Lama tagliente

(Sling Blade)

Regia di Billy Bob Thornton

con Billy Bob Thornton (Karl Childers), Lucas Black (Frank Wheatley), Natalie Canerday (Linda Wheatley), Dwight Yoakam (Doyle Hargravers), John Ritter (Vaughan Cunningham), J. T. Walsh (Charles Bushman), Robert Duvall (Signor Childers), James Hampton (Jerry Woolridge), Rick Dial (Bill Cox), Brent Briscoe (Scooter Hodges), Christy Ward (Melinda).

PAESE: USA 1996
GENERE: Drammatico
DURATA: 126′

Alle soglie dei quarant’anni, il ritardato Karl esce dal manicomio – in cui fu rinchiuso per avere ucciso madre e amante – e torna nella sonnacchiosa cittadina natia del profondo Sud. Qui, nonostante i pregiudizi, trova un lavoro e diventa amico del piccolo Frank, un ragazzino con una situazione famigliare difficile. Ma il fidanzato della madre, un alcolizzato manesco e stupido che maltratta tutti quanti, risveglierà in Carl quel sentimento di violenza che pareva sopito.

Promettente esordio dell’attore Thornton, è un piccolo, poetico capolavoro che parla della diversità e del bisogno di accettazione che ne deriva, vedendo entrambe le cose come pure, pulite, in grado di arricchire chi le incontra. È un bellissimo film che parla della dignità vista come arma per sopportare la putredine e il dolore del mondo. Ed è proprio una grande dignità “tragica” e lirica che il regista attribuisce al suo personaggio, originalissimo anche grazie ad un’interpretazione eccezionale (candidata agli Oscar, anche se lo vinse la sceneggiatura) e ad una messa in scena minimalista e simbolica: è quasi interamente costruito su lunghi piani sequenza fissi che “prendono” tutta l’azione e ne evidenziano dinamiche e psicologie dei personaggi. E il simpatico Carl, anche quando è confinato in una piccola porzione di inquadratura, ne resta il fulcro narrativo grazie ai suoi sguardi e alle sue espressioni, quelle di un uomo “puro” che osserva il disfacimento di un mondo malato che lo ripudia perché “diverso”. Lo sguardo è quello del profondo Sud, in un ambientazione che non risparmia frecciate satiriche sull’american way of life: il tragico finale, privo di qualsiasi patetismo, lo trasforma in una parabola sulla violenza (o meglio, sulla sua spirale) della società USA raramente cos’ lucida ed efficace, leggibile tuttavia anche in chiave religiosa. Senza retorica né facili sentimentalismi, è un film fine e intelligente che con la sua malinconia – talvolta ironica, talvolta tragica – commuove e coinvolge senza sbavature. Da antologia la sequenza in cui Carl e il gay Vaughan (uno strepitoso Ritter), dentro un bar, scoprono di essere in sintonia perché entrambi, anche se per motivi differenti, sono considerati outsiders dalla società. Fotografia essenziale di Barry Markowitz, strepitose musiche di Daniel Lanois. E bravo Thornton: grande attore e ottimo cantastorie. Travolgente.

Voto

 

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