Ritorno al futuro

(Back to the future)

Regia di Robert Zemeckis

con Michael J. Fox (Marty McFly), Christopher Lloyd (“Doc” Brown), Lea Thompson (Lorraine Baines), Crispin Glover (George McFly), Thomas F. Wilson (Biff Tannen), George Di Cenzo (Sam Baines), James Tolkan (Strickland), Billy Zane (Match), Claudia Wells (Jennifer Parker), Frances Lee McCain (Stella Baines), Marc McClure (Dave), Wendie Jo Sperber (Linda).

PAESE: USA 1985
GENERE: Fantastico
DURATA: 116′

Il diciassettenne Marty McFly è amico dello spiritato professor Brown, detto Doc, ed entrambi risiedono nella tranquilla cittadina di Hill Walley. Una sera lo scienziato svela all’amico di aver inventato un sistema per viaggiare nel tempo e di averlo montato su una Delorean. Inutile dire che Marty sarà costretto a vagabondare fino al 1955, ma dovrà stare attento sia a non innamorarsi di sua madre, sia ad evitare di cambiare il presente correggendo il passato…

Scritto dal regista con Bob Gale, uno dei più conosciuti e riusciti prodotti partoriti dalla premiata ditta “Zemeckis- Lucas- Spielberg” (quest’ultimo produce), multinazionale dell’intrattenimento che ha creato una formula vincente che si basa sul poker “paura- avventura- fantasy- ironia”. Zemeckis toglie la prima componente e accentua l’ultima, ma i risultati non cambiano. Travestita da film fantastico, è una rievocazione degli anni ’50 con un retroterra nostalgico (i “fifty”, pur bigotti, erano meglio degli eighty) e tanta, tanta voglie di ridere. Se si sospende l’incredulità, il divertimento è assicurato: personaggi, sequenze, battute da antologia si susseguono con ritmo sostenuto che non conosce tempi morti. Rielaborando le idee di H. G. Wells e alcuni parametri formali della commedia di costume anni ’50 (da Blake Edwards ad Howard Hawks, senza dimenticare Frank Capra), Zemeckis costruisce un Luna Park mirabolante in cui nessuno muore e tutti – buoni e cattivi – fanno parte del gioco. Pur politicamente corretto fino alla nausea, non disdegna qualche irridente guizzo satirico, come il fatto che gli abitanti degli anni ’50 sghignazzino alla notizia che il presidente trent’anni dopo sarà Ronald Reagan. Guadagna punti rispetto ai prodotti spielberghiani coevi per almeno due motivi: evita buchi clamorosi in sceneggiatura e sa quando è ora di non prendersi troppo sul serio. E va detto che la sua importanza, nell’immaginario filmico collettivo, è pari se non superiore a quella de I predatori dell’arca perduta. È un film molto, molto divertente che poggia su una sceneggiatura precisa come un orologio svizzero, sulle ottime caratterizzazioni dei personaggi su una regia che somma paradossi, ripetizioni, addizioni. La sequenza in cui Marty  suona Johnny B. Goode a scuola, con un giovane Chuck Berry che decide di prenderne spunto, è da antologia cinematografica dei viaggi nel tempo. Fotografia dell’esperto Dean Cundey, tema musicale (immortale) di Alan Silvestri. Un vero e proprio cult- movie made in Hollywood. Con due seguiti (1989 e 1990).

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5 risposte a Ritorno al futuro

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