Hellboy

(Hellboy)

Regia di Guillermo Del Toro

con Ron Perlman (Hellboy), John Hurt (Professor Tervor “Broom” Bruttenholm), Selma Blair (Liz Sherman), Rubert Evans (John Myers), Karel Roden (Grigori Rasputin), Doug Jones (Abraham “Abe” Sapien), Jeffrey Tambor (Dottor Tom Manning), Brian Steele (Sammael), Ladislav Beran (Karl Rubrecht Kroenen), Bridget Hodson (Ilsa Haupstein), Corey Johnson (Agente Clay), Brian Caspe (Agente Lime).

PAESE: USA 2004
GENERE: Fantastico
DURATA: 122′

Il redivivo Rasputin tenta con ogni mezzo di commettere il male sulla Terra, e per completare il suo piano vuole servirsi del rosso demone Hellboy. Peccato che questi, trovato dagli americani durante la seconda guerra mondiale, sia divenuto un supereroe buono e combatta per il bene. Lo aiutano la bella Liz, potente telepate, e il simpatico Abe, colto e fortissimo uomo pesce.

Alla quarta regia il talentuoso Guillermo Del Toro decide di portare sullo schermo il fumetto cult di Mike Mignola. Ma, a differenza di molti colleghi illustri, non gira un “film- comic”: conserva le trame e gli spunti della carta stampata – i buoni sono mostruosi, i cattivi persone accettabili – ma li contagia col suo estro visionario e una visione pessimista del mondo, come del resto aveva già fatto con l’ottimo Blade 2. Ne esce un fantasy originale e poco convenzionale, con eroi simpatici e molto “umani”, incline ad uno scavo psicologico che non trascura l’azione. La galleria di personaggi è uno dei suoi punti di forza, ma allo stesso modo si fanno notare le preziose scenografie di Hilton Rosemarin, le belle musiche del nostro Marco Beltrami, la preziosa fotografia di Guillermo Navarro e la calibrata sceneggiatura di Del Toro, Mignola e Peter Briggs . Del Toro non gira film, bensì inventa universi filmici che scaturiscono dalla sua fantasia: e così può permettersi di mescolare Storia, religione, letteratura, mitologia, il tutto condito da una bella dose di ironia grottesca che rende godibile il film e fa del regista un autore vero e proprio, in grado di raccontare sempre la stessa storia – un diverso buono che lotta contro tutti – senza mai sprofondare nell’abisso del già visto. Bravo Ron Perlman (classe 1950), ma la scena gliela ruba spesso il mimo Doug Jones. Grandiosi effetti speciali, sempre funzionali e mai autocelebrativi. Suggestivo e divertente, intelligente e spettacolare. Da vedere.

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