The Time Machine

(The Time Machine)

Regia di Simon Wells

con Guy Pearce (Alexander Hartdegen), Mark Addy (David Filby), Samantha Mumba (Mara), Omero Mumba (Kalen), Phyllida Law (Signora Watchett), Sienna Guillory (Emma), Jeremy Irons (Capo dei Morlock), Orlando Jones (Vox), Myndy Crist (Jogger).

PAESE: USA 2002
GENERE: Fantascienza
DURATA: 96′

Alla fine del XIX secolo, scienziato newyorkese inventa una macchina del tempo per evitare che l’amata fidanzata muoia. Ma, tornato nel passato, non riesce a modificare il destino. Parte allora per il futuro, in cerca di risposte: dopo due brevi tappe negli anni trenta del 2000, si scaglia nell’802.701, dove trova due razze, appartenenti a due diversi rami evolutivi: gli Eloi, pacifici e codardi, e i Morlock, mostri cannibali assetati di carne umana.

Seconda riduzione del romanzo (1985) di H. G. Wells, dopo L’uomo che visse nel futuro (1960) di George Pal. Lo sceneggiatore John Logan riparte dal soggetto originale, scritto da Wells e David Duncan, ma vi inserisce alcune modifiche: lo scienziato costruisce la macchina per amore, e alla fine la distrugge per salvare gli Eloi. I primi quaranta minuti sono ben fatti: la ricostruzione d’epoca funziona, i personaggi sono credibili e la suspense c’è. La parte centrale è invece la più debole: troppo debitrice dei vari Pianeti delle scimmie (sia quello con Charlton Heston sia quello di Tim Burton), un po’ banale nella messa in scena di un futuro “primitivo” e scontata nell’andamento dell’intreccio. Il finale però si risolleva. Molti critici l’hanno snobbato, sottolineando che l’unica sequenza originale è quella – presa in prestito dal film del 1960 – dei manichini del negozio che cambiano abiti durante il viaggio della macchina del tempo, parafrasando il passare degli anni attraverso i cambiamenti della moda; certo, Simon Wells – pronipote dello scrittore H. G. – non ha un grammo del talento visionario di un Carpenter o della capacità fiabesca di uno Zemeckis, ma il film ha ritmo, è divertente, qualche volta sorprende, talvolta mostra un’ironia intelligente. E l’idea dell’enciclopedia olografica che resta nonostante gli anni non è malvagia. Discreta l’interpretazione di Pearce, un po’ troppo patinata e di cattivo gusto quella di Irons come capo dei Morlock. Mostratelo ai ragazzi e, se vi riesce, divertitevi con loro.

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