The Truman Show

(The Truman Show)

Regia di Peter Weir

Con Jim Carrey (Truman Burbank), Ed Harris (Christof), Laura Linney (Meryl Burbank), Noah Emmerich (Marlon), Natascha McElhone (Lauren/Sylvia), Holland Taylor (Mamma), Brian Delate (Kirk), Paul Giamatti (Simeon), Harry Shearer (Intervistatore), Peter Krause (Lawrence), Heidi Schanz (Vivien).

PAESE: USA 1998
GENERE: Drammatico
DURATA: 103′

Truman Burbank è un trentenne che vive nella tranquilla cittadina di Seahaven: ha una bella moglie che fa l’infermiera, un buon lavoro nelle assicurazioni, un ottimo rapporto coi concittadini. Ma un giorno, per una serie di strane coincidenze, inizia ad accorgersi che qualcosa non va: scoprirà a sue spese di essere – da quando è nato – il protagonista inconsapevole di un reality show che va in onda 24 ore su 24 e creato dal regista- demiurgo Christof. Tutti gli abitanti, escluso lui stesso, non sono che attori pagati per ricoprire un ruolo all’interno della storia, filmata in un gigantesco studio che, come la muraglia cinese, si vede persino dallo spazio.

Con l’ausilio di una fantastica sceneggiatura di Andrew Niccol (Gattaca), Weir gira il suo film più maturo, equilibrato, originale. Metafora del nostro fine secolo con il metabolismo scandito dalle telecamere, è la più riuscita rappresentazione filmica dell’incubo – o, coi tempi che corrono, sogno? – del Grande Fratello raccontato da George Orwell e predetto da Andy Warhol, nonché una satira graffiante e mirata contro la società spersonalizzata dai media, specialmente quello televisivo. Leggibile su molti livelli (politico, sociale, religioso, mediatico) è un azzeccato compendio meta- cinematografico sull’industria dell’illusione e della menzogna, quella insomma che governa i cervelli dei tele- spettatori. Raramente Weir era riuscito ad armonizzare così bene forma e sostanza: originalissimo il modo in cui semina particolari, dettagli, finezze. Ed è originalissimo – e quasi beffardo –  il modo in cui sceglie di raccontarci la storia di Truman facendoci commuovere, ridere, scioccare: non sono forse le stesse cose che facciamo quando guardiamo un reality show? “Weir ci fa identificare sia con la vittima che coi carnefici, entrambi pateticamente convinti di vivere in un mondo reale” (Paolo Mereghetti). Il regista non gira una pellicola: gira un film nel film. Si pensi solamente alle ineccepibili scelte formali (soggettive dalle telecamere nascoste, Seahaven con colori caramellati e irreali, il rapporto spettatore vero-spettatore finto-Truman ), capaci più di una volta di affascinare con la loro indubbia efficacia visiva e la loro rara potenza metaforica. E molte sequenze, visivamente sublimi nel loro immenso carico simbolico, restano ben impresse nella testa di chi le guarda. Bei personaggi, belle atmosfere e sceneggiatura impeccabile nel suo perfetto mix di tragedia e commedia. Jim Carrey, solitamente identificato come “comico che fa le smorfie”, si dimostra uno dei migliori attori drammatici della sua generazione. Tristemente dimenticato agli Oscar ma grande successo un po’ ovunque: è il più bel film made in USA di fine millennio.

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Una risposta a The Truman Show

  1. lordbad ha detto:

    Mi piace il post! Inoltre cogliamo l’occasione per fare gli auguri di Buona Pasqua…Conigliosa….!!!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi!

    Ricorda: il Grande Coniglio ci ama!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/04/24/il-grande-coniglio/

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