Robin Hood: un uomo in calzamaglia

(Robin Hood: Men in Tights)

Regia di Mel Brooks

con Cary Elwes (Robin Hood), Richard Lewis (Principe Giovanni), Roger Rees (Sceriffo), Amy Yasbeck (Marian), David Chappelle (Etcì), Isaac Hayes (Starnì), Eric Allan Kramer (Little John), Tracey Ullman (Latrina), Mark Blankfield (Bellosguardo), Mel Brooks (Rabbino Tuckman), Dom DeLuise (Don Giovanni), Matthew Porretta (Will “Rossella” O’Hara), Megan Cavanagh (Brutilde), Patrick Stewart (Re Riccardo).

PAESE: USA 1993
GENERE: Comico
DURATA: 103′

Evaso da una prigione araba durante le coricate, il baldo Robin di Locksley torna – a nuoto – alla natia Ruttingham e combatte il perfido principe Giovanni, in attesa che torni l’amato Riccardo Cuor di Leone.

Dopo il minore ma pregevole Una vita da cani (1991), Brooks ritorna sul binario del comico- demenziale- parodico che aveva inaugurato nel ’87 con Balle spaziali. Il suo decimo film è impostato infatti sullo stesso umorismo frivolo che aveva contraddistinto la parodia di Guerre Stellari, anche se questa volta l’oggetto della beffa è il Robin Hood: Principe dei ladri di Kevin Reynolds. Ma non solo: Brooks cita, omaggia, deride qualunque film che gli venga in mente, ma raramente dimostra di saper ancora fare ironia e comicità intelligenti. Auto citarsi alla follia – nei dialoghi si parla di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e La pazza storia del mondo – ed affidare le risate ad un umorismo rozzo diventa sinonimo di mancanza di idee. Insomma, per apprezzarlo si deve essere quanto meno di bocca buona. Non che non si rida, comunque: molte sequenze funzionano e divertono, qualche caratterizzazione è riuscita (Brutilde, Latrina, il rabbino Tuckman dello stesso Brooks) e alcune battute non si dimenticano facilmente. Una spruzzatina di sano meta- cinema per accontentare gli intellettuali e il gioco è fatto. Resta da domandarsi se ne vale la pena. Tracey Ullman interpreta la Strega, Dom DeLuise fa il verso al Brando de Il padrino e Patrick Stewart è il Re Riccardo meno credibile della storia. La gag più riuscita è quella sul vero nome dello sceriffo, “Smerdino”. Proprio alla luce di ciò, Brooks dovrebbe forse porsi qualche domanda.

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