Radiofreccia

Regia di Luciano Ligabue

con Stefano Accorsi (Ivan “Freccia” Benassi), Luciano Federico (Bruno), Enrico Salimbeni (Tito), Francesco Guccini (Adolfo), Cristina Moglia (Cristina), Patrizia Piccinini (Marzia), Serena Grandi (Madre di Freccia), Alessio Modica (Iena), Paolo Maria Scalondro (Carlo), Roberto Zibetti (Boris), Davide Tavernelli (Kingo), Manuel Maggioli (Bonanza), Paolo Cremonini (Omero), Ottorino Ferrari (Pluto), Fulvio Farnetti (Virus).

PAESE: Italia 1998
GENERE: Commedia Drammatica
DURATA: 112′

La notte del 20 giugno 1993 Bruno Iori, deejay dell’emittente libera Radiofreccia, annuncia che i microfoni si spegneranno dieci minuti prima che essa compia diciotto anni. Parte così un flashback che racconta la nascita della radio, il perché del suo nome e il significato della sua chiusura anticipata.

Fulminante esordio del cantante Luciano Ligabue, che adatta due racconti del suo libro Fuori ed dentro il borgo. I mutamenti italiani raccontati restando in provincia, una provincia apparentemente più “sana” perchè lontana dalle bombe degli anni di piombo. Tuttavia, non impermeabile al diffondersi della droga e al malessere sociale, di cui, in entrambi i casi, si muore anche qui. Con questo affresco autobiografico in cui si parla d’amore, di morte, di amicizia, di sogni, Ligabue dimostra di conoscere il mezzo, e nonostante qualche manierismo (Fellini è il modello principale) sa essere una regista sincero e suggestivo, mai spocchioso nemmeno quando fa il virtuoso (si pensi al pianosequenza al bar o alle parentesi oniriche e surreali). Il versante della commedia funziona a meraviglia, e il merito è soprattutto di una squadra di attori assolutamente perfetti. Su tutti, Accorsi, Salimbeni e la Piccinini: la loro naturalezza espressiva – oltre a compensare qualche buco narrativo – garantisce momenti esilaranti e un realismo invidiabile, raramente riscontrabile nel cinema italiano. Non tutto è originale, ma che importa: è genuino, spassoso, sincero; fa ridere, piangere, e qua è la raggiunge qualche picco poetico. Si vedano le sequenze in cui appaiono le uniche due musiche di Ligabue, o a quella in cui la banda di Coreggio suona I can’t help falling in love di Elvis Presley, assolutamente da pelle d’oca. Nostalgico? Può darsi, ma mai piagnoso.

Un critico su due l’ha ingiustamente bocciato: va detto che non è facile apprezzarlo a pieno se non si sono vissuti quei tempi e quelle atmosfere. Ma per chi invece è cresciuto in piccoli paesi di provincia, tra gli amici del Bar Sport e i personaggi pieni di soprannomi, allora è un film indimenticabile. Musiche da storia del rock (Iggy Pop, Lynryd Skynryd, David Bowie, Allman Borthers Band, David Bowie, Warren Zevon, Al Stewart) e bella fotografia di Arnaldo Catinari. Bellissimo il personaggio interpretato da Francesco Guccini (che appare in soundtrack con Incontro), che si chiama Adolfo ma è un comunista stalinista convinto. Ricchi premi (3 David di Donatello, 2 Nastri d’Argento, e un Ciak d’Oro ad Accorsi) e un milione di spettatori paganti. Produce la Fandango di Domenico Procacci.

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5 risposte a Radiofreccia

  1. Non avevo proprio idea che il Liga fosse anche un regista. Ma è il suo unico lavoro?

  2. nehovistecose ha detto:

    No ha fatto anche un film che si chiama “Da zero a Dieci”, molto simile ma un pò minore…

  3. occhiogrigioverde ha detto:

    Decisamente un capolavoro di realtà e provincia! Ottima anche la tua recensione (ti lascio quella del mio blog http://storieperse.net/2011/10/18/radiofreccia-everywhere/)…
    Bel post!

  4. Pingback: Da zero a dieci | Ne ho viste cose…

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