Coraline e la porta magica

(Coraline)

Regia di Henry Selick

PAESE: USA 2009
GENERE: Animazione
DURATA: 100’

Coraline, undicenne che appena traslocato coi genitori che non le stanno mai dietro, scopre un tunnel segreto che la porta in un mondo parallelo che sembra molto simile al suo, ma molto, molto più interessante. Ben presto però “l’altra mamma” (che, come gli altri personaggi del nuovo mondo, ha dei bottoni al posto degli occhi) si rivela un po’ troppo inquietante.

Il regista di Nightmare before Christmas torna con un innovativo film d’animazione tratto dal racconto omonimo di Neil Gaiman, illustrato da Dave McKean (e giunto in Italia nel 2002, pubblicato da Mondadori). Con l’aiuto dell’artista concettuale giapponese Tadashiro Uesugi crea un sapiente miscuglio tra stop motion, digitale e 3D, quest’ultimo mai così funzionale alla storia, che rappresenta il mondo vero in due dimensioni e quello “fasullo” in tre. Il messaggio del film è quello di una qualunque fiaba – i draghi si possono sconfiggere, la realtà sembra meno bella ma è migliore perché “reale” – ma Selick, anche sceneggiatore è abile ad innestarvi una serie di riflessioni assolutamente attuali: da quella sull’apparenza (il mondo “finto” è molto più colorato e divertente di quello vero, ma è solo un vestito per nascondere il male) a quella sulla conformità opprimente dei sogni standardizzati, passando per l’analisi del rapporto tra genitori e figli che tanto assilla il cinema d’animazione moderno. Il mondo di Coraline (così chiamata per un refuso: nel romanzo si chiamava Caroline, ma a Selick piacque l’errore) non è perfetto, ma merita di essere vissuto perché, coi suoi difetti, è l’unico possibile: ed anche dentro di esso è possibile trovare cose buone. Non è un film pessimista, ma un film sul ridimensionamento delle aspettative umane che avviene quando si passa dall’infanzia all’età adulta. Il registro è quello della fiaba horror, e più che sulla paura Selick punta sull’angoscia, costruendo un mondo inquietante e parossistico che è lo specchio delle aberrazioni più oscene della società dell’apparire (la madre vera di Coraline ha la cellulite, quella finta è magrissima e slanciata). Spaventerà certamente i piccoli, ma saranno gli adulti a restare turbati: saranno loro a capirne il valore “politico”, sociologico, psicanalitico.

Nei contenuti è una sorta di rilettura di Alice nel paese delle meraviglie in chiave aggiornata e morale (M. Morandini), ma Selick non dimentica la lezione dark di Tim Burton – molti i personaggi “perdenti” – nè gli stilemi dell’espressionismo gotico tedesco, e gira con uno stile assolutamente personale, visionario, capace di passare dal sogno all’incubo in poco più di un secondo. Bella animazione, bei disegni, bei personaggi. Un piccolo capolavoro. Un film da non perdere, sia per i bambini che per i loro genitori.

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