The Hole in 3D

(The Hole)

Regia di Joe Dante

con Chris Massoglia (Dane Thompson), Haley Bennett (Julie Campbell), Nathan Gamble (Lucas Thompson), Teri Polo (Susan Thompson), Bruce Dern (“Creepy Carl”/ Carl “Crepacuore”), Quinn Lord (Annie Smith), John Desantis (padre mostruoso), Doug Chapman (padre normale), Mark Pawson (Travis), Peter Shinkoda (poliziotto).

PAESE: USA 2010
GENERE: Horror
DURATA: 92′

Appena trasferitisi con la madre, due fratelli scoprono in cantina una botola profondissima da cui escono le loro più recondite paure. Con l’aiuto di una bella vicina di casa, riusciranno ad affrontare i terribili incubi.

Joe Dante, conosciuto dai più per aver fatto Gremlins (1984), è uno dei pochi cineasti di horror movie che può essere definito un autore/ artigiano: gira solo i film che vuole, li cura in prima persona nei minimi dettagli, non accetta compromessi – e questo gli costa i favori della grande industria – e, soprattutto, predilige storie leggibili su molteplici livelli che vanno oltre la semplice nozione di spavento. Proprio come l’amico John Carpenter, e infatti entrambi faticano a lavorare nello “standardizzato” panorama hollywoodiano. Infatti, è solo appoggiandosi ad una piccola casa produttrice (la Bold Films) che Dante trova assoluta serenità creativa e firma il suo film più maturo e perfetto. The Hole fa propria l’abusata metafora del “buco” e, rileggendola, si presenta come un horror d’autore che è in realtà una fiaba dark, un vero film di paura per tutta la famiglia – forse il primo, e senza una goccia di sangue: spaventando in modo sano ma efficace (il film in alcuni passi è davvero terrorizzante), la storia fa paura per insegnare a non averne. Come? Affrontandola, ovvio. Con una sceneggiatura – di Mark L. Smith – molto semplice ma scattante e precisa, Dante fa sua la citazione di Roberto Benigni quando dice che “le favole insegnano a grandi e piccini non che i draghi esistono – in quanto i bambini già lo sanno – ma che si possono sconfiggere”. Ironico e citazionista, è un film che può essere analizzato da diversi punti di vista: sociale, antropologico, psicanalitico, politico. Ben lontano dall’estetica orrorifica videoclippara di Michael Bay e soci, il regista ha ideato una preziosa confezione filmica che esalta l’antirealismo dantesco (di Joe, non di Alighieri, nonostante le analogie si sprechino) tramite la costruzione di immagini surreali che si compongono di colori caldi e accesi come quelli dei disegni dei bambini. La bella fotografia di Theo van de Sande coniuga l’estro visionario del regista con suggestioni iconografiche particolari ed affascinanti: e così si va dalla casa inquadrata come quella di un noto quadro di Magritte a paradossi spaziali degni dell’opera di Escher, fino al bellissimo incubo finale (Alice nel paese degli incubi?) che mescola l’espressionismo tedesco, i quadri di Dalì e il kitsch di Beetlejuice. Con un budget evidentemente risicato, Dante mostra tutto il suo ingegno e sfrutta a pieno ogni risorsa disponibile, anche ridotta, assurgendo ad essere l’ultimo George Méliès della storia del cinema. E che paura i movimenti della bambina, realizzati con un rudimentale ma efficace stop- motion!  Uscito in un discreto 3D non fondamentale per il buon risultato. Troppo intelligente per essere apprezzato dal pubblico, troppo candido per essere ben voluto dalla critica. Peccato, perché Dante meriterebbe molto più affetto di quello che abitualmente riceve dagli spettatori. Belle musiche di Javier Navarrete, ottime intepretazioni dei tre giovani protagonisti.

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Una risposta a The Hole in 3D

  1. cinefobie ha detto:

    Uhm.. questo film non mi è proprio piaciuto. Mi è sembrato impacchettato per fornire allo spettatore soltanto qualche buon effetto 3d. niente più. tutta roba già trita e ritrita, a mio avviso.

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