Blade

(Blade)

Regia di Stephen Norrington

con Wesley Snipes (Blade), Stephen Dorff (Frost), Kris Kristofferson (Abraham Whistler), N’Bushe Wright (Dr. Karen Jenson), Donal Logue (Quinn), Udo Kier (Lord Dragonetti), Arly Jover (Mercury), Kevin Patrick Walls (Krieger), Tim Guinee (Dr. Curtis Webb), Sanaa Lathan (Vanessa Brooks), Eric Edwards (Pearl), Kenny Johnson (Dennis), Traci Lords (Racquel).

PAESE: USA 1998
GENERE: Fantastico
DURATA: 116′

Mezzo uomo e mezzo vampiro, il fortissimo Blade caccia i succhiasangue che popolano la notte. Lo aiutano il fido inventore Whistler e la grintosa dottoressa Jenson. Loro nemico giurato è il diacono Frost, vampiro mezzosangue che vuole rompere il patto di non belligeranza tra umani e vampiri, far progredire la sua razza e conquistare il mondo.

Ispirandosi al fumetto Marvel Blade, lo sceneggiatore David S. Goyer e il regista Norrington portano sullo schermo uno degli eroi più interessanti nati sotto la benedizione di Stan Lee (il fumetto è di Marv Wolfman, testi, e Gene Coleman, disegni). Senza ambizioni realistiche, il film vale perché non vuol’essere nulla di diverso dallo status che l’ha visto nascere: un fumetto. Supereroe misterioso senza poteri magici, Blade è un protagonista decisamente originale, misterioso, violento, ma simpatico. Queste le componenti che fanno di questo primo capitolo della saga un robusto action movie di medio costo molto più apprezzabile di molti kolossal sui generis. Goyer usa l’arma dell’ironia e imbastisce un intreccio affatto banale, preciso come un orologio svizzero che si ingolfa soltanto negli ultimi dieci minuti, in cui la risoluzione è quantomeno ovvia.

Si può parlare dei suoi difetti quanto si vuole, ma è indubbio che il ritmo c’è, il personaggio acquista spesso un’aurea epica – merito anche delle sue battute da “duro” – e la regia di Norrington riserva piacevoli sorprese. Si pensi alla sequenza dell’inseguimento del poliziotto (rinvelocizzata e decisamente vintage nell’uso del “trasparente”) o alle scene in cui mima lo stordimento dei personaggi. E che dire dell’intro in discoteca, perfetto equilibrio tra estetica da videoclip, massacri ala Tarantino e coreografie dell’action orientale, o del finale ambientato in Russia? Norrington non sfugge certo agli stereotipi dal genere, ma si vede che ha classe e che probabilmente si formerà. Bella la fotografia di Theo van de Sande e ottime le scelte scenografiche di Kirk M. Petruccelli, che contamina gli asettici rifugi dei vampiri col rosso del sangue. E Snipes è ironico e perfettamente aderente al personaggio.

Che dire? Non è un film indimenticabile, lungi da noi, ma mette d’accordo pubblici diversi (amanti dell’action, estimatori del fantasy, lettori di comics, romantici vampirizzati) e diverte. Cos’altro si può chiedere ad un film tratto da un fumetto?

 

 

 

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