MASH

(M*A*S*H)

Regia di Robert Altman

con Elliott Gould (Capitano John “Razzo” McIntyre), Donald Sutherland (Capitano Benjamin “Falco” Pierce), Tom Skerritt (Capitano Bedford “Duke” Forrest), Sally Kellerman (Maggiore Margaret “Bollore” O’Houlihan), Robert Duvall (Maggiore Frank Burns), Roger Bowen (Tenente Colonnello Henry Blake), René Auberjonois (Padre “Vinsanto” Mulcahy), David Arkin (Sergente Maggiore Vollmer), Gary Burghoff (Caporale “Radar”), Fred Williamson (“Catapulta” Jones), Michael Murphy (Capitano Bradbury).

PAESE: USA 1970
GENERE: Commedia
DURATA: 110′

Durante la guerra di Corea due ufficiali medici ne fanno di tutti i colori in un ospedale da campo. Non gli importa nulla di corte marziale, gradi o regolamenti.

Il quinto film di Altman, tratto dal romanzo omonimo di Richard Hooker, uscì in pieno tempo di contestazioni ed è tutt’ora uno delle opere più antimilitariste e goliardiche della storia del cinema. Non tratta la guerra con ironia, non è propriamente una satira: le inquadrature dei feriti, dei morti, dei mutilati che si alternano ai siparietti comici dimostrano che per Altman la guerra è una cosa seria, spregevole e devastante. Non è nemmeno una farsa. È piuttosto una commedia surreale ed amara che, attraverso le gesta di un gruppo di bontemponi, sbeffeggia l’istituzione dell’esercito e la stupidità della guerra. Non si ride sulla guerra, si ride durante. È come se Full Metal Jacket avesse incontrato Animal House. Le sequenze in sala operatoria non sono quasi mai comiche, come se si volesse sottolineare che la guerra è atroce e c’è poco da scherzare: meglio ridere sui generali, i perfettini, i bigotti. Seppur un po’ datato in alcuni passi, il film si fa ancora oggi apprezzare per la lucida carica sovversiva e per una brillante costruzione sintattica che non perde mai il ritmo e non sbraca mai nel demenziale. E, cosa più importante, è molto, molto divertente. Le sequenze da antologie sono molteplici: dalla rappresentazione iconica (e ironica) de L’utlima cena di Leonardo all’irruzione dei protagonisti nell’ospedale giapponese; dalle partite di golf sul campo di battaglia alla partita di Rugby, in cui i nostri drogano gli avversarsi per trionfare. Irresistibili le frasi che escono dagli altoparlanti dell’ospedale da campo, incomprensibili e comicissime. I titoli di coda sono letti nell’altoparlante stesso, quando il film ancora non è finito. Musiche sagge di Johnny Mandel, montaggio originale di Danford B. Greene. Ma la vera forza è la perfetta sceneggiatura (che si aggiudicò l’Oscar), scritta a sei mani da Laura Kerr, Ring Lardner Jr. e Allen Rivkin. L’acronimo del titolo significa “Mobile Army Surgical Hospital”, ovvero “Ospedale chirurgico da campo dell’esercito”. Il medesimo romanzo diede vita anche ad una omonima serie televisiva, di grande successo anche da noi. Diffidate della versione italiana in dvd: possiede un audio pessimo, che arriva a compromettere addirittura la comprensione di alcune battute. Anarcoide e malinconico, cinico e intelligente, da vedere.

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