Good night, and good luck.

(Good night, and good luck.)

Regia di George Clooney

con David Strathairn (Edward Murrow), George Clooney (Fred Friendly), Patricia Clarkson (Jenny Darmondy), Robert Downey Jr. (Joe Wershba), Jeff Daniels (Ted Church), Frank Langella (William Paley), Ray Wise (Don Hollenbeck), Thomas McCarthy (Palmer Williams), Grant Heslov (Don Hewitt).

PAESE: USA 2005
GENERE: Drammatico
DURATA: 93′

Storia vera di Ed Murrow, giornalista della CBS che, coadiuvato da una troupe di fedelissimi, nel 1953 osò mandare in onda una serie di servizi televisivi che contribuirono a scatenare l’opinione pubblica e il governo contro il senatore McCarthy, repubblicano moralista e ultraconservatore che organizzò una vera e propria “caccia alle streghe” per stanare ed esiliare veri o presunti comunisti o simpatizzanti.

Seconda regia del divo Clooney (dopo Confessioni di una mente pericolosa, 2002), sempre più sorprendente nel dimostrarsi originale ed intelligente anche dall’altro lato della cinepresa. Raro caso di film tratto da un discorso (quello, bellissimo, tenuto da Murrow ai suoi amici nel 1958, presente parzialmente nel finale), questo Good night, and good luck. è, per ben più di un motivo, un piccolo capolavoro del genere “giornalistico- biografico”. Innanzitutto, per l’originale scelta di raccontare una storia di sessant’anni fa che appare perfettamente attuale (specialmente nell’Italia del berlusconismo), sceneggiata dal regista col bravo Grant Heslov, che sarà autore del bellissimo L’uomo che fissa le capre; poi, per la scelta di girarlo interamente in interni e in bianco e nero, sfidando apertamente il cinema classico e concentrando l’intera storia esclusivamente sulla vicenda, senza ellissi e senza digressioni; ancora, per l’ottima squadra di attori, su tutti il sottovalutato Strathairn: è sì un film corale, ma il vero protagonista- demiurgo è lui. Affermare che la storia è eccessivamente ed esclusivamente basata sui dialoghi sarebbe una superficialità: in realtà, il suo fulcro sono le immagini, grazie anche agli splendidi grigi “vintage” del bianco e nero di Robert Elswit che esaltano le strutture soffocanti degli interni degli edifici e il fumo delle migliaia di sigarette fumate dai protagonisti, simboli rispettivamente dell’oppressione angosciosa e dell’ansia di chi si mette contro il potere. Clooney si ritaglia una particina, rinuncia a fare il divo e forse il film ci guadagna: oltre a non esserci  un attore fuori posto, non c’è una parola casuale, non un’immagine che non susciti grande fascino visivo. E poi, i sipari con la cantante Jazz, unici momenti di respiro “tranquillo” (intesa comunque come tranquillità dell’attesa, quindi in un certo senso egualmente angosciosa), sono di una poesia quasi commovente. È, in fin dei conti, un grande film sulla libertà, intesa come diritto insindacabile di esprimere la propria opinione e di schierarsi dalla parte di chi è debole e indifeso. Il titolo del film è tratto dalla frase che Murrow diceva ogni sera, alle ventitré, a programma terminato. Clooney- Heslow (sceneggiatori) e Strathairn (attore protagonista) vincitori a Venezia 2005.

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