Apocalypse Now Redux

(Apocalypse Now Redux)

Regia di Francis Ford Coppola

con Martin Sheen (Capitano Benjamin L. Willard), Marlon Brando (Colonnello Walter E. Kurtz), Robert Duvall (Tenente Colonnello Bill Kilgore), Dennis Hopper (Il Reporter), Laurence Fishburne (Clean), Harrison Ford (Colonnello Lucas), Frederic Forrest (Hicks), Sam Bottoms (Lance B. Johnson), Albert Hall (Chief), Scott Glenn (Capitano Richard Colby), Colleen Camp (Miss Maggio), Linda Carpenter (Miss Agosto), Aurore Clèment (Roxanne Sarrault), Christian Marquand (Hubert De Marais), Franck Villard (Gaston De Marais), Cynthia Wood (Miss Carrie Foster), Michael Pitton (Philippe De Marais), David Olivier (Christian De Marais), Chrystel Le Pelletier (Claudine).

PAESE: USA 2001
GENERE: Guerra
DURATA: 201′

Riedizione, 22 anni dopo, del capolavoro di Coppola Apocalypse Now, con diverse scene che furono tagliate dalla prima versione: la sequenza in cui i soldati si intrattengono con le Playmate dopo lo spettacolo; quella in cui Willard ruba la tavola da surf a Kilgore e questo lo insegue nella giungla; l’avvistamento di una gigantesca tigre durante un sopralluogo; l’incontro e la cena nella piantagione francese dei De Marais, e la parentesi sentimentale di Willard con Roxanne; il bombardamento finale del villaggio di Kurtz più lungo e articolato. Non è un semplice director’s cut del primo film: né è un superamento ed una rilettura razionale. Dura quasi 50 minuti in più dell’originale e il nuovo montaggio – sempre di Walter Murch– lo fanno sembrare un film “altro” rispetto al capostipite. Le sequenze che Coppola inserisce hanno tutte quante scopi ben precisi: la gag della tavola da surf inserisce qualche guizzo da commedia, l’arrivo alla piantagione sembra una metafora della quiete “prima della tempesta”, il sesso con le playmate accentua sia il riposo che l’ossessione verso la follia della carne. Sembra che Coppola voglia ampliare e distendere il ritmo con uno sguardo lucido che, probabilmente e non colpevolmente, vent’anni prima gli era mancato: le distensioni e le maggiori pause riflessive lasciano respirare lo spettatore, mentre una sequenza come quella della piantagione assume un inaspettato tono poetico. Ma questo “nuovo”, “smisurato”, epico film aumenta anche lo status “epocale” della storia, che diventa una sorta di metafora dell’umanità e dei suoi peggiori abomini. “Redux” è un termine latino che significa “il ritornante”. Cambia lo sguardo, non la sostanza: resta uno dei più crudeli, affascinanti, grandi capolavori della storia del cinema.

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