Planet Terror

(Grindhouse – Planet Terror)

Regia di Robert Rodriguez

con Rose McGowan (Cherry Darling), Freddy Rodriguez (“El” Wrey), Marley Shelton (dottoressa Dakota Block), John Brolin (dottor William Block), Michael Biehn (sceriffo Hague), Naveen Andrews (Alby), Michael Parks (Earl McGraw), Jerili Romeo (Ramona McGraw), Tom Savini (vicesceriffo Tolo), Rebel Rodriguez (Tony Block), Carlos Gallardo (vicesceriffo Carlos), Quentin Tarantino (soldato stupratore), Jeff Fahey (J. T. Hague), Bruce Willis (tenente Muldoon), Nicky Katt (Joe), Danny Trejo (Machete), Cheech Marin (Padre).

PAESE: USA 2007
GENERE: Horror
DURATA: 105′

Nube tossica investe piccola cittadina texana, trasformando coloro che la respirano in belve assetate di sangue simili a zombi. El Wrey e la sua ex fidanzata Cherry guidano un gruppo di immuni al virus verso la salvezza, ma ovviamente si mette in mezzo pure l’esercito.

Secondo segmento dell’originario Grindhouse (letteralmente, “sala di seconda visione con film di serie Z”), film di tre ore che conteneva Death Proof di Tarantino e Planet Terror di Rodriguez. Visto il fiasco in patria i due film sono stati ri-spezzati e ri-montati per approdare nelle sale separatamente. Questo di Rodriguez, stranamente, segna qualche punto rispetto al gemello tarantiniano: è meno auto celebrativo e non si prende MAI sul serio, e la visione ci guadagna. Il regista porta ad una tale esagerazione tutti gli elementi che ha disposizione (dialoghi paradossali, splatter, effettacci, citazioni – specialmente da Russ Meyer) da riuscire – non si sa come – a creare una storia divertente nonostante il suo manierismo esasperato, le cadute di stile, il cattivo gusto imperante. Anche se la continua ricerca dello shock dello spettatore, sempre totalmente gratuita, dopo un po’ stanca e diventa banalotta. Come Death proof, è girato come un filmaccio di serie infima (con abrasioni, bruciature, salti improvvisi della pellicola, effetti speciali economici e attori che si impegnano a recitare male), ma ancora più estremo, come dimostra la sequenza in cui, invece che un amplesso, appare la scritta “rullo mancante”. L’auto compiacimento regna su tutto, ma almeno Rodriguez lo ammette senza problemi. Qualche sequenza è difficile da dimenticare, nel bene e soprattutto nel male: il mitra al posto della gamba, il finale esplosivo, i genitali di Tarantino che, per contrappasso, si sciolgono dopo aver tentato una violenza carnale. Senza pretese di autorialità, il film mescola tutto ciò che esista al mondo, e più che il coevo film di Tarantino centra qualche bersaglio meta- cinematografico, anche se lo fa in modo più rozzo. Si pensi al personaggio di Willis – non accreditato – che afferma di aver ucciso Bin Laden: proprio l’attore americano mise di tasca sua una taglia milionaria sulla testa del terrorista talebano. Il finto trailer dell’inizio, “Machete”, è diventato un vero trailer, in quanto Rodriguez ha scritto e girato per davvero il film. Cammei di Nicholas Cage, Eli Roth, Udo Kier, Sybil Danning. Qualche personaggio torna dal film di Tarantino, mentre Michael Parks interpreta per l’ennesima volta lo sceriffo McGraw (già visto in Dal tramonto all’alba, Kill Bill e lo stesso Death Proof). Diventato un cult- movie, è consigliato solo per gli appassionati del pulp contagiato dallo splatter. Non è un gran film, ma si può guardare se si ha lo stomaco forte.

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