I fiumi di porpora

(Les Rivières pourpres)

Regia di Mathieu Kassovitz

con Jean Reno (Pierre Niemans), Vincent Cassel (Max Kerkerian), Nadia Farès (Fanny Ferreira), Dominique Sanda (Suor Andrée), Karim Belkhadra (Capitano Dahmane), Jean- Pierre Cassel (Dottor Bernard Chernezé), Didier Flamand (Rettore).

PAESE: Francia 2000
GENERE: Thriller
DURATA: 105′

I poliziotti Niemans, anziano e scafato, e Kerkerian, giovane e furente, stanno indagando su due casi in apparenza senza legami. Si incontreranno, e la soluzione dell’inghippo verrà scovata negli archivi di una prestigiosa università francese.

Tratto dal romanzo omonimo di Jean- Christophe Grangé, che l’ha adattato per il cinema insieme al regista, è un robusto giallo/ thriller che si colloca nella tradizione americana di Seven: vi si respira lo stesso clima plumbeo e soffocante, la stessa atmosfera malsana che suggerisce che i veri mostri sono quelli che stanno fuori dal carcere. La prima ora è la migliore, ben scritta e basata su un ritmo invidiabile che lascia lo spettatore col fiato sospeso; il rapporto tra i due poliziotti, molto diversi, funziona bene e qualche volta regala scontri divertenti; la bravura di Kassovitz – e del suo direttore della fotografia Thierry Arbogast – dipinge una Francia provinciale di ineguagliabile grigiore in cui il male è dietro l’angolo, e l’innocenza sembra un qualcosa di inesistente. Visivamente pessimista, il film fa paura e angoscia: anche quando mostra particolari macabri, lo fa senza mai cedere alle regole del cinema sensazionalistico moderno. Molto poco americano nel suo essere visionario, ma decisamente americano nella costruzione dei personaggi, perde notevolmente nel finale, quando diventa macchinoso, inverosimile, e la spiegazione dei delitti appare un po’ troppo buttata in aria. Kassovitz comunque centra il bersaglio, e per una volta lascia perdere le rivisitazioni personali e lavora – bene – dentro il cinema di genere, inventandosi un poliziesco convenzionale ma ruvido nello stile, asciutto nel ritmo, invidiabile per come costruisce la suspense dell’indagine. Un buon film, ucciso in qualche modo da un finale che vorrebbe volare altissimo ma non ci riesce. Ottimi Reno e Cassel.

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