Mars Attacks!

(Mars Attacks!)

Regia di Tim Burton

con Jack Nicholson (Presidente James Dale/ Art Land), Glenn Close (Marsha Dale), Annette Bening (Barbara Land), Rod Steiger (Generale Decker), Lukas Haas (Ritchie Norris), Sylvia Sidney (Nonna Florence), Pierce Brosnan (Professor Donald Kessler), Martin Short (Jerry Ross), Jim Brown (Byron Williams), Sarah Jessica Parker (Nathalie Lake), Michael J. Fox (Jason Stone), Natalie Portman (Taffy Dale), Pam Grier (Louise Williams), Tom Jones (Se stesso), Danny DeVito (Giocatore d’azzardo), Paul Winfield (Generale Casey), Jack Black (Billy Glenn Norris), Lisa Marie (Ragazza aliena), Barbet Schroeder (Maurice), Brian Haley (Mitch), Joe Don Baker (Mr. Norris), O-Lan Jones (Sue Ann Norris), Christina Applegate (Sharona).

PAESE: USA 1996
GENERE: Fantascienza
DURATA: 103′

I marziani invadono la Terra. Mentre disparati personaggi – tra cui un imbelle presidente USA, un generale guerrafondaio, un ex pugile e Tom Jones – tentano di arginare l’invasione, il giovincello Ritchie scopre, grazie alla nonna un po’ schizzata, che l’unica arma per battere gli alieni è propinargli la musica country.

Settimo film di Burton, tratto da una serie di figurine uscite nel 1962. È una divertente, grottesca e cinica commedia nera che sbeffeggia la società americana e i suoi “mostri”, molti di essi ben peggiori degli invasori spaziali. Non solo: è anche una critica presa per i fondelli dei catastrofici odierni, pieni di buoni sentimenti ed eroi solitari dalla vivida moralità. Burton attinge un po’ dal suo cinema di ieri, un po’ dal comico demenziale e centra il bersaglio con un film che, pur non raggiungendone la perfezione, si avvicina allo spirito de Il dottor Stranamore, peraltro prontamente citato in più di una sequenza. Democratico liberal, Burton ne ha un po’ per tutti e spara a zero su presidenti, repubblicani, democratici, pacifisti, fanatici new age, esercito, ricchi, middle class, yuppies forsenatti, nani e ballerine. Non tutte, ma molte frecciate centrano il segno e la regia di Burton – impegnata ad orchestrare svariati siparietti con moltissimi personaggi, alcuni destinati a incontrarsi, altri no – si rivela quantomeno originale e preparata per la “grande occasione”.

Il regista diventa un “camaleonte” che imita stili, forme e musiche (di Danny Elfman, non al suo meglio) dei film di fantascienza anni ’50, quelli per intenderci in cui gli alieni cattivi invadevano il mondo in piena guerra fredda: gli effetti speciali sono perfetti nel loro essere volutamente posticci, le battute e le azioni dei personaggi sembrano omaggiare con ironia i b- movies di Ed Wood – già prontamente raccontato da Burton nella sua opera precedente – mentre le trovate visive strizzano l’occhio a centinaia di pellicole del passato. Col gusto dello sberleffo e uno spirito fortemente anarcoide, il film non ne ha per nessuno, e la riflessione di Miss Land, per quanto un po’ banalotta, svela il lato serio della pellicola e il suo conseguente messaggio: l’umanità non merita di essere salvata. E il finale, con un’America da ricostruire in mano a giovani virgulti e agli “sfigati”, è da un lato poco burtoniano nel suo essere troppo consolatorio e poco cinico rispetto al corpo del film, dall’altro perfettamente inscrivibile nell’ opera del regista, in cui gli emarginati e i disadattati sono gli unici a mostrarsi “umani” rispetto alla massa.

Rimane comunque uno dei Burton del vecchio millennio più riusciti: spudoratamente cattivo, impietosamente cinico, maledettamente divertente. Menzionare tutti i personaggi sarebbe faceto (basti sapere che in un cast con più di 40 attori “che parlano”, almeno una quindicina erano già star affermate e quasi tutti gli altre lo sarebbero diventate): ci limitiamo a sottolineare l’interpretazione alla Peter Sellers di Jack Nicholson, impegnato in due ruoli, della mitica Sylvia Sydney (al suo ultimo film) nel ruolo della nonnina “salva mondo” e di un autoironico Tom Jones che si beffa di sé stesso. La prima parte funziona a meraviglia, la seconda perde qualche colpo a livello narrativo. Andato malissimo in patria, il film ha trovato il giusto successo nei circuiti europei, mentre la critica continua tutt’oggi ad essere spaccata in due.

Secondo noi, perderselo sarebbe un grande errore.

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