48 ore

(48 Hrs)

Regia di Walter Hill

con Nick Nolte (Jack Cates), Eddie Murphy (Reggie Hammond), Annette O’Toole (Elaine), Frank McRae (Haden), James Remar (Albert Ganz), David Patrick Kelly (Luther), Sonny Landham (Billy Bear), Brion James (Ben Kehoe), Kerry Sherman (Rosalie), Jonathan Banks (Algren), James Keane (Vanzant).

PAESE: USA 1982
GENERE: Poliziesco
DURATA: 97′

Per catturare uno spietato evaso, il detective Jack Cates è costretto a liberare il simpatico ladruncolo Reggie Hammond, che ci sa fare con le donne e va in giro vestito come un principe. Pur non sopportandosi, i due dovranno riuscire a fermare lo spietato bandito, che continua a seminare dietro di sé cadaveri stecchiti.

Scritto da a otto mani da Hill, Roger Spottiswoode, Larry Gross e Steven E. de Souza, è un poliziesco frenetico e serrato che utilizza i canoni tipici del western attualizzati nella San Francisco violenta di fine XX secolo. Il rigoroso rispetto delle tre unità aristoteliche (luogo, tempo e azione) e la quasi totale assenza di scavo psicologico ne fanno uno dei noir metropolitani più ruvidi e aggressivi degli anni ottanta: il suo ritmo è ineccepibile. Certo, non si contano le inverosimiglianze, e non tutti gli ingredienti sono originali, ma il risultato è più che buono e il film funziona. L’estro visionario di Hill funziona a fasi alterne, ma la fotografia di Ric Waite è notturna e sabbiosa al punto giusto. L’accoppiata Nolte- Murphy (basata sulla solita formula del buddy movie, in cui due persone che si detestano sono costrette a vivere insieme) regge bene l’atmosfera, garantendo situazioni esilaranti e volgarissimi dialoghi “hard- hard boiled”: la violenza verbale è ben più disturbante di quella fisica, intelligentemente stilizzata. Accantonata ogni pretesa di discorso sociale, Hill punta tutto sull’intrattenimento e, visto il risultato, sarebbe quantomeno ingiusto fargliene una colpa. Impregnato di amicizia virile, ma un po’ rozzo nella sua misoginia di fondo (le donne fanno tutte tappezzeria), resta anche un’ottima prova attoriale di un Murphy gigione senza freni e un Nolte disilluso e arrogante che, pur meno appariscente, non gli è da meno. Ironico, spassoso, coinvolgente. Si dice che nella versione originale la parola “fuck” venga detta esattamente 48 volte. Seguito da Ancora 48 ore.

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