La cavalcata dei resuscitati ciechi

(El ataque de los mertos sin ojos)

Regia di Amando De Ossorio

con Tony Kendall (Luis Marlowe), Fernando Sancho (Sindaco Ortiz), Esperanza Roy (Vivian), Frank Braňa (La Costa), José Canalejas (Murdo), Loreta Tovar (Marta), Ramón Lillo (Bert), Lone Fleming (Amelia), Maria Nuria (Nancy), José Thelman (Juan), Juan Cazalilla (Ministro dell’interno), Betsabé Ruiz (serva del Ministro).

PAESE: Spagna 1973
GENERE: Horror
DURATA: 91′

Durante i festeggiamenti per l’anniversario della fondazione del villaggio di Bersan, un gruppo di eterogenei personaggi si ritrova barricato in un edificio per contrastare la venuta di mostri templari che richiedono sacrifici umani.

Perdibile seguito di Le tombe dei resuscitati ciechi, diretto sempre dal confuso De Ossorio. Se nel primo le idee erano poche e mal sfruttate, in questo secondo capitolo sono pochissime e imbarazzanti. Plagiano a piene mani dai film di Romero, il regista muove il traffico con una regia fantasiosa che rivela una per nulla modesta incapacità. Certo, i soldi sono pochi e si vede, ma il ridicolo involontario regna su tutto e la seconda parte, quella dell’assedio, è di una noia quasi mortale. Guadagna però alcuni punti rispetto al capostipite, specialmente in ambito trash: i cultori del film brutto lo troveranno esilarante. E, dando a De Ossorio quel che è di De Ossorio, la sequenza finale alla luce del sole non sarebbe nemmeno da buttare via. Peccato che tutti – dagli attori, di inarrivabile approssimazione, ai tecnici, che lavorano evidentemente con due soldi – ce la mettano tutta per non provocare nello spettatore né paura né angoscia. La scelta del regista di tornare sui suoi spettri templari dimostra, comunque, che gli vuole bene, ed è evidente che creda parecchio in quello che fa. Dunque, gli si attribuisca il rispetto necessario. Ma tentare di elogiare il film leggendolo come una latente critica al franchismo o indicandolo come punto di partenza per Fog di Carpenter – entrambe le cose sono state scritte da fior di critici – pare un po’ troppo eccessivo. Va preso per quello che è, ovvero un b-movie dozzinale che può anche essere divertente: regia sbadata, storia inverosimile, dialoghi risibili, effetti tristanzuoli. De Ossorio è a tutti gli effetti l’Ed Wood di Spagna.

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