Fandango

(Fandango)

Regia di Kevin Reynolds

con Kevin Costner (Gardner Barnes), Judd Nelson (Phil Nicks), Sam Robards (Kenneth Waggener), Chuck Bush (Dorman), Brian Cesak (Lester), Suzy Amis (Donna del sogno), Elizabeth Daily (Judy), Glenne Headly (Trelis), Marvin J. McIntire (Truman Sparks).

PAESE: USA 1985
GENERE: Commedia
DURATA: 95′

Austin, 1971. Cinque universitari, freschi di diploma, partono su una Cadillac turchese e compiono l’ultimo viaggio insieme attraverso il Texas. Due di loro devono partire per il Vietnam, ma solo uno finirà sotto le armi: l’altro fuggirà in Messico come disertore, non prima di aver organizzato un matrimonio epocale per l’amico, “futuro eroe di guerra”.

L’opera prima di Kevin Reynolds (classe 1952) è un film che parla di fuga, amicizia, sogni infranti, con la struttura di un western crepuscolare e lo scheletro del romanzo di formazione on the road. Si inserisce in quel filone tutto al maschile che, narrando avventure post- adolescenziali, parla delle inquietudini di un’America amara che ha spedito i suoi giovani al fronte senza spiegargli il motivo. La sceneggiatura dello stesso regista è abile nell’affrontare i toni della commedia senza mai accantonare la sottile vena malinconica che innalza il film rispetto alla media del genere, una dimensione che sa di attesa prima della tempesta e che diventa una metafora sul passaggio tra infanzia ed età adulta, qui simboleggiata dall’irrompere della guerra nella quotidianità. È meno equilibrato di Un mercoledì da leoni e a tratti perde verosimiglianza indugiando su eccessive sottolineature, ma è innegabile che la storia, oltre che molto divertente, sia emozionante e coinvolgente. La regia di Reynolds e la fotografia sabbiosa di Thomas Del Ruth, oltre a contribuire ad una bella atmosfera da epica della frontiera, filmano stupendi paesaggi desertici e rocciosi che si fanno luoghi mentali, quasi onirici, contagiati dalla fiaba come dal documentario. Forse qualche simbolismo è un po’ banale, ma sarebbe da stolti non ammettere che la vicenda va via liscia come l’olio e annoiarsi è praticamente impossibile. Anche grazie ad un quartetto di attori eccezionali tra cui spiccano lo sbruffone Kevin Costner – nel suo primo ruolo importante – e il “perfettino” Judd Nelson. Almeno due le sequenze da antologia: il lancio di Phil col paracadute che non si apre (il personaggio dello scalcagnato pilota dell’aeroplanino è caratterizzato in modo irresistibile) e il finale in cui si balla il fandango del titolo. Colonna sonora da dieci e lode: dai Cream a Elton John, dagli Steppenwolf di Easy Rider alla bellissima Can’t find my way homedei Blind Faith, che riassume tramite la musica l’ambivalenza delle diverse scelte dei due protagonisti. Belle invenzioni visive, ottimo ritmo, inarrestabile energia: ingiustamente sottovalutato da pubblico e critica (specialmente in America), è un ottimo film sulla libertà, magari non originalissimo ma perfettamente riuscito. Sponsorizza Steven Spielberg.

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