma dove non c’è immediata comprensione c’è sicuramente il grande fascino dei suoi misteri e il suo sagace gusto visionario e immaginifico. Perde qualche colpo quando i pezzi del puzzle vanno a posto, ma rimane ambiguo fino alla fine (siamo sicuri che la “Città di mezzo” sia solo l’invenzione di un pazzo: questo sembra chiederci l’inquadratura finale che dalla realtà passa al luogo considerato inesistente) e non perde mai la sua carica anti- convenzionale e ricca di spunti saggi. Attori in parte, eccezion fatta per un Philippe che, con la maschera sul volto, acquista punti. Passato inosservato nelle sale italiane. Ingiustamente.

Voto

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Una risposta a Franklyn

  1. Jessica ha detto:

    splendido film,a me personalmente è piaciuto molto… bellissimo articolo,complimenti per la recensione molto oggettiva e da vero intenditore!!

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