Cadaveri eccellenti

Regia di Francesco Rosi

con Lino Ventura (Ispettore Amerigo Rogas), Renato Salvatori (commissario di Polizia), Max Von Sydow (presidente Riches), Alain Cuny (Giudice Rasto), Fernando Rey (ministro della Sicurezza), Charles Vanel (Procuratore Varga), Francesco Callari (Giudice Sanza), Paolo Bonacelli (dottor Maxia), Tino Carraro (capo della Polizia), Marcel Bozzuffi (l’ozioso), Maria Carta (Signora Cres), Luigi Pistilli (Cusano), Tina Aumont (la prostituta), Paolo Graziosi (Galano), Anna Proclemer (signora Nocio), Alfonso Gatto (Nocio), Florestano Vancini (dirigente del Pci).

PAESE: Francia, Italia 1976
GENERE: Grottesco
DURATA: 127′

In una regione del sud muoiono tre magistrati. L’ispettore Rogas, incaricato delle indagini, tralascia gli ambienti del terrorismo di sinistra indicatogli dai superiori e scopre un complotto governativo di cui tutti i notabili – giudici, vescovi, ministri – fanno parte. Verrà ucciso in un museo appena prima di raccontare tutto ad un segretario del Pci: i compagni di quest’ultimo, pur conoscendo la verità, non ne approfittano perché giudicano prematura una loro conquista del potere.

Tratto dal romanzo Il contesto di Leonardo Sciascia (1971), il decimo film e mezzo di Francesco Rosi è un apologo politico sulla strategia della tensione e, conseguentemente, sul potere. Il regista mantiene l’indeterminatezza del libro – siamo in un paese del meridione, ma non sappiamo quale – ma ne modifica lo spirito di fondo (il sottotitolo del racconto è “una parodia”) in nome di un pessimismo radicale che, più che puntare al grottesco, assurge alla metafisica. La frase finale del segretario del Pci, “la verità non è sempre  rivoluzionaria”, scatenò l’ira di molti critici sinistrorsi: in realtà Rosi, che sicuramente di destra non è mai stato, voleva lanciare un messaggio preciso rivolto ai partiti popolari che, alla luce del periodo storico in cui uscì il film, sembravano aver smarrito lo smalto e quindi incapaci di captare le esigenze degli elettori. La regia accentua con originalità la sensazione di angoscia e instabilità propria della sceneggiatura (di Rosi, Tonino Guerra e Lino Iannuzzi): i protagonisti sono spesso ripresi in campo lungo e con obbiettivi grandangolari, una scelta che evidenzia la piccolezza degli uomini dinnanzi alla maestosità dei palazzoni barocchi in cui transitano e che ricalca anche visivamente l’idea di “soffocamento” – del potere, rappresentato proprio dagli edifici, sulle persone – che impregna il film e la tormentata storia del protagonista. Non solo: un’invidiabile uso della profondità di campo staglia i volti degli uomini sui fondali e i soffitti e ne distorce le proporzioni in nome di un simbolico “schiacciamento” visivo e concettuale. Da applausi è l’interpretazione di Ventura, così come la fotografia semi- espressionista ed onirica di Pasqualino De Santis. Proprio per questo la sequenza dell’inseguimento notturno assume spiazzanti toni da incubo rari nel panorama del cinema nostrano. Al di là dei motivi tematici che lo percorrono, Cadaveri eccellenti resta un caposaldo del cinema di Rosi per il suo ritmo, la sua scorrevolezza e la sua spietata attualità. Molti faticano ancora oggi ad ammetterne l’innovazione narrativa e visiva – qualcuno dice che molto, almeno a livello formale, si è già visto in film analoghi come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) – ma è indiscusso che qualunque film venuto dopo  che narri le aberrazioni del potere, almeno in Italia, deve qualcosa a quest’opera incompresa di un grande autore spesso sottovalutato. Anche perché è un film indiscutibilmente scomodo da ambo le parti, e lo è ancora oggi: Rai Tre fu l’unico canale a trasmetterlo, e lo fece solo una volta e a tarda notte. Peccato. Il pubblico e la critica dovrebbero ricordare più spesso che tra la “F” di Fellini e la “V” di Visconti c’è pure la “R” di Rosi. Vinse comunque due importanti David di Donatello (film e regia) nel 1978.

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2 risposte a Cadaveri eccellenti

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