Capricorn One

(Capricorn One)

Regia di Peter Hyams

con Elliott Gould (Robert Caulfield), James Brolin (Charles Brubaker), Sam Waterston (Peter Willis), Hal Holbrook (James Kelloway), Brenda Vaccaro (Kay Brubaker), O. J. Simpson (John Walker), Lee Bryant (Sharon Willis), Denise Nicholas (Betty Walker), Karen Black (Judy Drinkwater), Telly Savalas (Albain), Robert Walden (Elliot Whittier), David Huddleston (Hollis Peaker).

PAESE: USA 1978
GENERE: Fantapolitica
DURATA: 121′

Visti i problemi di funzionamento della navicella che dovrebbe partire per Marte, i vertici della Nasa la mandano vuota nello spazio segregando gli astronauti dell’equipaggio in una base aerea dove dovranno “recitare” il loro sbarco sul pianeta rosso. Motivo: dare credibilità al programma spaziale. Dopo aver obbedito non senza titubanza, i tre astronauti decidono di fuggire, ma la Nasa comincia una vera e propria caccia all’uomo nei loro confronti. La verità verrà alla luce solo grazie a Caulfield, un giornalista che pian piano – e rischiando la vita – scopre come sono andate la cose.

Il terzo film di Hyams – ma il primo edito in Italia – comincia come un classico prodotto sulle avventure spaziali, si trasforma in un thriller d’inseguimento e, senza mai snobbare quest’ultima componente, diventa un potente apologo sul potere politico e sulla veemenza dei media. Prendendo spunto dalle voci che davano per fasullo l’atterraggio sulla Luna del ’69, Hyams dirige una parabola molto attuale che, anche a distanza di quasi quarant’anni, non perde minimamente il suo smalto satirico e critico verso l’arrogante società americana. La sceneggiatura, siamo tutti d’accordo, perde qualche colpo a livello di verosimiglianza, ma la struttura della pellicola è originale e Hyams dimostra di avere un buon talento visivo capace di impilare immagini suggestive e affascinanti, merito anche del formato panoramico: si pensi allo studio televisivo in cui si inscena l’atterraggio, ai piani lunghissimi in cui riprende gli uomini nel deserto (che si contrappuntano al deserto marziano che gli astronauti non vedranno mai), alle sequenze in cui gli elicotteri governativi si osservano come fossero uomini. Ma il regista dimostra di avere anche un ottimo senso del racconto – mai una caduta di ritmo –  condito con una buona dose di spettacolarismo hollywoodiano che, per una volta, non appare affatto banale. E anche il montaggio di James Mitchell rifiuta la classicità e si rivela molto innovativo e funzionale alla storia. È un film che non sarebbe dispiaciuto ad Alfred Hitchcock, così riuscito nella sua suspense senza tregua. Dialoghi ben scritti, caratterizzazioni verosimili e coerenti, messaggio “morale” finale che non sfigura. E un gruppo di attori eccezionale guidato da un Elliot Gould, ironico e fanfarone, più in forma che mai. Irresistibile cameo di Telly Savalas nel ruolo del pilota del biplano. Originale ed intelligente, è da non perdere per chi ama X- Files e le tesi complottistiche sui nostri beneamati governi.  Al pubblico piacque, la critica lo bocciò inspiegabilmente.

Per questo, pur non essendo nel nostro stile, vorremmo pubblicare a livello esemplificativo una becera recensione di questo film scritta dal presunto critico Massimo Bertarelli, su un numero del presunto giornale “Il Giornale” del 2001, recensione che troviamo offensiva e senza acchito sulla realtà: “Assolutamente inverosimile, anche se avvincente intrigo fantapolitico che si scatena con evidente livore contro il Palazzo americano. Cia, Nasa, Casa Bianca, tutti corrotti, sostiene Peter Hyams, sceneggiatore e regista ideologicamente prevenuto. Insomma un film che è un po’ come il radar di Ustica: vede soltanto ciò che gli fa comodo”. Ecco, noi la pensiamo all’esatto contrario su tutto.

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