L’avvocato del diavolo

(The Devil’s advocate)

Regia di Taylor Hackford

con Keanu Reeves (Kevin Lomax), Al Pacino (John Milton), Charlize Theron (Mary Ann), Jeffrey Jones (Eddie Barzoon), Judith Ivey (Signora Alice Lomax), Connie Nielsen (Christabella Andreoli), Craig T. Nelson (Alexander Cullen), Tamara Tunie (Signora Jackie Heath), Ruben Santiago-Hudson (Leamon Heath), Debra Monk (Pam Garrety), Vyto Ruginis (Mitch Weaver), Delroy Lindo (Philippe Moyez).

PAESE: USA 1997
GENERE: Fantastico
DURATA: 144’

Arrogante e rampante avvocato californiano accetta di andare a lavorare per un grosso studio newyorkese capeggiato dall’ambiguo John Milton, che in realtà è il diavolo. Si smarrisce, poi si ritrova, ma il male è sempre in agguato…

Tratto da un romanzo (1990) di Andrew Neiderman, prodotto dal patinato Arnon Milchan e scritto da Tony Gilroy e Jonathan Lemkin, è un thriller edipico- faustiano (Mereghetti) che vorrebbe farsi specchio dei nostri tempi corrotti e che, per farlo, accumula citazioni del Paradiso perduto di John Milton (che è anche il nome del personaggio di Pacino), primo poema (1667) a parlare dell’Inferno con una prospettiva “moderna”. Il clima grottesco che avrebbe dovuto impregnare il racconto, però, si ferma alla performance di un Al Pacino gigione senza freni, ben doppiato nella versione italiana da Giancarlo Giannini; esageratamente kitsch, non restio a qualche abbietta caduta di gusto, conserva tutta via un certo fascino “populista” legato ad una premessa piuttosto folcloristica: la categoria affine al demonio non può che essere quella degli avvocati. Gli si può riconoscere anche un certo valore sociologico – il sogno americano della “scalata” – ma è un film decisamente troppo lungo, diretto senza sobrietà né polso. Da applauso, comunque, la scena finale. Il problema del film è che spara troppo grosso – le riflessioni sul libero arbitrio sono piuttosto confuse – e le leggi hollywoodiane in cui è intinto cancellano il gusto del non detto e assecondano quello del gridato, dipingendo un quadro alle volte un po’ troppo rozzo. Il clima di perversione che lo popola riesce comunque a tenere sulle spine lo spettatore, e qualcheduno ha persino gridato al capolavoro. Legnoso, come sempre, Keanu Reeves. La canzone finale è Paint it black dei Rolling Stones, già sentita nei credits di Full Metal Jacket di Kubrick.

Annunci

Informazioni su nehovistecose

Liberi Pensieri Cinematografici
Questa voce è stata pubblicata in 1971 - 2000, Genere Fantastico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...