Pulp Fiction

(Pulp Fiction)

Regia di Quentin Tarantino

con John Travolta (Vincent Vega), Samuel L. Jackson (Jules Winfield), Uma Thurman (Mia Wallace), Harvey Keitel (Mr. Wolf), Bruce Willis (Butch), Maria de Medeiros (Fabienne), Tim Roth (Zucchino), Amanda Plummer (Coniglietta), Christopher Walken (Koons), Ving Rhames (Marsellus Wallace), Eric Stoltz (Lance), Rosanna Arquette (Jody), Quentin Tarantino (Jimmie Dimmick), Duane Whitaker (Maynard), Peter Greene (Zed), Angela Jones (Esmeralda Villalobos), Paul Calderon (Paul).

PAESE: USA 1994
GENERE: Grottesco
DURATA: 153′

4 storie di violenza si intrecciano e si sovrappongono nella Los Angeles contemporanea. 1) Due piccoli criminali si apprestano a rapinare un fast food; 2) Due gangster giustiziano tre sgherri che hanno tradito il loro capo e 3) finiscono nel locale della rapina iniziale; 4) un pugile pagato per perdere uccide l’avversario e fugge col malloppo.

Ispirandosi ai fumetti di ambiente criminale degli anni ’30 e ’40 pubblicati sui Pulp Magazine, Tarantino gira il suo capolavoro e dirige la sua ormai ovvia creatività verso la creazione non di un film, bensì di un universo filmico ben preciso. Citando e plagiando l’inverosimile (“pulp” vuol dire anche “miscela inorganica”), costruisce un racconto corale – che forse deve qualcosa a Robert Altman – perfetto e funzionante come un orologio svizzero. Con una storia che spazia continuamente avanti e indietro nel tempo, il film riprende i temi de Le Iene (la banalità del male, la concezione dei “piccoli operai del crimine”) e li esaspera fino a creare un mondo parallelo in cui nulla è reale e tutto è asservito alla riuscita del racconto, violenza compresa: ad ogni sequenza violenta, Tarantino oppone particolari o piccole mini- sequenze che ne smorzano lo shock e ne determinano un nuovo, innocuo status. Si pensi solo alla sodomizzazione di Marsellus, che mostra l’abominio del male ma allo stesso tempo è “ironizzata” dalla musica di sottofondo e dalle gesta del pugile Butch.

La violenza di Tarantino smette di essere tale, diventa merce idolatrata sull’altare dell’intrattenimento e la sua esagerazione (anche verbale) diventa una cifra stilistica originale che mescola umorismo macabro e ironia tragica. In molti muoiono, ma la morte non esiste (la vetta di questo concetto sarà il primo Kill Bill), sacrificata sull’altare di un meta- cinema inteso come universo astratto che si distacca dal reale minandone le basi. Tarantino completa l’opera con una regia originale, capace di alternare montaggi convulsi e piani sequenza virtuosi, aiutato anche da una serie di collaboratori ineccepibili (come Andrzej Sekula alla fotografia e Sally Menke al montaggio). Ma il vero fulcro del film sono gli attori: una spanna sugli altri vanno ricordati almeno l’eccezionale Samuel L. Jackson, il ritrovato Travolta, un rozzo Willis e una iperattiva Plummer, circondati da caratteristi di prim’ordine (come Keitel nel ruolo di Wolff e Walken in quello di Koons). Un po’ monocorde la prova della futura “Sposa” Uma Thurman, ma forse questo rende un buon servizio al suo monocorde personaggio.

È un film in cui i personaggi contano più della vicenda e l’atmosfera più degli stessi personaggi. E i dialoghi irresistibili – premiati con l’Oscar – più di tutto il resto. Alcuni criticano a Tarantino di essere un regista amorale: è anche vero che, costruendo un universo da zero, può permettersi a suo piacimento di sovvertirne le regole. Inimitabile e super imitato, è la scintilla di un nuovo genere cinematografico (il pulp) che spopola ancora oggi: ma solo Tarantino, il suo creatore, lo pratica alla perfezione.

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5 risposte a Pulp Fiction

  1. krocodylus1991 ha detto:

    Sono d’accordo con te, anche se ho trovato un pò criptica la parte centrale…comunque a me Uma Thurman ha convinto molto, sarà che ho una passione per le more che sembrano morti viventi!

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