Cose molto cattive

(Very Bad Things)

Regia di Peter Berg

con Cameron Diaz (Laura Garrety), Christian Slater (Robert Boyd), Jon Favreau (Kyle Fisher), Daniel Stern (Adam Berkow), Jeanne Tripplehorn (Lois Berkow), Jeremy Piven (Michael Berkow), Leland Orser (Charles Moore).

PAESE: USA 1998
GENERE: Grottesco
DURATA: 101′

Gruppo di amici vola a Las Vegas per l’addio al celibato di uno di loro. L’uccisione involontaria di una prostituta dà il via ad una serie di cadaveri e azioni scellerate che nemmeno Laura, la sposa, ha intenzione di fermare: innanzitutto, prima di tutto, lei vuole sposarsi.

Scritta e diretta dall’esordiente Peter Berg, è una delle commedie più nere, ciniche e sgradevoli che Hollywood abbia mai sfornato: ritratto rabbioso e schifato – non si prova simpatia per nessun personaggio – della buona borghesia americana disposta a tutto per affermarsi e mantenere intatta l’istituzione del matrimonio, unico strascico rimasto dell’american dream. Fortunatamente, più che Tarantino (comunque creditore nei dialoghi), Berg ha in mente il cinema dei fratelli Coen, di cui porta all’estremo l’umorismo macabro e lo sguardo ironico distaccato e mai compiaciuto: l’unica differenza è che Berg non è all’altezza dei fratelli per quanto riguarda la sfera del racconto, ma è difficile non divertirsi o non provare fastidio per i personaggi. E la regia non è affatto banale: si pensi all’inquadratura finale dall’alto, che contempla l’assoluto disfacimento della civiltà con lo sguardo di un metaforico regista- demiurgo- Dio che preferisce non mischiarsi con le sue creazioni. Ed è per questo motivo che dietro l’apparente nichilismo della pellicola si scopre un punto di vista “morale”: Berg spinge i suoi personaggi alla più totale immoralità per ottenere il sentimento opposto nello spettatore. Messa in scena in bilico perenne tra realismo agghiacciante (gli omicidi nell’albergo) e grottesco fiabesco (la sequenza finale, una delle più coraggiosamente fastidiose della storia del cinema americano), in un cocktail micidiale che non può, nemmeno visivamente, lasciare indifferenti. Slater ce la mette tutta per dare sgradevolezza al suo personaggio, ma la Diaz nei panni di una Lady MacBeth spietata e senza cuore lo batte senza ombra di dubbio. Bravi, comunque, anche tutti gli altri. Terribile.

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