La notte del drive-in

(The Drive-In: A “B” Movie with blood and popcorn, made in Texas)

di Joe R. Lansdale

1a edizione originale: 1988

1a edizione italiana: 1993, Einaudi, Torino

pp. 343

Già dal sottotitolo – “un b movie con sangue e popcorn, prodotto in Texas” – si capisce perché un libro come questo richiami a gran voce una riduzione cinematografica. La storia è quello di un gruppo di ragazzini texani che ama raggiungere l’Orbit, il drive-in più grande di tutto il Texas, in cui vengono trasmessi film dell’orrore per tutta la notte. Una sera come tante altre si trovano asserragliati dentro il recinto della struttura: chi tenta di uscire, viene risucchiato da un “nero” senza fine. All’interno la gente, presa dal panico, preferisce scannarsi per il cibo piuttosto che essere solidale per trovare una soluzione. E intanto, imperterrito, il maxi schermo continua a trasmettere filmacci di zombi e vampiri…

Ovvero, la trama del perfetto b movie: massicce dosi di pulp, incursioni hardboiled, estro fantascientifico, indugio sulla sparata grossa. Ma non si tratta di Umberto Lenzi, tantomeno di Lucio Fulci. Lansdale butta dentro una storia decisamente horror una serie di riflessioni socio- politiche che non risparmiano niente e nessuno: si scaglia contro la religione (e, di conseguenza, contro il fondamentalismo), contro la logica del popcorn che sembra aver investito l’America un po’ in tutti gli ambiti (non solo al cinema), di un mondo che “romerianamente” non merita di essere salvato. Lo scritto si ispira al papà degli zombi, ma anche a Carpenter, a Stephen King, e permette a Lansdale di centrare il suo capolavoro letterario imbevuto di satira e corrosione. La maestria sta nell’impietosa analisi di una società perversa, dedita all’autodistruzione, incapace di conservarsi se non tramite la sopraffazione del debole. Se Romero, per anni, si è domandato se l’umanità meritasse la salvazione, il giovane Lansdale arriva giusto in tempo per rispondergli negativamente. Il romanzo si popola di un radicale pessimismo, inserito in un clima allucinato e senza via di scampo che non conosce uguali. Ma sorvolato da un’impietosa, apocalittica, sconvolgente ironia. La grandezza di Lansdale la si scorge nello stile: sa essere lucido e cinico anche quando il gore e l’enfasi gli prendono la mano. Che è poi un altro modo per dire chiarezza di analisi e coraggio di schierarsi. Con una scrittura scarna ed asciutta, che deve molto (tutto?) al cinema classico, le trecento e passa pagine volano via senza problemi, riuscendo ad avvincere grazie ad un ritmo che corre veloce come un treno senza controllo. Gran libro, uno dei più avvincenti ed originali saggi sulla fine del sogno americano. Che, inutile negarlo, è diventato un incubo. Einaudi lo pubblica insieme al suo seguito La notte del drive-in 2: un secondo capitolo spassoso e ancor più cinico che racconta un nuovo mondo sconvolto da chissà cosa. Lansdale ha scritto anche un terzo capitolo, quello che mette la parola fine alla storia iniziata un venerdì come tanti all’Orbit, cinemaccio sperduto nel deserto texano. Imperdibile, un caposaldo del genere, del suo autore e della letteratura in generale. Chi potrebbe dirigere un eventuale film? Secondo noi il prediletto sarebbe Carpenter: le ambientazioni sono le sue, e il messaggio gli appartiene più che a chiunque altro. Speriamo che qualche studios (servono effetti speciali) sia disposto a pagare per la sua realizzazione. Ma sarebbe un film scomodo, perché descrive la fine di tutto quanto. E forse per questo, a più di vent’anni dalla sua uscita, nessuno ha ancora avuto il coraggio di portarlo su pellicola. Un vero peccato.

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