Tutti pazzi per Mary

(Therse’s something about Mary)

Regia di Bobby Farrelly, Peter Farrelly

con Cameron Diaz (Mary Jensen), Matt Dillon (Pat Healy), Ben Stiller (Ted Stroehmann), Lee Evans (Tucker/ Norman Phipps), Chris Elliott (Dom Woganowski), Lin Shaye (Magda), Jeffrey Tambor (Sully), Markie Post (Sheila Jensen), Keith David (Charlie Jensen), W. Earl Brown (Warren Jensen), Sarah Silverman (Brenda), Khandi Alexander (Joanie), Marnie Alexenburg (Lisa), Richard Tyson (Investigatore Krevoy).

PAESE: USA 1998
GENERE: Commedia
DURATA: 119’

Il timido Ted rimembra ancor Mary, la più bella della scuola che non riuscì mai a portare a cena. Cerca di ritrovarla, ma sono in molti ora a ronzarle attorno.

Terzo film dei fratelli Farrelly, scritto a quattro mani da loro due con Ed Decter e John J. Strauss. È un’esilarante, divertente, politicamente scorretta commedia frizzante – che ricorda le screwball comedy degli anni ’40, anche se in queste ultime la donna sapeva di essere oggetto di attenzioni – che si burla di tutto e di tutti, con risultati molto superiori alla media. Col gusto della stronzata che va di pari passo con quello della critica di costume, i registi inanellano una gag dietro l’altra senza però mai sprofondare nell’accumulo, e va detto che è difficile non sghignazzare per tutto il tempo della durata del film. Merito anche di una sceneggiatura costruita su dialoghi e trovate divertenti e di un gruppo di attori con le facce giuste che sanno non prendersi troppo sul serio. Molte le scene che non si scordano: dall’introduzione in cui i pompieri liberano il giovane Ted da una zip trancia testicoli alla rianimazione di un cane che viene ricucito come il mostro di Frankenstein; dall’uso di sperma come gel operato dall’ingenua Mary alle sequenze in cui Warren, fratello handicappato della medesima, picchia chiunque gli dia contro. E il finale, in cui continuano a sbucare spasimanti di Mary – compreso il giocatore di football Brett Favre, che interpreta se stesso – fa venire il mal di pancia dal ridere. Irriverente, cinico, macabro, irrispettoso, il film vola alla faccia delle buone maniere, dei valori, della correttezza politica e del decoro. Ci espone per quello che siamo, l’unico animale con il senso dell’umorismo (Roger Ebert). I passi in cui un duo di cantautori contempla gli avvenimenti del film sono da antologia. Da vedere.

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