Ogni maledetta domenica

(Any Given Sunday)

Regia di Oliver Stone

con Al Pacino (Tony D’Amato), Cameron Diaz (Christina Pagnacci), Dennis Quaid (Jack Rooney), James Woods (Dottor Harvey Mandrake), Jamie Foxx (Willie Beamen), Matthew Modine (Dottor Ollie Powers), Aaron Eckhart (Nick Crozier), John C. McGinley (Jack Rose), Ann-Margret (Margaret Pagnacci), Lela Rochon (Vanessa Struthers), Lauren Holly (Cindy Rooney), Jim Brown (Montezuma Monroe), Charlton Heston (Commissario), Oliver Stone (Tug Kowalski), Lawrence Taylor (Luther Lavay), LL Coll J (Julian Washington), Andrew Bryniarski (Patrick Kelly).

PAESE: USA 1999
GENERE: Drammatico
DURATA: 150′

Ascesa, caduta e rinascita della promessa del football americano Willie Beamen. Intorno a lui una galleria svariata di personaggi: il vecchio e saggio coach Tony D’Amato, la nuova antipatica proprietaria Christina, il quarterback stagionato Rooney, allenatori, mogli, figli, prostitute, giornalisti.

Il sottotitolo che Stone avrebbe potuto inserire in questo film potrebbe essere tranquillamente “una storia americana”. Senza l’occhio antropologico di Scorsese né il lirismo appassionato di Altman, il regista firma un kolossal corale in cui lo sport si fa metafora – visiva e tematica – della guerra, e più in generale dell’intera società, una società che come lo sport e la guerra si basa sullo scontro e il desiderio di supremazia. Il microcosmo sportivo è un pretesto che Stone utilizza per illustrare e denunciare le aberrazioni della nostra epoca (perdita di valori, rifugio nel sesso senza amore e nella droga, sfarzo provocato dalla fama, giornalismo insensibile e spietato, gli idolatri del Dio denaro), analizzando ancora una volta il bisogno innato dell’uomo di fare del male ai propri simili. Pur immerso negli stereotipi, il carnet di personaggi è vasto e spesso centra il bersaglio: dalla figura del disilluso Tony, che vorrebbe “più sport e meno soldi” a quella della spietata Christina (ma non è forse più spietata la moglie di Rooney, che lo costringe a giocare anche se ferito?). Forse il personaggio meno riuscito è proprio il Beamen di Jamie Foxx, in quanto compie un percorso piuttosto banale che culmina in un semplicistico messaggio finale (“conosci pure il male, ma poi torna coi piedi per terra e alle piccole cose”). Resta comunque uno dei film più curati di Stone, almeno a livello tecnico: ogni partita è coreografata in modo ineccepibile per essere simile ad una sequenza di guerra dal montaggio fin troppo forsennato (ma Stone ha in mente i gladiatori, non i parà americani: lo stadio è molto simile al Colosseo), le musiche che accompagnano la storia sono azzeccate e fanno il loro dovere, la lunga durata snerva ma contribuisce ad un avvicinamento all’epica. E proprio questo è Ogni maledetto domenica, un film epico: sia perché disegna l’affresco di un intera comunità che ruota intorno ad una palla ovale, sia perché ogni singola sequenza “di lotta” attinge dall’iconografia classica e si lancia verso l’infinito del “mito”. Cast eccezionale, pienissimo di nomi noti che interpretano anche piccoli ruoli. La sceneggiatura funziona meglio nella commedia che nel melodramma. Moralista e un po’ didattico, è comunque un film onesto e riuscito. Come tutti i prodotti di Stone, del resto, un regista che vorrebbe essere ricordato come un poeta che non si accorge di essere un maestro nella prosa. Bellissimo il discorso di Tony alla squadra.

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2 risposte a Ogni maledetta domenica

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