La guerra lampo dei Fratelli Marx

(Duck Soup)

Regia di Leo McCarey

con Groucho Marx (Rufus T. Firefly), Chico Marx (Chicolini), Harpo Marx (Pinky), Zeppo Marx (Bob Roland), Margaret Dumont (Mrs. Teasdale), Raquel Torres (Vera Marcal), Louis Calhern (Ambasciatore Trentino), Edgar Kennedy (Venditore di limonate).

PAESE: USA 1933
GENERE: Comico
DURATA: 66′

Alla morte del suo presidente, lo stato di Freedonia si ritrova in una grave crisi economica. La ricca signora Teasdale promette di riempire le casse dello stato, a patto che come nuovo presidente venga eletto Rufus T. Firefly, un suo uomo di fiducia che governa alternando anarchia e dittatura. Come se non bastasse, l’ambasciatore della vicina Sylvania manda due spie da Firefly per carpirne i segreti. Inevitabile sarà giungere alla guerra, che Freedonia vincerà non si sa bene come.

Sesto film dei fratelli Marx, il primo diretto da un regista di talento. La sua importanza va di pari passo con i capolavori muti di Chaplin. McCarey limita il protagonismo di Groucho – che, comunque, spara le migliori battute della sua carriera – e lascia spazio al “muto” Harpo e alla sua comicità slapstick e impertinente. Il tempo gli ha dato ragione: se infatti oggi alcune (pochissime) battute del baffo appaiono un poco datate, le folli scorribande del biondino riccioluto – che taglia e brucia tutto ciò che vede – rappresentano pezzi imperdibili di comicità corporea, tuttora ai vertici della storia del cinema americano. Con un umorismo caustico e surreale, i quattro fratelli (ultimo film con Zeppo) sparano a zero sulla politica e sui meccanismi della guerra, interpretando uno dei prodotti più squisitamente sinistrorsi e pacifisti che la fabbrica dei sogni abbia mai sfornato.

Peccato che il pubblico, che già sentiva odore di caccia alle streghe e, soprattutto, non riusciva a star dietro ad un’ironia intellettuale così carica di metafore, da subito l’abbia incoronato come uno dei più grandi insuccessi al botteghino. Anche se con pietoso ritardo, è stato poi finalmente rivalutato negli anni sessanta. Rimane uno dei più divertenti film comico- satirici della storia, e ancora oggi si fa notare per il forsennato ritmo delle gag e per qualche pennellata poetica che ne accresce indubbiamente il valore. Celando, ma non troppo, il vero spirito del film: la guerra, e quindi la politica, non sono altro che stupidi balletti comici per decretare chi è più forte dell’altro. I Marx irridono tutto questo, e consacrano il loro piccolo, grande capolavoro sull’altare della risata: una risata che, nei tempi bui in cui fu girato – che somigliano molto ai tempi bui di oggi – appare come un’anarchica e allegra ventata di libertà.

Leggibile su molteplici livelli, forse parecchi in più di quelli che avevano programmato i fratelli stessi. Nel 2000 l’American Film Institute l’ha inserito al quinto posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi: considerato che ai primi quattro ci sono Wilder, Pollack, Kubrick e Allen, il piazzamento non è affatto male. La scena dello specchio rotto – in cui Harpo imita Groucho come se si guardasse allo specchio, che in realtà si è frantumato – oltre che essere stata oggetto di centinaia di citazioni, è uno dei pezzi più belli della storia del cinema mondiale. Da guardare e riguardare, è ancora oggi un ottimo modo per avvicinarsi al surreale e grottesco clima inventato dagli irresistibili fratelli Marx: ridendo, ridendo, e ancora ridendo.

“Siamo nei pasticci amici, correte a Freedonia: tre uomini e una donna sono bloccati in un palazzo. Mandate aiuto! Se non potete mandare aiuto, mandate altre due donne!”

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2 risposte a La guerra lampo dei Fratelli Marx

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