Il sesto senso

(The Sixth Sense)

Regia di M. Night Shyamalan

con Bruce Willis (Dottor Malcolm Crowe), Haley Joel Osment (Cole Sear), Toni Collette (Lynn Sear), Olivia Williams (Anna Crowe), Donnie Wahlberg (Vincent Grey), Peter Tamabakis (Darren), Jeffrey Zubernis (Bobby), Mischa Barton (Kyra Collins), Glenn Fitzgerald (Sean), Bruce Norris (Stanley Cunningham), Trevor Morgan (Tommy).

PAESE: USA 1999
GENERE: Horror
DURATA: 107’

Dopo un prologo in cui un ex paziente gli spara, il ristabilito dottor Malcolm Crowe, psicologo infantile, accetta il caso di un bambino che si ostina ad affermare di vedere persone defunte. Sorpresa finale.

Terzo film dell’indiano naturalizzato statunitense Shyamalan, grande successo di pubblico che lanciò lui (anche sceneggiatore) e il piccolo Osment. È un horror di paura senza mostri basato sulla storia più vecchia del mondo – qualcuno che vede fantasmi viene preso per matto – ma molto avvincente per come gestisce lo spavento e per come mette in scena l’anomalo rapporto tra un adulto e un bambino che, per un motivo o per l’altro, vivono “fuori” dalla società. L’impossibilità di parlare della sorpresa finale – anche se ormai più o meno tutti sanno come va a finire, merito anche di una canzone di Caparezza – non impedisce di affermare che essa è sia il suo punto forte che il suo punto debole: da un lato strappa applausi per la sua originalità, dall’altro costringe a rileggere il film alla luce di essa e a trovarne, con sequenzialmente, i difetti: è infatti inverosimile che nessuno dei personaggi capisca come stanno le cose. Ma l’abilità del regista sta proprio tutta qui: egli gioca con lo spettatore e lo spinge verso certe direzioni, salvo poi stenderlo con un pugno nello stomaco finale. Ma non si tratta di un film pessimista, e c’è da dire che le implicazioni sociali che suggerisce non sono affatto banali. Un film da vedere, certamente. Il merito è anche di uno stile registico senza orpelli, intinto in una classicità funzionale che volutamente non alza mai la voce e racconta con rispetto le problematiche dei bambini infelici. E non è poco, per un horror che ha guadagnato 672 milioni di dollari. Fotografia preziosa di Tak Fujimoto. Sei nomination, ma nessuna statuetta. La Barton, qui bambina, diventerà famosa qualche anno dopo con la serie tv Orange County.

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