The Social Network

(The Social Network)

Regia di David Fincher

con Jesse Eisenberg (Mark Zuckerberg), Andrew Garfield (Eduardo Saverin), Justin Timberlake (Sean Parker), Brenda Song (Christy Lee), Marylin Delpy (Rashida Jones), Dustin Moskovitz (Joseph Mazzello), Max Minghella (Martin Turner), Rooney Mara (Erica Albright), Armie Hammer (Cameron Winklevoss).

PAESE: USA 2010
GENERE: Commedia
DURATA: 120′

Storia di Mark Zuckerberg, creatore del social network Facebook: dalla creazione quasi involontaria di una rete di amicizie online all’università (2003) alla causa da seicento milioni di dollari intentata da ex amici, detrattori, invidiosi (2008).

Girato da uno dei registi più interessanti e controversi del nuovo cinema americano, è un istant movie che, coi processi ancora “caldi” (Fincher iniziò a girarlo nel 2009), tenta di capire il fenomeno web pèiù importante e studiato degli ultimi decenni. Fincher e il suo sceneggiatore Aron Sorkin – che adatta un libro di Ben Mezrich  – tralasciano gli ormai ovvi spunti sociali per focalizzarsi sulla storia di un ragazzino che si ritrova nelle mani del potere, creatore di un oggetto che vanta milioni di “amici” mentre lui, paradossalmente, resta da solo. Proprio questa ambiguità del personaggio – buono ma arrogante, geniale ma superficiale, sfigato ma presuntuoso – rappresenta il punto più interessante di questa biografia anomala con toni da commedia: se il regista, appena un anno dopo la fine dei processi, avesse improntato ad una dimensione socio- antropologica lo spirito della pellicola, questa si sarebbe sicuramente dimostrata pretestuosa e, nel giro di poco tempo, datata: facebook è, nel bene e nel male, una realtà di oggi, e non è possibile giudicarla, in quanto tutti (volenti o nolenti) siamo “dentro” al suo sviluppo. E così Fincher non giudica, e il film ci guadagna. Merito anche di una bella interpretazione del giovane Eisenberg e di una regia apparentemente classica che sotto certi aspetti è molto innovativa: bellissima la sequenza della gara di canottaggio, in cui la macchina da presa si fa surrogato dell’occhio umano mostrando alcune cose “a fuoco” e altre fuori. Molti ne criticheranno il mero virtuosismo, la scarsa funzionalità, ma pochi ne riusciranno a negare il fascino. È un film praticamente fatto di soli dialoghi: per questo motivo qua e là si sonnecchia, ma la già citata sceneggiatura raramente perde colpi. Non male la fotografia di Jeff Cronenweth, bellissime e azzeccate le musiche di Trent Reznor e Atticus Ross. E la sequenza finale, ovviamente davanti al pc, è meno banale di quanto possa sembrare. Difficile da seguire per chi non possiede una minima infarinatura di informatica. 3 Oscar 2011: miglior sceneggiatura non originale, miglior colonna sonora, miglior montaggio (di Kirk Baxtere Angus Wall). Tra i produttori c’è Kevin Spacey.

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