The Majestic

(The Majestic)

Regia di Frank Darabont

con Jim Carrey (Peter Appleton/ Luke Trimble), Martin Landau (Harry Trimble), Laurie Holden (Adele Stanton), Bob Balaban (Elvin Clyde), Jeffrey DeMunn (Ernei Cole), Hal Holbrook (Doyle), Scotty Leavenworth (Joey), Brent Briscoe (sceriffo Coleman), James Whitmore (Stan Keller), Allen Garfield (Leo Kubelsky).

PAESE: USA 2001
GENERE: Commedia Drammatica
DURATA: 152′

1951. Peter Appleton è uno degli sceneggiatori più brillanti di Hollywood: una ragazza stupenda, un lavoro appagante, mille soddisfazioni. Con l’arrivo del maccartismo, costretto a fuggire, ha un incidente d’auto e perde totalmente la memoria. Risvegliatosi a Lawson, California, si convince di essere il figlio di un gestore di cinema che era convinto di averlo perso in guerra. Tutto sembra andare per il meglio, ma la “caccia alle streghe” non è ancora finita…

Al di là degli evidenti limiti del registro melodrammatico, è un bel film sul cinema girato da un regista che ama il proprio mestiere e la storia della settima arte. La distanza “mnemonica” che Peter assume nei confronti di Hollywood è la stessa che il piccolo, accogliente cinema di provincia “Majestic” ritrova verso quell’industria che troppo spesso sopprime la fantasia in nome della politica (sia essa quella “pura” del senatore McCarthy che quella “industriale” della fabbrica dei sogni). Darabont si avventura in un universo di provincia scalfito dalla guerra in cui la comunità trova un’illusoria speranza vedendo tornare un suo figlio creduto morto: ma, proprio come in un film, finita la storia tutto torna piattamente reale. Anche se, per la prima volta, Darabont sembra aprirsi verso un ottimismo sensibile, incarnato dalla strepitosa sequenza in cui Peter si ribella all’infame processo cui deve sottoporsi una volta tornato in sé e al lieto fine. Messa in scena e ricostruzione storica sono ok, e gli unici difetti sono l’eccessiva durata e qualche simbolismo un pò troppo sottolineato. Spesso lirico, qua e là poetico. Carrey sottolinea, per chi ancora non l’avesse capito, di essere un comico in grado di diventare un grande attore drammatico. Scarso successo di pubblico, ma il motivo non è difficile da intuire: è il primo film antibush della storia americana.

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