Bad Boys

(Bad Boys)

Regia di Michael Bay

con Martin Lawrence (Marcus Burnett), Will Smith (Mike Lowry), Téa Leoni (Julie Mott), Tchéky Karyo (Fouchet), Joe Pantoliano (Capitano Howard), Theresa Randle (Theresa Burnett), Marg Helgenberger (Allison Sinclair), Saverio Guerra (Chet), Frank John Hughes (Casper), Emmanuel Xuereb (Eddie Dominguez).

PAESE: USA 1995
GENERE: Poliziesco
DURATA: 116′

Miami. I poliziotti afroamericani Burnett e Lowry si scambiano d’identità per incastrare un ricco spacciatore francese che ha rubato 100 milioni di dollari d’eroina da un magazzino della polizia. Li aiuta una bella prostituta, unica testimone in grado di riconoscere il criminale.

Grande successo di pubblico nella stagione ’95 – ’96, Bad Boys è un poliziesco d’azione inverosimile e fracassone che unisce elementi disparati per piacere a qualunque tipo di pubblico (specialmente afroamericano). La sceneggiatura si basa sull’abusata formula del buddy cop – colleghi poliziotti che si combattono a ritmo di gag verbali – e l’idea di partenza pare già vecchia ancor prima di essere messa in campo. In più, ci si mettono la regia di un esordiente Michael Bay, che fonda tutto su un’estetica opulenta da videoclip commerciale, e le direttive dei produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer, tra i più reazionari di Hollywood, adoratori soltanto della logica da pop corn. E infatti la storia è banale, sono banali (per non dire totalmente inverosimili) gli sviluppi della vicenda, anche Will Smith è sprecato in un ruolo da superfico. Gli sceneggiatori buttano dentro elementi di Miami Vice e Starsky e Hutch conditi con humor greve e scene d’azione confusionarie che paiono evidentemente più curate di tutto il resto, storia e personaggi compresi. “Anche il rapporto tra i due agenti fa acqua; sono troppo visibilmente buoni, troppo infantili, non sembrano persone di questo mondo, sembrano usciti da un cartone animato.” (Giovanni Bogani). Bay tenta di essere il più comico possibile, ma non sa cosa sia l’ironia: il film si prende troppo sul serio, diventa spesso involontariamente ridicolo, e per questo sprofonda nel maelstrom della “boiata pazzesca”. È innegabile che comunque abbia un buon ritmo: peccato che non di solo ritmo vivano i bei film.

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