Fuga da Absolom

(No escape, conosciuto anche col titolo Escape from Absolom)

Regia di Martin Campbell

con Ray Liotta (J. T. Robbins), Lance Henriksen (il Padre), Stuart Wilson (Walter Marek), Kevin Dillon (Casey), Kevin J. O’Connor (Stephano), Ernie Hudson (Hawkins), Don Henderson (Killian), Ian McNeice (King), Jack Sheperd (Dysart), Michale Lerner (Direttore), Russell Kiefel (Iceman).

PAESE: USA 1994
GENERE: Avventura
DURATA: 115′

Siamo nel 2022. Il marine Robbins – colpevole di aver ucciso un superiore che lo obbligò a partecipare ad una strage in cui perirono 342 civili – viene scaraventato sull’isola di Absolom, penitenziario a cielo aperto in cui i detenuti sono tornati al medioevo. Il soldato si allea con una comunità solidale per battere il potente Marek, violento e arrogante despota che guida un esercito di pazzi assassini.

Tratto dal romanzo di fantascienza distopica The Penal Colony, di Richard Herley (1987), adattato da Michael Gaylin e Joel Gross, è un roboante action movie di sci- fi costruito come un romanzo avventuroso che attinge un po’ da Kubrick e un po’ da Mad Max. È la storia di un novello Nick Mano Fredda che diventa un Robin Hood dei nostri tempi. Rivela da subito i molti debiti con altri film – specialmente  Fuga da New York di Carpenter, che già metteva in scena l’abominio del sistema carcerario e la figura di un protagonista solo contro tutti, ambiguo, ma esempio di moralità – ma Campbell di suo ci mette un ritmo serrato invidiabile, alcuni cambi di registro ben orchestrati e, a livello di intreccio, qualche sorpresa inaspettata che non guasta. Qualsiasi banalità è bandita, e le leggi hollywoodiane dello spettacolo appaiono rilette con astuzia. L’azione non prende mai il sopravvento e, al di là di qualche efferatezza gratuita, il film procede senza sbavature fino ad un inaspettato finale. La regia non è sempre all’altezza della sceneggiatura, ma avercene! Sotto la scorza di una storia d’avventura, è un riuscito apologo sulla società che si presta a diverse interpretazioni, tutte coerenti.  I bellissimi paesaggi naturali (ripresi nel Queensland del nord, in Australia) completano il quadro, anche se spesso non sono sostenuti a dovere dalla fotografia di Phil Mehéux, più suggestiva col buio che con la luce. È un film pessimista, non nichilista: il finale apre ad una flebile speranza. Ottimo Liotta, bene gli interpreti di contorno. La scena iniziale dell’esecuzione, costruita in modo impeccabile, è un pezzo di grande cinema: mette in scena la violenza con un minimalismo astratto raro a Hollywood. Produce Gale Anne Hurd (Terminator e Aliens). Da vedere.

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