L’uccello dalle piume di cristallo

Regia di Dario Argento

con Tony Musante (Sam Dalmas), Enrico Maria Salerno (Commissario Morosini), Suzy Kendall (Giulia), Umberto Raho (Alberto Ranieri), Eva Renzi (Monica Ranieri), Renato Romano (professor Carlo Dover), Gildo Di Marco (“Addio”), Mario Adorf (Berto Consalvi), Giuseppe Castellano (Monti), Pino Patti (Faiena), Fulvio Mingozzi (poliziotto), Annamaria Spogli (Sandra Roversi), Rosita Torosh (vittima), Werner Peters (antiquario), Reggie Nalder (inseguitore col giubbetto giallo).

PAESE: Italia, Germania Ovest 1970
GENERE: Thriller
DURATA: 93′

Lo scrittore Sam Dalmas sta per tornare in America dopo aver concluso un progetto in Italia. La sera prima di partire assiste impotente ad un tentativo d’omicidio ma non riesce a ricordare un particolare importante. Rinviata la partenza, si affianca al commissario Morosini per tentare di svelare il mistero…

Primo film di Dario Argento, scritto e sceneggiato dal regista partendo dal romanzo La statua che urla di Fredric Brown. È un giallo contagiato dal thriller che fonde Hitchcock, Kubrick e i western all’italiana e che si basa su una costruzione poliziesca “all’americana” non priva di una certa ironia. Il film è colmo di trovate visive che diverranno non solo tratti autoriali tipici del cinema di Argento, quanto anche canoni più o meno fissi del cinema di genere italiano e non: dalle soggettive dell’assassino (riprese ed accentuate, per esempio, da John Carpenter in Halloween) al suo impermeabile lucido e scuro, dal senso plastico degli oggetti (grande fotografia di Vittorio Storaro) ad un barocchismo scenografico onirico che ricorda la pittura metafisica di Giorgio De Chirico. Tanti i registi che gli devono molto, dai nostri Fulci e (Lamberto) Bava al già citato Carpenter, passando ovviamente per Brian De Palma (ricordate com’era vestito l’assassino in Vestito per uccidere?): nel bene e nel male, è uno spartiacque dell’horror/ thriller italiano che ha influenzato notevolmente i generi, un film imitato in lungo e in largo ma tutt’ora insuperato (nemmeno lo stesso Argento è riuscito a fare di meglio). Le inverosimiglianze della trama, è vero, non si contano, ma la suspense è infallibile e il ritmo invidiabile. Il particolare che non torna in mente è una delle cose più geniali inventate dal regista italiano: come il protagonista, lo spettatore sa di aver visto qualcosa ma non riesce a metterlo a fuoco. La lezionè, dunque, è chiara: più forte è l’identificazione tra lo spettatore e il personaggio principale, più pauroso sarà il film. Musiche di Ennio Morricone in odor di Jazz. La poca truculenza, subito accentuata dagli imitatori, fa onore ad un film che andrebbe riscoperto. Senza alcun dubbio, va rispettato.

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3 risposte a L’uccello dalle piume di cristallo

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