Chi ha incastrato Roger Rabbit

(Who Framed Roger Rabbit)

Regia di Robert Zemeckis

con Bob Hoskins (Eddie Valiant), Christopher Lloyd (Giudice Morton), Joanna Cassidy (Dolores), Alan Tilverin (R. K. Maroon), Richard LeParmentier (Tenente Santino), Stubby Kaye (Marvin Acme), Joel Silver (Raoul), Paul Springer (Augie), Richard Ridings (Angelo).

PAESE: USA 1988
GENERE: Fantastico
DURATA: 103′

Nella Los Angeles del 1947, in cui uomini e cartoni animati coesistono e lavorano insieme ai film d’animazione, il detective alcolizzato Eddie Valiant è incaricato da un produttore di provare che Jessica Rabbit, moglie del coniglio Roger, è una fedifraga senza scrupoli. Ma l’amante della vamp viene trovato ucciso, e i sospetti dello spietato giudice Morton cadono sull’inerme coniglio.

Trionfo al botteghino e unanime successo di critica, il sesto film di Robert Zemeckis – prodotto dalla Disney e dalla Amblin di Spielberg, distribuito dalla Warner Bros – è il più riuscito esempio di mescolanza tra cartoni animati e uomini in carne ed ossa che il cinema abbia mai saputo sfornare. L’incredibile valore tecnico degli effetti speciali l’ha fatto diventare una pietra miliare della cinematografia mondiale: meritatamente, perché mai nessun’altra pellicola ne ha raggiunto la perfezione visiva, la freschezza, l’originalità.

Dunque, come sostengono tutt’oggi molti recensori, un film in cui l’effetto speciale è protagonista e la storia è secondaria? Sì e no. Da un lato Zemeckis e i suoi sceneggiatori non sembrano troppo interessati a concepire un intreccio con sviluppi originali; la trama, certo, è di per se “nuova”, ma lo è più che altro per l’inedita amalgama di due mondi diversi: lo sviluppo degli eventi, specialmente nell’ultima mezz’ora, è quanto meno prevedibile. Dall’altro lato però il film è anche un ricco e godibilissimo ricettario di citazioni ed omaggi al cinema e alla sua Storia, e non a caso la storia è ambientata in quegli anni ’40 del periodo d’oro di Hollywood. Più che un omaggio all’animazione, è un omaggio al cinema americano, alle sue strutture produttive, alle sue atmosfere fittizie che rispecchiavano però la realtà esterna di città come Los Angeles: e infatti, sotto il vestito del fantasy, Zemeckis gira un noir, in cui un detective privato problematico deve aver a che fare con la polizia corrotta, una femme fatale, una cameriera che lo ama. La contaminazione dei generi è totale, ma non è mai fine a sé stessa e anche la più piccola parentesi thriller o melò non stona affatto col resto del film.

E poi non si può negare che la sceneggiatura – pur non priva di buchi o incongruenze – sia davvero molto, molto divertente, e l’accumulo forsennato di gag non è mai fine a se stesso. Molte infatti le scene che non si dimenticano: dai lamenti di dolore di Roger Rabbit – che muovendo velocissimamente lo foto del tradimento della moglie spiega con semplicità come si crea non solo il cartone animato, ma tutta la magia del cinema – all’incontro a casa di Valiant con le faine, dalla corsa su Benny il Taxi allo scontro finale col cattivissimo giudice Morton. Non si tratta di un film per bambini: certo, lo possono apprezzare anche i più piccoli, ma i continui giochi di rimandi e citazioni sono tutti per gli adulti.

Grazie alla colossale coproduzione, si vedono per la prima volta insieme personaggi di mille cartoni diversi, da Bugs Bunny a Topolino, da Betty Boop a Dumbo. Zemeckis è a modo suo un pioniere, ma non di quelli che usano gli effetti in maniera totalmente gratuita: è piuttosto un moderno Méliès, che utilizza i progressi della tecnica senza mai dimenticare l’amore per il cinematografo. Ancora oggi resta un tripudio di colori (fotografia di Dean Cundey), di invenzioni visive, di trovate filmiche: e ancora oggi conserva tutto il suo fascino, rimanendo sempre e comunque un film imperdibile. La seconda parte perde qualche colpo e accumula troppo per ridondanza, ma la prima ora fila via liscia come un treno ad alta velocità. Grande Bob Hoskin, attore troppo spesso sottovalutato, istrionico Christopher Lloyd. Il cartoon iniziale, in stile Warner anni ’50, è una chicca senza tempo. Liberamente tratto da un romanzo di Gary Wolf, in cui però l’ucciso era lo stesso Roger Rabbit. Musiche di Alan Silvestri. Nel titolo originale la parola “framed” significa sia “incastrato”, sia “fotogrammizzato” (da “frame” che vuol dire fotogramma).

Non perdetevelo!

 

 

 

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2 risposte a Chi ha incastrato Roger Rabbit

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