Resident Evil: Afterlife

(Resident Evil: Afterlife)

Regia di Paul W. S. Anderson

con Milla Jovovich (Alice), Ali Larter (Claire Redfield), Wentworth Miller (Chris Redfield), Spencer Locke (K-Mart), Kim Coates (Bennet), Shawn Roberts (Albert Wesker), Kacey Barnfield (Crystal), Boris Kodjoe (Luthor West), Norman Yeung (Kim Yong), Sergio Peris- Mencheta (Angel Ortiz), Sienna Guillory (Jill Valentine).

PAESE: GB, USA, Germania 2010
GENERE: Horror
DURATA: 97′

Nove anni dopo la fuga del T- Virus – che ha ormai contagiato l’intero pianeta – la grintosa Alice tenta di raggiungere la leggendaria città di Arcadia, l’unica in cui l’infezione non è ancora arrivata. Ritrova i suoi amici, ma anche questa volta la attendono diverse sorprese.

Quarto capitolo della saga, ormai soltanto vagamente ispirata al gioco Capcom. Anderson – che ha scritto gli altri tre ma ha diretto solo il primo – torna dietro la macchina da presa e continua col suo stile pubblicitario, divenuto ormai soltanto una miscela tra gli effetti al ralenti di Matrix e le storie raccontate da George A. Romero quarant’anni prima. Il citazionismo forsennato diventa plagio, e oltre a Romero ne fanno le spese Aliens, Blade 2, The horde, addirittura la serie HBO The Walking Dead. Al di là degli evidenti difetti, Anderson costruisce bene la parte centrale, quella dell’assedio, e innesta un’ironia discreta che attenua la violenza (la pistola di Alice spara monete, le stesse che si vincevano nei primi videogiochi uccidendo un nemico) e permette al film – fumetto? – di non prendersi troppo sul serio (si veda la presentazione del personaggio di Luthor). Imbarazzante la figura del cattivo, talmente malfatto (e mal interpretato) che sembra una copia in computer grafica dell’agente Smith. Jovovich ancora in forma, una delle poche ragioni per qui seguire ancora la serie, coerente nella sua mediocrità. E non se ne può più dei finali “annuncia seguito”: sembrano sempre incollati con lo sputo. Come dire, “gridiamo che ce n’è un altro, sennò non ci guarda più nessuno”. Fantascienza spicciola priva di talento visionario, solo per i fan più sfegatati. Buon successo di pubblico, uscito in 3D.

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