Forrest Gump

(Forrest Gump)

Regia di Robert Zemeckis

con Tom Hanks (Forrest Gump), Robin Wright (Jenny Curran), Gary Sinise (Tenente Dan Taylor), Sally Field (Mrs. Gump), Mykelti Williamson (Benjamin Beauford “Bubba” Blue), Haley Joel Osment (Forrest Gump, Jr.), Michael Conner Humphreys (Forrest da bambino), Mary Ellen Trainor (babysitter di Jenny), Peter Dobson (Elvis Presley).

PAESE: USA 1994
GENERE: Commedia drammatica
DURATA
: 142’

Forrest Gump, quarantenne ritardato dal cuore d’oro, racconta ad una fermata del bus la sua storia agli ignari pendolari in attesa: nell’arco di trent’anni, è stato in Vietnam, ha seguito la controcultura, incontrato tre Presidenti, fondato ditte milionarie (come la Apple), e ora è tornato per incontrare la sua vecchia amica Jenny, di cui è innamorato e che, forse, aspetta un figlio da lui…

Tratto da un romanzo del 1986 di Winston Groom, riletto secondo i più abusati standard hollywoodiani dallo sceneggiatore Eric Roth, è un bel film ben raccontato che, attraverso la vita del suo simpatico protagonista (che compensa il basso Q.I. con l’altruismo e la sincerità), ripercorre trent’anni di storia americana con occhio nostalgico e talvolta inaspettatamente conservatore (nessuna pietà per gli Hippies, tutti rappresentati come fumati urlatori di facili slogan). Il messaggio è fin troppo risaputo – i puri di cuore faranno grandi cose, anche diventare milionari inconsapevolmente soltanto perché “buoni” – e l’ottimismo che lo accompagna pare quasi anacronistico, ma in fin dei conti è un film più che buono, capace di coinvolgere totalmente lo spettatore grazie alla trovata di proiettare il percorso di Forrest in quello di un’intera nazione, con le sue ombre (come il Vietnam) e le sue luci (il film si basa sulla classica definizione di “sogno americano” di Horatio Alger, secondo cui con la fatica e l’abnegazione di se si può ottenere qualsiasi cosa). Il mondo non sarà più lo stesso se lo guarderete attraverso gli occhi di Forrest Gump, recitava la tagline del film, e non si può certo rimproverare Zemeckis di non averla rispettata: il film è fresco, divertente, commovente, emozionante, proprio perché la macchina da presa del regista si posiziona “ad altezza Forrest”, e osserva il mondo con gli occhi di un bambino “diverso” che non può che guardare con stupore i motivi per cui, da sempre, si azzuffano i cosiddetti “normali”. Con un occhio puntato alla propria poetica personale e l’altro verso gli stereotipi che garantiscono l’exploit al botteghino, Zemeckis centra il bersaglio con un film che, nonostante le due ore e passa di durata, non sa cosa siano la noia o le ripetizioni.

Non mancano le consuete sperimentazioni tecniche che da sempre accompagnano la sua opera: ad esempio, un innovativo video- editing che permette al protagonista di incontrare, oltre ai Presidenti Kennedy, Johnson e Nixon, artisti come John Lennon. Zemeckis gioca con la Storia e con la storia: lo spettatore, osservando Forrest in filmati d’epoca, si convince inconsciamente che si tratti di un personaggio reale, o meglio, “possibile”. Ma si fa notare – ed apprezzare – anche l’effetto digitale che permette di “moltiplicare” le comparse davanti al Lincoln Memorial di Washington. Molte le belle idee in sceneggiatura: come Elvis Presley che si ispira alla camminata goffa di Forrest per inventare il suo celebre passo. Molti critici lo tacciano di aver simboleggiato una massa silenziosa che non agisce e aspetta che la fortuna gli caschi sulla testa: ci può anche stare, ma è anche vero che il tributo a un personaggio che “guarda le piccole cose e riesce a provarne meraviglia” è sincero, fresco, non nuovo ma accorato, molto “americano” ma non “nazionalista”. La trama in sé è poco importante, contano piuttosto le singole sequenze: da quelle in Vietnam con l’amico Bubba alla pesca dei gamberi col tenente Dan, dalla corsa per il mondo del protagonista ai tornei di ping pong da lui disputati, fino alla scena – esilarante – in cui Forrest provoca inconsapevolmente lo scandalo Watergate. Immenso successo di pubblico, 6 premi Oscar (film, regia, attore protagonista, sceneggiatura non originale, montaggio, effetti speciali), e battute (come “stupido è chi lo stupido fa”) divenute proverbi. Grandissimo Tom Hanks, scemotto tenero anche nei minimi particolari, e grandissima colonna sonora che comprende, tra gli altri, Elvis, Beach Boys, Lynryd Skynryd, Bob Seger, Bob Dylan, Buffalo Springfield, Creedence Clearwater Revival, Jefferson Airplane e The Doors. Pur col suo bagaglio di difetti, è un film da vedere: fa ridere, piangere, stare bene.

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