La Passione di Cristo

(The Passion of the Christ)

Regia di Mel Gibson

con James Caviezel (Gesù Cristo), Maia Morgenstern (Maria), Monica Bellucci (Maria Maddalena), Mattia Sbragia (Caifa), Hristo Shopov (Ponzio Pilato), Claudia Gerini (Claudia Procula), Luca Lionello (Giuda), Rosalinda Celentano (Satana), Sabrina Impacciatore (Serafia), Francesco De Vito (Pietro), Toni Bertorelli (Anna), Fabio Sartor (Abenader), Giacinto Ferro (Giuseppe d’Arimatea), Olek Mincer (Nicodemo), Sergio Rubini (Disma).

PAESE: Italia, USA 2003
GENERE: Religioso
DURATA: 126′

Parlato in aramaico e latino, racconta le ultime dodici ore della vita di Gesù Cristo: dalla preghiera nell’orto del Getsemani all’arresto, dal processo di Ponzio Pilato alla salita al Golgota, fino all’inevitabile crocifissione seguita dalla resurrezione.

Strepitoso successo di pubblico, apprezzato dai credenti e dalla Chiesa intera – in primis da Papa Giovanni Paolo II, che si commosse – è uno splatter ignobile che utilizza il vangelo come pretesto per scioccare lo spettatore. Molti lo esaltano come rappresentazione del dolore patito dal Salvatore, un dolore che Gibson vuole trasmettere allo spettatore come lui cattolico. Ma se – fa notare Morandini – molti registi si sono posti il problema della messa in scena del dolore, Gibson fa l’opposto scegliendo la via più semplice: mostrare un corpo flagellato, seviziato, frustato, tagliato, dissanguato, ucciso, per far leva sui sentimenti di chi guarda pensando più a scioccare che a dire qualcosa. È come girare un film sull’olocausto costruendolo interamente sulle immagini di un corpo che si consuma bruciando dentro un forno crematorio, indugiando sulla pelle e le ossa che si sciolgono lentamente. Nella sua disonestà fondamentalista Gibson spaccia per “religione pura” un horror barbaro e bieco che è il peggiore degli horror stessi: nei film splatter, per quanto carichi di spesso inutile violenza, non ci si nasconde dietro la Passione. Effettistico e disturbante, è ignobile nella sua gratuita e programmatica “pornografia della violenza”: la struttura che sta alla base di questo brutto film è proprio la stessa del cinema porno, in cui non conta la storia, contano solamente i corpi plasmati. E Gibson non si risparmia nemmeno ad un po’ di insano anti- semitismo, rappresentando gli ebrei come nemici di Dio e più cattivi e perversi di De Niro in Cape Fear. Girato in Italia, ha proprio negli attori nostrani (escluse la Bellucci e la Celentano) il suo unico aspetto positivo, ben lontano dalla banalità recitativa dello spaesato Caviezel. Sbagliato anche e soprattutto nelle scelte di regia. Negli anni la chiesa ha osteggiato film come Il vangelo secondo Matteo di Pasolini, L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese, e oggi Habemus Papam di Moretti: promuovendo poi  come bandiera del suo pensiero il film dall’animo meno religioso e “cristologico” di tutti, frutto del lavoro di un estremista cattolico più vicino alla follia che al genio. Si pensi solo che il regista, per accentuare il suo presunto desiderio di realismo, voleva che il film uscisse non sottotitolato. L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui la censura l’ha catalogato “film per tutti”.

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Una risposta a La Passione di Cristo

  1. giorgio ha detto:

    sono in disaccordo con te su diversi aspetti.
    in primis trovo straordinario questo film perchè,essenzialmente,racconta la storia di un UOMO che cerca di cambiare le cose.un uomo che promuoveva idee straordinarie e innovative 2000 anni orsono.un uomo che in poco tempo ha convinto una marea di persone a seguire la sua filosofia.suppongo che una persona che raggiunge un tale successo tra il popolo preoccupi non poco chi quel popolo lo deve assoggettare.i potenti lo temevano,gli ebrei lo temevano come i cristiani temevano galileo galilei un millennio e passa più tardi.avevano paura.paura di un ragazzo che convinceva la gente a disubbidire alle ingiustizie.grazie a questo film possiamo dire che gesù era un rivoluzionario e come tale è stato perseguitato(vedi gandhi,mandela,che guevara ecc.).il grande lavoro di gibson(a prescindere dai suoi discutibilissimi estremismi religiosi) è stato proprio questo,rendere la figura del cristo umana.inoltre considera che la violenza che noi abbiamo visto roprodotta sullo schermo è estremamente verosimile nel senso che le punizioni corporali era truculente,splatter e di una violenza inaudita ai tempi.si soffre a vedere certe scene perchè non è il”figlio di dio ” ad essere torturato a morte è un ragazzo di 33 anni che voleva pace e amore(come i sessantottini).

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