Amnèsia

Regia di Gabriele Salvatores

con Diego Abatantuono (Sandro), Sergio Rubini (Angelino), Martina Stella (Luce), Maria Jurado (Alicia), Antonia San Juan (Pilar), Ugo Conti (Dani), Orazio Donati (Pier), Rubén Ochandiano (Jorge), Daniel Fernandez (Felipe), Ivan Hermes (Miguel), Ramon Salazar (Emilio), Bebo Storti (Ernesto), Alessandra Martines (Virginie), Ian McNeice (Doug), Juanjo Puigcorbé (Xavier).

PAESE: Italia 2002
GENERE: Commedia
DURATA: 120′

Ibiza, giorni nostri. I destini di una serie di personaggi incrocia il proprio destino nella discoteca del titolo: Sandro è un regista cinquantenne di film porno che si vede piombare in casa la figlia diciottenne incinta, all’oscuro del suo mestiere; Angelino, barista da spiaggia, trova una valigia con quattro chili di coca; Jorge, vent’enne rabbioso e drogato, litiga continuamente col padre Xavier, capo della polizia, arrivando a ricattarlo perché omosessuale. Alla fine, tutto sembra andare a posto seguendo una sorta di spietato disegno divino (o del caso?).

Dodicesimo film di uno dei nostri registi più quotati – soprattutto all’estero – è una sorta di commedia drammatica e grottesca sui casi della vita. Salvatores prende in prestito la costruzione a “doppio punto di vista” da Tarantino, mentre per le ambientazioni rielabora un certo western americano degli anni ’70. Il risultato non è disdicevole: gli attori sono affiatati e tutti bravi (Abatantuono, come sempre, sopra tutti), qualche volta si ride, qualche volta ci si ferma a pensare. Il suo unico problema è forse in un’iperbolica sceneggiatura – di Salvatores e Andrea Garello – che non supporta lo stile del regista, finendo per inciampare, ripetersi, perdere pezzi: il che dona alla pellicola un aspetto troppo caotico, dilettantesco, fastidioso, mentre alcune parentesi modaiole sono francamente fuori luogo (come lo schermo diviso in due) e sanno di “già visto”, di futile.  E l’idea che gli italiani siano sempre amiconi, gigioni, simpaticoni, pure all’estero, dopo un pò stufa: era una componente fissa anche nei precedenti film di Salvatores, e resta da chiedersi se questa “rilettura” – mica tanto rilettura, ahimè – degli stereotipi sia un bene o un male. Il finale nella salina, tra Kubrick e Kurosawa, e la fotografia di Italo Petriccione non sono comunque malaccio. Si lascia guardare, ma non è uno dei Salvatores migliori. Musiche del gruppo Punk Hard-core americano Bad Religion.

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