Matrix

(The Matrix)

Regia di Andy Wachowski, Larry Wachowski

con Keanu Reeves (Neo), Laurence Fishburne (Morpheus), Carrie- Anne Moss (Trinity), Hugo Weaving (Agente Smith), Gloria Foster (L’Oracolo), Joe Pantoliano (Cypher), Julian Arahanga (Apoc), Marcus Chong (Tank), Belinda McClory (Switch), Anthony Ray Parker (Dozer), Matt Doran (Mouse), Paul Goddard (Agente Brown).

PAESE: USA, Australia 1999
GENERE: Fantastico
DURATA: 131′

Di giorno impiegato in una ditta di computer e di notte hacker mercenario, il giovane Thomas Anderson detto Neo scopre, aiutato dall’ambiguo Morpheus, che la realtà che vediamo ogni giorno non è altro che una simulazione operata dal programma virtuale Matrix, tramite il quale le “macchine”, vincitrici di una guerra epocale, controllano gli uomini e li utilizzano come pile per alimentarsi. Approdato nel mondo reale, Neo dovrà fare i conti sia con “virus” minacciosi detti Agenti, sia con le aspettative di Morpheus che si è convinto che lui sia l’eletto, l’unico in grado di affossare il potere tecnologico e ridare libertà agli umani.

Grandioso successo al botteghino e cult assoluto all’alba del terzo millennio, Matrix è un film unico nel suo genere perché tratta un qualcosa di mai visto sul grande schermo. I geniali fratelli Wachowski firmano la pellicola della loro vita con grande sagacia ed ambivalenza d’intenti: se infatti da un lato si dimostrano sfacciatamente interessati al botteghino – inscenando un’azione innovativa ma immersa negli stereotipi hollywoodiani – dall’altro scrivono un film stracolmo di riferimenti intellettuali che solleticano anche lo spettatore più difficile e acculturato. Il canovaccio di base non è altro che una rielaborazione attualista del mito della caverna di Platone, passando per la rivisitazione cartesiana del “cogito ergo sum” e approdando alle teorie moderne del filosofo sociologo francese Jean Badrillard sui “simulacri”, non a caso prontamente citati anche all’interno del film. Senza dimenticare il saggio Cervelli in una vasca di Hilary Putnam, molto vicino alla trama almeno nella concezione della condizione umana sotto le macchine. Ma sono infinite le citazioni e le ispirazioni che compongono la sceneggiatura: da quelle religiose (si pensi ai nomi, da Morpheus a Trinity, fino a Cyphers = Lucipher, Lucifero) a quelle storiche (la nave di Morpheus si chiama Nabuccodonosor come il re babilonese), da quelle sociologiche a quelle antropologiche, il tutto condito da uno spirito simile a quello dei fumetti. Proprio per questo motivo è un film che si può leggere su molteplici livelli: il trionfo della ragione? O l’arrivo del messia? Il messaggio di Matrix è talmente universale e condiviso da prestarsi a una serie infinita di chiavi di lettura.

I Wachowski lo costruiscono come un noir piovoso alla Blade Runner, poi lo trasformano in un kolossal fantascientifico e infine ne svelano lo spirito fracassone da film d’azione. Si può discutere quanto si vuole sull’uso che fa degli effetti speciali, ma sarebbe da stolti non evidenziarne il ritmo forsennato e la genialità di fondo. Molte le immagini che non si scordano: dai campi di uomini utilizzati come generatori di corrente all’addestramento dello straniato Neo, dai viaggi della Nabucco nel ventre della Terra distrutta allo scontro finale tra il perfido Agente Smith (un nome come tanti, a rappresentare la standardizzazione della società) e l’eletto Neo. Ben prima dei kolossal con sottofondo socio- politico di Christopher Nolan, i Wackowski conciliano con precisione l’ottica hollywoodiana e i messaggi forti che scuotono l’animo. “Svegliamoci”, sembrano suggerirci, “usciamo dalla caverna e affrontiamo la verità”. E occhio alla troppa tecnologia! A chi lo attacca dicendo che non è altro che una fiera degli effetti speciali, vorremmo porre la seguente questione: in che modo si sarebbe potuta inscenare una storia simile senza utilizzarli? Se mai gli si può criticare la messa in scena degli scontri, innovativa nell’uso che fa del ralenti ma un po’ troppo di maniera dal punto di vista filmico. Musiche rock e metal di alto livello, tra cui la bellissima Wake Up dei Rage Against the Machine. Attori misconosciuti ma perfettamente in parte, anche il poco espressivo Reeves in un ruolo che si addice alla sua essenziale recitazione. Regia originale che qualche volta sfocia nel virtuosismo fine a sé stesso. Con due seguiti, perdibili per quanto riguarda la forma ma fondamentali per sapere come va a finire la storia. Da vedere e rivedere, anche perché ogni volta ci si accorge di qualcosa che era sfuggito alla visione precedente.

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4 risposte a Matrix

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  4. Massimiliano Greco ha detto:

    quanti conigli bianchi!

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