Cast Away

(Cast Away)

Regia di Robert Zemeckis

con Tom Hanks (Chuck Toland), Helen Hunt (Kelly Frears), Leonid Citer (Fyodor), David Allen Brooks (Dick Peterson), Semion Suradikov (Nicolai), Peter von Berg (Yuri), Dmitri S. Boudrine (Lev), Nick Searcy (Stan), Lari White (Bettina Peterson).

PAESE: USA 2000
GENERE: Avventura
DURATA: 143′

L’ingegnere Chuck Toland è un importante ingegnere della FedEx: gira il mondo  facendo il lavoro che ama, ha una fidanzata prossima al matrimonio e una vita assolutamente appagante. Tutto questo finché il suo aereo precipita su un’isola deserta, dove l’uomo dovrà imparare l’arte della sopravvivenza convivendo con la solitudine più assoluta. Quattro anni prima che una nave lo carichi, ma quando torna le cose sono cambiate…

13esimo film di Zemeckis, scritto da William Broyles Junior. Una rivisitazione attualizzata del Robinson Crusoe di Defoe, ma anche un bell’esempio di dramma avventuroso che studia il rapporto tra uomo e natura, un rapporto in cui il primo riesce a convivere con la seconda solo quando la può comprendere: e, per farlo, deve restare solo con lei. Defoe rimarcava quanto il suo naufrago stesse bene sull’isola, Zemeckis sembra scalpitare in attesa del suo ritorno a casa. Ma la sua metafora è comunque centrata, sincera, e lo dimostra il fatto che la parte dell’isola siano uno dei pezzi di bravura più riusciti del regista (e di Hanks, impegnato in quello che praticamente è un lunghissimo monologo) e che le frecciate metaforiche siano oneste: basti guardare l’uso che Toland fa degli oggetti, un manipolo di cose che per caso si trovavano sull’aereo e che abdicano al loro ruolo per trovarne un altro. Come dire, ogni cosa ha senso a seconda del contesto: proprio come l’uomo.  Il finale è mieloso e la sua simbologia un po’ banale (Toland si ritrova in un bivio con quattro strade), ma basterebbe osservare come viene trattato il personaggio di Wilson – un pallone da volley, unico “amico” di Toland sull’isola – per capire che Zemeckis non è affatto un regista scontato: la scena in cui il naufrago lo perde in mare aperto rappresenta l’apice drammatico del film, e il fatto che esso si riferisca al rapporto tra un uomo e un pallone lo rende ancora più suggestivo. Fotografia preziosa di Don Burgess, musiche funzionali del solito Alan Silvestri. La sua realizzazione durò quasi 18 mesi (nella pausa di un anno tra le prime riprese e le ultime, il regista girò un film intero, Le verità nascoste), in quanto la produzione doveva consentire a Hanks di dimagrire di ben 20 chili. Zemeckis sa come commuovere, e lo fa utilizzando molti stereotipi. Ma il film funziona, emoziona, talvolta diverte, e non perde mai ritmo nonostante la lunga durata. Impressionante la sequenza del’aereo che precipita, di un realismo quasi documentario. Un buon film.

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