Guida galattica per autostoppisti

(The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy)

Regia di Garth Jennings

con Martin Freeman (Arthur Dent), Mos Def (Ford Perfect), Sam Rockwell (Zaphod Beeblebrox), Zooey Deschanel (Tricia McMillan/ Trillian), Bill Nighy (Slartibartfast), Warwick Davis (Marvin), Stephen Fry (Il libro, voce), John Malkovich (Humma Kavula), Alan Rickman (Marvin, voce), Helen Mirren (Pensiero Profondo, voce), Richard Griffiths (Vogon Jeltz, voce), Kelly Macdonald (Reporter), Steve Pemberton (Mister Prosser), Jason Schwartzman (Gag Halfrunt).

PAESE: USA 2005
GENERE: Fantascienza
DURATA: 110’

In dodici minuti il travet inglese Arthur scopre che la sua casa verrà distrutta dalle ruspe, che il suo amico Ford Perfect è in realtà un alieno compilatore della guida galattica per autostoppisti (sorta di enciclopedia interattiva sull’universo), e che la Terra sta per essere demolita da extraterrestri burocrati che vogliono far passare al suo posto una superstrada iperspaziale. Salvato da Ford, finisce sull’astronave del sedicente Zaphod in cui ritrova Tricia, la ragazza che ama. Inizia così un viaggio ai confini dell’universo in cui Arthur capirà i segreti di molte cose…

Nel 1978 lo scrittore Douglas Adams (1952 – 2001) curò una trasmissione radiofonica sulla BBC dal titolo Guida galattica per autostoppisti; l’anno seguente raccolse il materiale in un romanzo omonimo, cui avrebbero fatto seguito, dal 1980 al 1992, altri quattro capitoli (Ristorante al termine dell’universo; la vita, l’universo e tutto quanto; Addio, e grazie per tutto il pesce; Praticamente innocuo); lo scrittore lavorò per la serie Doctor Who e per i Monty Python, poi tentò di fare un film tratto dal suo primo romanzo, che sfumò perché il regista prescelto per le riprese, Ivan Reitman, preferì girare Ghostbusters. 26 anni dopo la prima edizione del romanzo, Adams riuscì finalmente a vedere il suo progetto prendere forma: alla regia fu scelto Jennings, regista di clip (suo il bellissimo video di Imitation of Life dei R.E.M.), in produzione si interessarono della cosa Gary Barber e Jay Roach; Adams scrisse la sceneggiatura con Karey Kirkpatrick, ma morì d’infarto durante la stesura a soli 48 anni. Il film, a lui dedicato, è uno strambo ed originale prodotto fantascientifico in bilico tra l’arte concettuale e la farsa grottesca, visivamente vicino alla pop art e tematicamente incline alla filosofia New Age, il tutto sormontato da un’acuta ironia che diviene comicità irresistibile. Più che di fantascienza comica, si tratta di commedia ambientata tra le stelle.

Luca Barnabè ha scritto che si tratta di un frullato “acido” e pimpante di Monty Python, Kurt Vonnegut, Achille Campanile, Isaac Asimov, George Lucas. Sottolineando la piccolezza (fisica ed esistenziale) dell’uomo rispetto all’universo, il film si diverte a disgregare il concetto di “improbabile” che tanto piace a noi terrestri: che lo usiamo così tanto e così a sproposito da non aggorgerci che è solo un’altra prova del nostro arcaico egocentrismo, che ci spinge a rifiutare che possano esistere altri mondi al di fuori del nostro e allo stesso tempo a credere a un Dio che ci ha creato e ora veglia su di noi. Adams smonta tutto questo con umorismo cinico e intelligente: non solo Dio non esiste, ma addirittura gli umani (come tutte le altre razze) sono stati creati – pianeta compreso – su commissione da topi alieni che volevano fare esperimenti su di loro; e a controllare l’ordine dell’universo ci sono un gruppo di mostruosi alieni burocrati e poeti che pretendono moduli per qualsiasi cosa, forse anche per andare al bagno. È un film ricco di trovate (che, però, appartengono più ad Adams che al regista), capaci di suscitare meraviglia e allo stesso tempo di far divertire molto: dal robot Marvin, perennemente depresso, al re della galassia con due facce Zaphod, dal motore “a improbabilità”, che fa diventare l’astronave un oggetto sempre diverso, al fatto che per difendersi dai cattivi occorra un semplice asciugamano.

Ma Jennings non è certo uno sprovveduto, e lo dimostra creando in sequenze suggestive che, pur non essendo da lui create, sono a livello visivo farina del suo sacco: come quella della “fabbrica dei pianeti”, in cui il protagonista attraversa una gigantesca officina in cui vengono letteralmente costruiti, su commissione, centinaia di nuovi pianeti. Il film è molto divertente (nel suo mix tra humor inglese “classico” e sovversione alla Monty Python), e gli attori protagonisti sono tutti bravi e in parte (specialmente Def e Rockwell): sono soprattutto loro che reggono la verve dell’intreccio. Il difetto più grande del film è proprio nella sceneggiatura: la smania di mettere tutto ciò che c’era nel libro e di spiegare ogni cosa fa trasparire l’impressione di un prodotto un po’ caotico, esagerato nell’inanellare uno sull’altro concetti esistenziali poco approfonditi. Anche se la scena della Domanda al supercomputer, che risponde “42”, è da antologia, e non gli sono da meno l’intro con i delfini canterini e la scena del “capodoglio che precipita”. Dentro il robot Marvin si cela l’attore nano Warwick Davis. Belli gli effetti speciali, semplici e mai ostentati. La critica di mezzo mondo lo ha etichettato come una cavolata per fricchettoni, il pubblico lo ha ingiustamente schivato (colpa anche di una distribuzione criminale: in Italia è uscito in appena 20 sale); certo, non è un film del tutto riuscito: ma è originale, fresco, intelligente, qua e là esilarante.

Da vedere.

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3 risposte a Guida galattica per autostoppisti

  1. krocodylus1991 ha detto:

    Completamente d’accordo. Inoltre, è molto interessante il fatto che, in un mondo alieno, Dio sia visto come un essere che ha creato il mondo da uno starnuto. Assistere a quella messa può far ridere, ma non più di certi riti realmente esistenti. Credo che il film sia più “reale” di quanto non si pensi!

  2. L’ho visto ieri e ne sono rimasta entusiasta: la sceneggiatura è vivacissima, non ci sono punti morti, e gli effetti speciali sono davvero ben fatti. Difficilmente rido durante un film ma questo è stato più volte l’eccezione, tant’è che durante la scena dei delfini e quella del capodoglio ho riso di gusto; per quanto assurde le trovate sono godibilissime, se non geniali (e qui concordo assolutamente con krocodylus1991), molte piccole cose inserite risultano più ironiche e pungenti di quanto paiano a prima vista; inutile che scenda nei dettagli perchè nominerei quasi ogni dettaglio del film.
    E Marvin, Marvin! Me ne sono innamorata.

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