Il Divo

Regia di Paolo Sorrentino

con Toni Servillo (Giulio Andreotti), Flavio Bucci (Franco Evangelisti), Carlo Buccirosso (Paolo Cirino Pomicino), Anna Bonaiuto (Livia Andreotti), Piera Degli Esposti (Enea), Giulio Bosetti (Eugenio Scalfari), Massimo Popolizio (Vittorio Sbardella), Paolo Graziosi (Aldo Moro), Giorgio Colangeli (Salvo Lima), Aldo Ralli (Giuseppe Ciarrapico), Gianfelice Imparato (Vincenzo Scotti), Fanny Ardant (la Donna).

PAESE: Italia 2008
GENERE: Grottesco
DURATA: 110′

Dall’insediamento del suo settimo governo (1991) all’inizio del processo per associazione mafiosa (1993), un estratto della vita – pubblica e privata – dell’onorevole Giulio Andreotti, protagonista indiscusso della scena politica italiana per più di sessant’anni.

Scritto dal regista – con la consulenza giornalistica di Giuseppe D’Avanzo – è uno dei film italiani più originali e geniali degli ultimi quindici anni. Una boccata d’aria fresca per il nostro cinema che, finalmente, dimostra di essere ancora concorrenziale sul mercato internazionale. Il merito di questo successo è tutto di Sorrentino, che fortunatamente ha in mente Petri e Rosi piuttosto che le biografie agiografiche e in stile fiction tipiche del cinema nostrano degli ultimi anni. La sua pellicola, infatti, rifiuta ogni realismo e spinge sul grottesco per dipingere un’inquietante parabola sul potere che ci riporta – finalmente – ad una delle caratteristiche più belle del cinema italiano d’una volta e che oggi pare perduta, ovvero la leggibilità su diversi livelli: ogni singola scena è fortemente simbolica (il gatto, lo skate-board, l’intervista con Eugenio Scalfari, la confessione), così come simbolica è la performance di Servillo, che magari non somiglia in maniera esagerata ad Andreotti ma ne coglie l’essenza costruendo un personaggio che ricorda il Nosferatu di Murnau, non ha espressioni e, invece di camminare, fluttua come fluttua il potere sulla vita degli italiani. Molti hanno polemizzato sulla scelta di Sorrentino di inscenare episodi non accertati, come ad esempio l’incontro tra il Divo e Totò Riina. È successo davvero? Andreotti lo ha fatto? Qualunque sia la risposta, lo ha fatto il potere, e chi meglio del Divo Giulio può rappresentare il potere in Italia? Il montaggio “musicale” e la costruzione non lineare ricordano il miglior Scorsese, le piazze vuote prive di umanità fanno pensare a De Chirico; i modelli insomma sono illustri, ma il film è così pieno di trovate visive, sonore, narrative da risultare, infine, un prodotto assolutamente originale. Anche la totale assenza di climax nel finale rivela che Sorrentino non è affatto un regista “modaiolo” come lo definisce qualcuno. Andreotti lo definì una mascalzonata ma non sporse alcuna querela, dando ragione al sé stesso visto nel film che afferma: non ho mai querelato nessuno perché ho un gran senso dell’umorismo. Film coraggioso, soprattutto se si pensa al periodo in cui è stato girato: Andreotti era ancora in vita, e al governo c’era Berlusconi. Straordinario lavoro del direttore della fotografia Luca Bigazzi e azzeccatissima la colonna sonora – molto pulp – curata da Teho Teardo. Sette David di Donatello, ma non un grande successo di pubblico nelle sale. Un capolavoro, assolutamente imperdibile.

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